Secondo le autorità turche “era in contatto con gli autori degli attacchi di Parigi”. In particolare con Salah Abdeslam, l’uomo più ricercato d’Europa dopo le stragi: con lui, all’inizio di agosto, sarebbe sbarcato a Bari per poi dirigersi verso la Francia. Dove lui stesso ha perlustrato i luoghi che sono stati obiettivo degli attentati jihadisti di venerdì 13 a Parigi. Per questo il 26enne belga di origine marocchina Ahmet Dahmani, è stato arrestato dalla polizia turca, che lo ha fermato in un hotel di lusso nel quartiere Manavgat di Antalya. L’agenzia di stampa Dogan riporta poi che altri due uomini, entrambi cittadini siriani, sono stati arrestati in una strada vicina perché sospettati di essere stati inviati dallo Stato islamico per garantire un passaggio sicuro di Dahmani attraverso il confine. Ora l’uomo è sotto interrogatorio presso la procura della città costiera meridionale. Secondo Anadolu l’accusa nei confronti dei tre è di favoreggiamento nei confronti dell’Isis.

Dahmani, hanno reso noto i turchi, è arrivato nel Paese da Amsterdam il 14. Ma le autorità del Belgio non hanno inoltrato ad Ankara alcuna informazione, per cui nei suoi confronti non era stato diramato alcun divieto di ingresso in Turchia, ha spiegato sotto anonimato un esponente del governo turco alla tv satellitare al Jazeera. “Se le autorità belghe ci avessero avvertiti in tempo, Dahmani sarebbe stato arrestato al suo arrivo in aeroporto”, hanno accusato le fonti turche. “Chiediamo ai nostri alleati di continuare a condividere le loro informazioni con noi”. E’ la seconda volta dopo gli attacchi di Parigi che la Turchia, membro della Nato e della coalizione anti-Isis a guida statunitense, denuncia problemi nella comunicazione con le intelligence europee. All’inizio della settimana, Ankara ha affermato di aver avvertito due volte la Francia sui piani di Omar Ismail Mostefai, uno degli attentatori, e di non aver ricevuto alcuna risposta

Una fonte della polizia turca, citata sempre da al-Jazeera, ha spiegato che non si possono diffondere ulteriori informazioni sul conto di Dahmani, perché questo potrebbe compromettere la ricerca di altri possibili terroristi. “Sulla questione c’è un mandato di riservatezza – ha detto – perché è in corso un’indagine in collaborazione con i governi europei. Dopo gli attacchi di Parigi, la vicenda si sta evolvendo in varie direzioni. Si stanno raccogliendo prove“.