L’avvertimento era arrivato da Al Baghdadi in persona. Era stato proprio lui, il Califfo dell’autoproclamato Stato islamico, a dare l’ordine di colpire i Paesi della coalizione impegnati nei bombardamenti in Iraq e Siria con “bombe, omicidi e presa d’ostaggi”. Un messaggio del quale i Paesi occidentali, e in particolare la Francia, erano stati avvertiti dagli 007 iracheni il giorno prima degli attentati che venerdì notte hanno terrorizzato Parigi uccidendo 129 persone. Intanto la ricostruzione di quanto accaduto è ancora in divenire, e la strada degli attacchi porta dritta a Bruxelles.

Gli inquirenti proseguono le indagini. Tre i terroristi di nazionalità francese identificati. Sette persone imparentate con uno degli attentatori fermate e sotto interrogatorio. Altri arresti nell’area di Bruxelles, che appare sempre più come un nodo cruciale nell’organizzazione degli attacchi, dallo Stade de France al Bataclan. Infine il ritrovamento a Montreuil della seconda auto abbandonata da uno dei commando: una Seat Leon nera, al cui interno c’erano tre kalashnikov. Mentre la Francia è al primo giorno di lutto nazionale, gli investigatori si stanno muovendo per raccogliere elementi sull’identità e sulla rete degli otto terroristi. Ed emergono nuovi particolari proprio sull’ottavo attentatore, fratello del kamikaze che si è fatto saltare nel ristorante di boulevard Voltaire - ovvero di Ibrahim Abdeslam, secondo il Washington Post – e di un altro uomo trattenuto dalle autorità belghe. Si tratta di Salah Abdeslam, 26 anni, nato a Bruxelles e cittadino francese come il fratello. Secondo quanto riporta l’Ansa, è sfuggito a un controllo alla frontiera franco-belga alle 8 del mattino di sabato. La polizia avrebbe lasciato andare l’auto a Cambrai poiché la segnalazione dell’uomo non era ancora attiva. Quando l’avviso è arrivato, gli agenti hanno raggiunto l’auto a Molenbeek, ma lui era scomparso.

Ora è ricercato in Belgio e le forze di sicurezza, secondo l’emittente Bmf tv, hanno emesso un mandato d’arresto internazionale nei suoi confronti. Non si è fatto esplodere ma è fuggito a bordo della Seat trovata appunto alla periferia di Parigi. France Presse riporta che si tratta del fratello di altri due uomini coinvolti nella strage: quello, arrestato sabato in Belgio, che ha affittato la Volkswagen Polo nera usata durante gli attacchi, e uno degli jihadisti kamikaze. Potrebbe dunque trattarsi dei due terroristi francesi residenti in Belgio di cui la Procura belga ha annunciato di aver ricostruito l’identità, che non vuole però rivelare “nell’interesse dell’inchiesta”. Il Washington Post, che cita un alto ufficiale dell’intelligence europea, inoltre riportato – oltre a quello di Ibrahim – il nome di un altro assalitore, Bilal Hadfi, che ha combattuto in Siria con lo Stato islamico.

Le autorità francesi hanno invece identificato il ventinovenne di origini algerine e nazionalità francese Ismael Omar Mostefai come uno dei tre attentatori della sala concerti Bataclan di Parigi. Il passaporto siriano ritrovato accanto al corpo di uno degli attentatori si è al contrario rivelato falso. Ma la pista di Damasco non perde quota, visto che Mostefai, uno dei tre uomini usciti dalla Polo nera per fare irruzione nel locale dove era in corso il concerto degli Eagles of Death Metal, era stato in Siria per diversi mesi nell’inverno del 2014.

“Gli attentatori in contatto coi vertici Isis prima degli attacchi” –  Secondo quanto riportato dall’Abc, che cita fonti Usa, l’Isis ha creato un’unità al proprio interno dedicata esclusivamente alla pianificazione e realizzazione di attentati all’estero, in particolare in Europa occidentale e Stati Uniti. E gli attentatori di Parigi, Per questo, riporta il New York Times, erano in contatto con alcuni membri dell’Isis in Siria con i quali hanno comunicato prima di sferrare gli attacchi. Secondo gli esperti sentiti dal Nyt si tratta di una prova evidente di come i vertici dell’Isis abbiano di fatto preparato e coordinato l’attacco, e non solo ispirato. Le comunicazioni sarebbero avvenute attraverso l’uso di tecnologie criptate, affermano le fonti sentite dal quotidiano, senza spiegare se si tratti di canali di comunicazione che erano tra quelli monitoriati dalle intelligence occidentali oppure se si tratti di canali più sofisticati che sfuggono all’attività di vigilanza. Uno di questi, scrive il Mirror online citando il ministro dell’Interno belga Jan Jambon, è la PlayStation 4, che gli attentatori avrebbero usato per comunicare con i vertici dell’Isis immediatamente prima degli attacchi. La consolle sarebbe quasi impossibile da monitorare e, in ogni caso, “molto più difficile rispetto a WhatsApp”.

