Non solo resterà in Afghanistan contrariamente a quanto annunciato dal governo in Parlamento, ma l’Italia aumenterà anche il suo contingente. “Il governo ha deciso di rimodulare il rientro di alcune capacità del contingente e di aumentarne la consistenza numerica” a fine 2015, ha spiegato alla Camera il sottosegretario Domenico Rossi, “in misura ritenuta idonea a compensare il rientro della parte del contingente spagnolo che era dedicata alla Force Protection“.

Eppure solo alcuni mesi fa il ministro della Difesa Roberta Pinotti annunciava in Parlamento il ritiro del contingente italiano entro la fine del 2015: “Alla fine di ottobre 2015 terminerà la nostra presenza nell’area di Herat e rientrerà gran parte del contingente. A fine anno rimarranno in Afghanistan, nell’area della capitale, circa 70 nostri militari”.

Da cosa è dipeso il dietrofront? Washington ha chiesto all’Italia di restare. Dopo la clamorosa conquista di Kunduz da parte dei talebani, il generale americano John Campbell, comandante della missione Nato ‘Resolute Support’, ha chiesto a Obama di interrompere il ritiro delle 10mila truppe Usa dall’Afghanistan e il Pentagono ha avanzato la medesima richiesta ai principali alleati della missione: i tedeschi, che comandano il settore nord (compresa Kunduz), e gli italiani, che mantengono invece il comando del settore ovest (Herat, Farah,Badghis e Ghor).

Rispondendo a Montecitorio ad una interpellanza urgente di Massimo Artini, il sottosegretario alla Difesa ha sottolineato che “in relazione alla volontà di garantire il prosieguo della missione addestrativa nel settore di Herat in una cornice di sicurezza per il nostro contingente, il governo ha già deciso di rimodulare la pianificazione di rientro di alcune capacità del contingente e di aumentarne la consistenza numerica nell’ultimo trimestre dell’anno, in una misura ritenuta idonea a compensare il rientro di quella parte del contingente spagnolo che era dedicata alla Force Protection“.

“L’Italia, da molti anni presente in Afghanistan in una missione che ha senza dubbio garantito, rispetto alle condizioni del passato, un più elevato livello di sicurezza, partecipazione democratica e progresso sociale ed economico del Paese – ha aggiunto Rossi – sta completando il processo di valutazione tecnica e politica relativo all’ipotesi di proseguire nel proprio impegno. Dall’esito di tali valutazioni il governo informerà tempestivamente il Parlamento, così come sempre avvenuto, per consentirgli di poter esercitare le prerogative di competenza. L’eventuale disponibilità del Paese a continuare la missione dovrà comunque tenere conto delle valutazioni e delle decisioni che saranno collegialmente prese in ambito Nato fin dai prossimi incontri. Solo in tale sede, infatti, sarà possibile valutare e pianificare le esigenze da soddisfare e le misure più opportune da adottare da un punto di vista operativo e, soltanto in conformità a tali valutazioni, anche l’Italia potrà meglio individuare il contributo da rendere disponibile. Ogni soluzione, comunque, terrà conto delle sempre prioritarie esigenze di tutela della sicurezza dei nostri uomini”, ha concluso Rossi.