Un bambino su venti non può permettersi due paia di scarpe l’anno e un pasto proteico al giorno. I ragazzi italiani sono sempre più poveri ma anche sempre più soli dal momento che solo tre bambini su dieci che frequentano la scuola primaria hanno il tempo pieno. Il sesto “Atlante dell’Infanzia”, presentato questa mattina in Senato alla presenza del presidente Pietro Grasso, non usa giri di parole: “I bambini italiani sono deprivati di una vita dignitosa e delle opportunità per sviluppare i propri talenti”.

Una denuncia urlata alla politica colpevole, secondo il rapporto curato da Giulio Cederna, di investire “briciole per l’infanzia”: “La spesa sociale – spiega il dossier – nell’area della famiglia e minori è molto bassa con 313 euro pro capite, a fronte di 506 euro in media in Europa. Se poi si considera l’investimento nei servizi erogati dai comuni, emergono allarmanti differenze: si va dai 242 euro pro capite di spesa in Trentino ai 20 euro della Calabria“. L’Atlante, presentato alla vigilia della Giornata mondiale dell’Infanzia, ha come titolo “Bambini senza”: uno slogan declinato in 200 pagine di analisi e dati geolocalizzati, che raccontano di minori senza legalità, senza Stato, senza istruzione, senza amore.

Il campanello d’allarme suona soprattutto per quel milione di bambini che vive in povertà assoluta. Dietro questi due sostantivi si nasconde un dramma: quasi un bambino su dieci vive in famiglie che non possono permettersi di invitare a casa i suoi amici per giocare o per mangiare, festeggiare il compleanno, possedere libri extrascolastici adatti alla sua età, acquistare abiti nuovi, un bambino su sette non ha a disposizione uno spazio adeguato in casa per fare i compiti e uno su sei non ha la possibilità di partecipare ad un corso pomeridiano (musica, sport).
Secondo Save the Children la stessa questione morale, al centro della cronaca del nostro Paese, ha avuto conseguenze sui nostri ragazzi: 546mila under 18 sono nati e cresciuti in uno dei 153 comuni sciolti per mafia negli ultimi 17 anni, soprattutto al Sud.

Non è un caso che 500mila giovani, tra i 15 e i 29 anni negli anni 2002-2013, abbiano deciso di trasferirsi al Nord per trovare lavoro e condizioni di vita migliori. Di questi la maggior parte sono persone qualificate (25%). Il dossier parla di “spopolamento del Mezzogiorno” e a guardare i numeri si capisce bene il fenomeno: in Sicilia a cancellare la residenza sono stati il 41,27% così in Campania il 41,85%.

A preoccupare la Onlus che si occupa di minori è anche il clima di violenza nel quale crescono i bambini: circa 400mila ragazzi hanno assistito a litigi feroci o peggio ancora a violenze fisiche in casa. Non si salva nemmeno il sistema d’istruzione: una scuola dove non c’è il tempo pieno (garantito in media solo nel 31,6% delle classi della primaria e nel 20% della secondaria di primo grado) e la mensa è un bene raro (nel 40% degli istituti scolastici non c’è.) Una fotografia desolante soprattutto per i più piccoli: i servizi educativi per la prima infanzia (asili nido e servizi integrativi), strategici per lo sviluppo precoce delle competenze dei bambini e per la conciliazione del lavoro dei genitori, continuano a rappresentare uno dei punti deboli del nostro Paese.

I dati sono fermi all’anno scolastico 2012-2013, ma dall’ultima pubblicazione sono rivisti al ribasso da Istat: la media italiana è stata portata dal 13,5% al 13%, esattamente 20 punti percentuali sotto l’Obiettivo di Lisbona del 33%. Infine un numero di cui vergognarsi: al 30 giugno 2015, 35 bambini sotto i tre anni vivevano con la propria madre in carcere.
Un problema numericamente limitato al quale tuttavia non si è ancora riusciti a trovare una soluzione effettiva, malgrado sia entrata in vigore nel gennaio 2014 la Legge 62/2011 che vieta espressamente la carcerazione di madri con figli di età fino a 6 o 10 anni.