Secondo le informazioni dei servizi segreti iracheni rivelate all’Associated Press, l’attacco a Parigi è stato preparato a Raqqa, in Siria, dove nei mesi scorsi un gruppo di terroristi erano stati preparati specificatamente per l’operazione nella capitale francese. 24 i jihadisti coinvolti, 19 per gli attacchi terroristici e cinque con compiti logistici. In Francia, per gli 007,  è stata attivata “una cellula dormiente” dell’Isis, che doveva accogliere i terroristi addestrati a Raqqa in vista degli attentati. Gli 007 di Baghdad hanno precisato all’AP di aver informato Parigi, e anche altri paesi impegnati nella guerra contro il Califfato, con tutti i dettagli. Un alto funzionario dei servizi segreti francesi ha però replicato, dicendo all’Ap che “questo genere di comunicazioni avvengono ogni giorno e a tutte le ore” e aggiungendo che l’intelligence nel lanciare l’allarme attentato, “specificamente” in Francia, non avevano però specificato quando e dove sarebbe avvenuto”.

Mostefai, il francese che i Servizi sapevano vicino all’Islam radicale - La polizia di Parigi ha fermato il padre, il fratello, la compagna del fratello e altri quattro familiari di Mostefai, che è stato identificato grazie alle impronte digitali rilevate su un suo dito ritrovato nel Bataclan (al termine dell’attacco l’uomo si è fatto saltare in aria). Tutti sono stati interrogati per avere informazioni sugli ambienti che frequentava e sono in corso perquisizioni nelle loro case. Il fratello, riferisce iTélé, ha detto agli investigatori che non parlava da anni con Ismael Omar ma era al corrente di un suo viaggio in Algeria. Non solo: secondo fonti citate da Le Monde, ha passato diversi mesi in Siria, dove potrebbe essere stato addestrato alla jihad. Cosa che spiegherebbe anche l’alta capacità militare dimostrata durante l’attacco secondo quanto riferito dai testimoni. Nato nel 1985 a Courcouronnes (Essonne), sobborgo della capitale, Mostefai viveva nel quartiere della Madeleine, a Chartres ed era padre di una bimba. È noto che frequentava una moschea di Lucé, dipartimento dell’Eure et Loir, e sempre Le Monde riporta che faceva parte di un piccolo gruppo di salafiti sotto osservazione da parte dei servizi francesi. Tra il 2004 e il 2010 era stato condannato otto volte per reati minori, tra cui guida senza patente, e dal 2010 era noto anche agli 007: era stato segnalato per la sua adesione all’Islam radicale. È noto che frequentava una moschea di Lucé, dipartimento dell’Eure et Loir. Su di lui la Direction générale de la sécurité intérieure aveva una “fiche S“, sigla che indica coloro che sono ritenuti potenzialmente pericolosi per la sicurezza dello Stato. Tuttavia non veniva considerato come una minaccia imminente.

“Probabilmente falso” il passaporto siriano del “rifugiato” sbarcato a Leros - I tre gruppi di fuoco che hanno realizzato gli attacchi erano composti da giovani terroristi di nazionalità diverse, un modo per sfruttare i buchi nel coordinamento delle intelligence dei diversi Paesi Ue. Stando a quanto riferito dal ministro degli Interni belga Jan Jambon, per comunicare tra loro usavano anche le console per videogiochi, in particolare la PlayStation 4, “ancora più difficile da intercettare di Whatsapp”. Un attentatore, stando al passaporto trovato nei pressi dello Stade de France accanto a uno dei kamikaze che si sono fatti esplodere, era egiziano. Ma secondo l’ambasciatore d’Egitto in Francia, Ihab Badawi, citato da al Ahram, quel passaporto “appartiene a uno dei feriti, Waleed Abdel-Razzak”. Dubbi anche sul passaporto siriano ritrovato sabato: una fonte degli 007 Usa ha rivelato alla Cbs che il documento è “probabilmente falso” perché “non contiene i numeri corretti per un passaporto legittimo e la foto non coincide con il nome”. Che secondo quanto riporta Repubblica è quello di Ahmad Almohammad, classe 1990. Il 25enne era sbarcato sull’isola greca di Leros e il 3 ottobre aveva ottenuto dalle autorità elleniche il visto da rifugiato. Non ci sono per ora conferme del fatto che in uno dei commando ci fosse anche una donna, come hanno riferito alcuni testimoni.

