Un fondo da 55 milioni di euro per “sostenere la liquidità, la ristrutturazione dei debiti e gli investimenti degli allevatori italiani”. A vararlo è stato il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, dopo le proteste dei produttori contro il gruppo francese Lactalis. Accusato di imporre unilateralmente condizioni insostenibili e prezzi troppo bassi. Il provvedimento “rientra nel nostro Piano straordinario per il settore lattiero”, ha detto Martina, e “si aggiunge alla cancellazione dell’Imu sui terreni, dell’Irap e all’aumento della compensazione Iva al 10% approvati con la legge di Stabilità. Siamo in campo con tutti gli strumenti a disposizione per sostenere il reddito degli allevatori che affrontano in questo momento una situazione di mercato preoccupante”. Il fondo latte, in particolare, prevede interventi per la ristrutturazione del debito, come l’abbattimento dei costi di garanzia e interessi e per favorire gli investimenti attraverso la possibilità di accedere al Fondo credito Ismea.

Nel frattempo lunedì Lactalis, che nel 2011 ha acquisito Parmalat, ha comunicato di essere stata “costretta – suo malgrado – a sospendere il ritiro del latte ad alcune stalle conferenti al termine del secondo giorno di blocco del magazzino di distribuzione di Ospitaletto Lodigiano”. “La produzione di formaggi freschissimi, infatti, non consente oltre una giornata di stock di prodotto. Oggi, terzo giorno del blocco, è stato necessario ridurre la produzione degli stabilimenti, e, di conseguenza, diminuire del 7% la raccolta del fabbisogno giornaliero di latte, limitando al minimo il disagio per i propri conferenti latte”. Coldiretti ha commentato parlando di “pretestuosi ricatti” e avvertendo che “la mobilitazione degli allevatori continua e si estende dallo stabilimento della Lactalis a Ospedaletto Lodigiano (Lodi), dove peraltro rimane il presidio, ai supermercati delle città di tutta Italia”.

Secondo il presidente della confederazione Roberto Moncalvo la multinazionale ha sospeso il ritiro del latte ad alcune stalle, “senza però interrompere l’arrivo di latte e/o derivati stranieri dalle frontiere da trasformare e/o impacchettare con i marchi del Made in Italy che nel tempo si è comperata”.