Non hanno pattuito un cessate il fuoco immediato, ma trovato l’intesa per la formazione di un governo di transizione entro 6 mesi, per passare all’approvazione di una nuova Costituzione e ad elezioni sotto l’egida dell’Onu entro 18 mesi. Ed entro gennaio partiranno i negoziati tra il governo e l’opposizione. L’accordo raggiunto oggi a Vienna nella seconda tornata di incontri sulla Siria tra una ventina di Paesi, tra cui Usa, Russia, Iran e Arabia Saudita non chiarisce, però, quale sarà “la sorte di Bashar al Assad“.

E questo rimane uno dei nodi sui quali ci sono più “divergenze”. “Abbiamo fatto progressi, ma molto lavoro resta da fare”, ha sottolineato il segretario di Stato americano John Kerry in conferenza stampa insieme al ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. I partecipanti ai negoziati multilaterali, ha detto l’esponente del Cremlino, hanno comunque confermato che saranno i siriani a decidere del futuro dell’attuale presidente e di “qualsiasi altro politico nel paese”. L’intero processo di pacificazione di 18 mesi, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, sarà organizzato e guidato dall’incaricato speciale dell’Onu Staffan de Mistura.

La condizione perché questa road map venga seguita è l’entrata in vigore del cessate il fuoco fra governo e gruppi ribelli internazionalmente riconosciuti. La cosa, ha aggiunto Kerry, non vale per l’Isis e per il Fronte al-Nusra, gruppi che devono essere combattuti unitariamente. “Si ha la sensazione – ha detto Lavrov – che si rinforza sempre di più la consapevolezza della necessità di creare quella stessa coalizione internazionale, efficiente e globale per la lotta all’Isis e ad altri gruppi terroristici di cui ha parlato Putin“.