Ritrovata la seconda auto usata per la fuga – Intanto a Montreuil, alla periferia della capitale, è stata ritrovata la seconda auto abbandonata dai terroristi, una Seat Leon nera. All’interno, tre fucili Kalashnikov, cinque caricatori pieni e 11 vuoti. L’auto è stata utilizzata dai terroristi che hanno attaccato i ristoranti, dove ci sono stati 39 morti. L’auto era stata notata intorno alle 21.25 di venerdì all’angolo davanti al caffè Le Carillon e al ristorante Le Petit Cambodge, successivamente davanti al caffè Bonne Bière e ancora nei pressi del ristorante La Belle Equipe, le tre zone teatro delle sparatorie. Gli inquirenti ipotizzano possa essere stata utilizzata per trasportare il gruppo di fuoco ma anche il kamikaze che si è fatto esplodere in un bistrot di boulevard Voltaire.

La pista belga e il precedente di gennaio - Due degli attentatori arrivano dal Belgio. Uno di loro risiedeva a Molenbeek-Saint-Jean, il Comune dove tra sabato e domenica sono state arrestate in tutto sette persone legate agli attacchi di Parigi. Uno si trovava nella capitale francese nelle ore della strage, a cui avrebbe partecipato in prima persona. Un altro è colui che ha noleggiato a proprio nome la Polo nera con targa belga che era parcheggiata davanti al Bataclan: è stato arrestato sabato alla guida di una terza auto alla frontiera franco-belga. Con lui, altri due cittadini belgi. La Procura federale belga ha aperto un’inchiesta con le ipotesi di attentato terroristico e di partecipazione alle attività di un gruppo terrorista, affidandola a un giudice istruttore dell’anti-terrorismo. 

E’ la quarta volta in 18 mesi che la pista di un attentato, riuscito o sventato, passa attraverso il comune di Molenbeek, a pochi chilometri dalla sede dell’Ue nella capitale belga. Vivevano lì il francese Mehdi Nemmouche, rientrato dalla Siria prima di attaccare il museo ebraico a Bruxelles dove nel maggio 2014 rimasero uccise quattro persone, e quello che è stato indicato come il cervello del complotto di Verviers, dove a gennaio, dopo gli attacchi a Parigi dei fratelli Kouachi e di Amedy Coulibaly, due jihadisti sono rimasti uccisi in un’operazione antiterrorismo nel quadro di un’inchiesta su una cellula operativa che pianificava attentati contro i servizi di polizia. Legami con Molenbeek sono stati accertati anche per il giovane marocchino Ayoub el-Khazzani, disarmato appena in tempo sul TGV Amsterdam-Paris, in agosto.

Non risponde alla polizia il montenegrino arrestato il 5 novembre – Il montenegrino arrestato il 5 novembre in Germania con esplosivi e fucili kalashnikov nella sua auto rifiuta di rispondere alle domande sugli attacchi di Parigi e nega ogni accusa. “Vogliamo parlare degli attentati, ma lui non vuole parlare. Almeno non su questo tema”, ha dichiarato un portavoce della polizia bavarese senza poter confermare se l’uomo sia o meno legato agli attacchi. Ieri le autorità avevano annunciato che nella macchina e sul GPS dell’uomo era stato trovato un indirizzo in Francia. Sempre nell’auto erano stati trovati 8 fucili d’assalto, tre armi a mano e dell’esplosivo. L’uomo, 51 anni, ha affermato di volersi recare in Francia per visitare la Tour Eiffel e di non essere a conoscenza della presenza di armi ed esplosivi nella sua auto.

Il Bataclan, minacciato da anni perché proprietà di ebrei - Ci sono state anche polemiche sulla mancata prevenzione. I proprietari del Bataclan sono ebrei e il locale, che ospita conferenze e manifestazioni di organizzazioni ebraiche, è da tempo nel mirino di terroristi. “Avevamo un progetto di attentato contro il Bataclan perché i proprietari sono ebrei”, avevano spiegato alla polizia, nel febbraio 2011, alcuni membri di Jaish al-Islam, l’Esercito dell’Islam, sospettati dell’attentato costato la vita a una studentessa francese al Cairo nel febbraio 2009. Le Point, uno dei settimanali più letti in Francia, ha ricordato che quei terroristi progettavano un attentato in Francia e avevano preso come obiettivo la celebre sala da concerti parigina. Nel 2007 e nel 2008 il Bataclan ha ricevuto minacce da gruppi radicali islamici per aver ospitato conferenze e manifestazioni di organizzazioni ebraiche ed israeliane. Nel 2008 è comparso sul web un video che mostrava una decina di giovani con il volto coperto dalla kefiah che minacciavano i responsabili del locale per l’organizzazione del gala annuale del Magav, le guardie di frontiera della polizia di Israele.