Le decisioni su dove tagliare e, eventualmente, quali attività vendere saranno prese nei prossimi giorni dai vertici di Volkswagen insieme ai rappresentanti dei lavoratori. E’ questa l’unica conclusione a cui è arrivato il consiglio di sorveglianza del gruppo, che si è riunito lunedì per discutere sul piano di risparmi da mettere in campo per far fronte alle evoluzioni dello scandalo delle emissioni. La settimana scorsa è emerso che, oltre agli 11 milioni di motori diesel alterati per falsare i test sugli ossidi di azoto, sono stati truccati anche i dati sui consumi e i livelli di Co2 di almeno 98mila macchine a benzina. “Nell’attuale difficile situazione dobbiamo prendere delle decisioni in comune, tenendo conto sia della redditività sia dell’occupazione“, ha detto l’amministratore delegato Matthias Mueller. Soddisfatto Bernd Osterloh, il presidente del consiglio di fabbrica (cioè l’organismo rappresentativo dei lavoratori), che venerdì scorso aveva lamentato la mancanza di “un piano complessivo” per affrontare il caso: “Questo è un segnale forte per i dipendenti”, ha detto.

Intanto anche Fitch, dopo Moody’s, ha tagliato il rating del gruppo a causa dei “problemi di gestione” evidenziati dallo scandalo. E il ministero dei Trasporti tedesco, citato da Die Welt, ha fatto sapere che Volkswagen deve apportare a 540mila veicoli “importanti modifiche tecniche” che vanno oltre la rimozione del software in grado di manipolare i dati delle emissioni inquinanti. In particolare, sui motori di 1.2 e 1,6 litri dovranno essere sostituiti pezzi chiave. Costi in ulteriore salita, dunque. Mentre la casa di Wolfsburg, che ha chiuso i primi nove mesi in perdita per 1,67 miliardi, si prepara a versare anche il conguaglio delle maggiori tasse che saranno chieste ai proprietari di auto dagli Stati in cui il bollo è commisurato alla Co2 emessa. Secondo l’agenzia Bloomberg, non è esclusa a questo punto la cessione di marchi come Ducati e Audi e la vendita della divisione veicoli pesanti.

Fitch motiva la decisione di ridurre la valutazione del merito di credito del gruppo da A a BBB+ spiegando che una “frode di tali dimensioni, che sia andata avanti senza essere rilevata o corretta per un periodo così lungo, non è coerente con un rating di categoria A”. “Troppo presto”, secondo la società, per definire “il costo finale”, che sarà in ogni caso “consistente”. Ma nel frattempo “le ultime scoperte emerse dall’indagine interna in corso stanno accentuando il danno all’immagine e alla reputazione di Volkswagen e potrebbero portare a ulteriori azioni legali con un impatto su ricavi e profitti del gruppo”. In particolare “le recenti ammissioni di Vw di aver sottostimato le emissioni di C02 su 800mila veicoli rafforzano questa opinione ed evidenziano le questioni fondamentali di un fallimento dei controlli interni in seno al gruppo. Il downgrade riflette anche gli effetti finanziari, diretti e indiretti, attesi da questa crisi – prosegue l’agenzia – che comprendono le spese di richiamo, le multe, le cause e le rivendicazioni legali in tutto il mondo, nonché le mancate vendite ed entrate”. In più “i cambiamenti nei consigli di amministrazione e di supervisione attuati dall’inizio della crisi sono stati limitati e non sembrano riflettere una concreta determinazione del gruppo a rivedere la propria governance e la propria cultura aziendale”.

Ulteriore tegola è arrivata poi da Greenpeace, che ha chiesto alla Commissione Ue di sospendere il gruppo dai gruppi di esperti e dal registro Ue dei lobbisti di cui fa parte, oltre ad agire “subito” anche con un’indagine europea, una supervisione sulle motorizzazioni dei 28 e il rafforzamento della legislazione ambientale. L’organizzazione chiede in una lettera inviata ai presidenti delle istituzioni Ue di “assicurare che le compagnie che frodano siano sospese dal registro Ue dei lobbisti finché non abbiano dimostrato di rispettare la legislazione europea, e di conseguenza di declinare gli incontri tra le società e le istituzioni Ue a meno che non riguardino direttamente un’indagine”.