“Per superare il degrado, per liberare politica e amministrazioni dal malaffare, c’è bisogno di una classe dirigente credibile e trasparente ma anche di un’antimafia che sappia guardare al proprio interno e abbandoni sensazionalismo, protagonismo, pretesa primazia di ogni attore, corsa al finanziamento pubblico e privato”. E’ questo il richiamo e l’auspicio che il presidente del Senato Pietro Grasso lancia dal vertice antimafia promosso a Bagno Ripoli (Firenze) dalla Fondazione Antonino Caponnetto.

“Serve un’antimafia unita, determinata ma anche umile, che collabori con le forze dell’ordine e la magistratura ma soprattutto che persegua il fine comune, che non è quello di essere l’associazione più visibile, o la più finanziata, o che meglio catalizza il consenso” aggiunge Grasso che dal 2005 al 2012 ha guidato la Procura nazionale antimafia. Perché l’obiettivo “è il cambiamento culturale diffuso, il rifiuto del compromesso, è fare terra bruciata intorno alle mafie per isolarle e poterle colpire meglio con gli strumenti dello stato di diritto – continua Grasso – Abbiamo bisogno di un’antimafia che vada avanti con coraggio, passione, determinazione, che sia di stimolo e pungolo per le istituzioni locali, nazionali e internazionali, che non consenta di abbassare la soglia dell’attenzione e del contrasto ai padrini, siano mafiosi che politici”.

Grasso riconosce che in passato la politica ha commesso il grosso errore di affrontare “la questione mafiosa a fasi alterne”. E “mai strategicamente“. Per questo, ricorda, “molti interventi normativi sono nati solo sull’onda di stragi e arresti, sulla scia di dolori o scandali. Le tensioni poi si sono allentate e tutto è tornato verso la normalizzazione”. E ancora oggi “il degrado etico e morale del sistema politico e amministrativo, di cui inchieste, indagini e processi ci danno quotidiana testimonianza, evidenziano l’intreccio tra criminalità, politica, imprenditoria e amministrazioni pubbliche. Trame sempre simili tra loro e accomunate dal disprezzo della cosa pubblica per fini privati”.