Bahrein-calcio

Finita momentaneamente in fuorigioco la forte candidatura di Michel Platini, lo sceicco Salman bin Ebrahim al-Khalifa è tra i favoriti alla successione a Sepp Blatter come presidente della Federazione internazionale delle associazioni calcistiche, la Fifa. L’elezione è prevista il 26 febbraio.

Lo sceicco Salman, membro della famiglia reale che governa il Bahrain, è l’ex presidente della Federazione calcistica del piccolo regno del Golfo persico e l’attuale presidente della Federazione asiatica. Fin qui, niente di male. C’è però una grave questione di diritti umani che rende la candidatura dello sceicco Salman inaccettabile.

Quando era in carica come presidente della federazione calcistica del Bahrain, lo sceicco – insieme ad altri suoi pari grado – ha attivamente preso parte alla repressione delle proteste scoppiate nel 2011, di cui abbiamo a lungo parlato in questo post.

Da allora, oltre 150 atleti (27 dei quali appartenenti alle nazionali o ai team olimpici), allenatori e arbitri sono stati sospesi e arrestati dopo che i loro volti erano stati riconosciuti nelle fotografie scattate dalle forze di sicurezza durante le manifestazioni. Almeno 79 appartenenti a varie federazioni sportive si trovano ancora in carcere.

Tra gli atleti colpiti dalla repressione, figurano anche diversi calciatori. Il più famoso di tutti è Alaa Hubail, la stella del calcio bahrainita, etichettato come traditore dalla stampa di regime. Nel 2011, è stato arrestato, “interrogato” in televisione e torturato in carcere. Questo trattamento gli ha fatto cambiare idea e all’inizio del 2013 è tornato a giocare e a segnare per la sua squadra di casa, il Sitra.

C’è poi il caso di Hakeem al-Oraibi, nel giro della nazionale. È stato arrestato nel novembre 2012 e sottoposto a pestaggi in carcere, con l’accusa di partecipazione a manifestazione non autorizzata, possesso di esplosivi e incendio di una stazione di polizia. Peccato che al momento dei fatti stava giocando una partita, pure trasmessa in televisione! Dopo quattro mesi di carcere, è stato rilasciato su cauzione e ha ripreso a giocare.

Ma non è finita lì. Nel gennaio 2014, mentre stava prendendo parte a un incontro tra la sua nazionale e quella del Qatar, in patria un tribunale lo ha condannato a 10 anni di carcere. Terminata la partita, dal Qatar ha preso immediatamente un aereo per l’Australia, dove si trova attualmente in attesa di conoscere l’esito della domanda d’asilo politico.

La situazione più drammatica è quella di Younes Hussein Hadher, 22 anni, convocato più volte per la nazionale giovanile. Il 19 dicembre 2012 è stato arrestato mentre si trovava in un ufficio governativo per rinnovare il passaporto. È stato torturato selvaggiamente e accusato di aver preso parte a una manifestazione non autorizzata e di tentato omicidio. Mentre avrebbe cercato di uccidere un uomo, si stava allenando sul campo di calcio.

Hadher è stato ricoverato più volte per attacchi di epilessia e altri disturbi di salute. I familiari continuano a chiedere il suo rilascio e hanno denunciato che per tre settimane, tra settembre e ottobre di quest’anno, gli sono state negate le cure mediche.

Lo sceicco Salman dice che queste faccende riguardano il governo e non lo sport. Se qualcuno sostiene che io abbia violato i regolamenti della Fifa – dice –  si faccia avanti.

A me pare ci sia in ballo qualcosa di più grave della violazione dei regolamenti della Fifa.