Zainab-al-Khawaja-Barhain

Mercoledì scorso il processo d’appello nei confronti di Zainab al-Khawaja, figlia di Abdulhadi, il più noto difensore dei diritti umani del Bahrein, ha confermato ulteriormente la natura vendicativa del sistema giudiziario della piccola monarchia del Golfo.

La condanna, è vero, è stata ridotta da tre anni a un anno, con l’aggiunta di una multa equivalente a 7200 euro; se Zainab non la pagherà, passerà altri 18 mesi in prigione.

Ma, come avevamo scritto in un precedente post, è il “reato” di cui è stata confermata colpevole a dare l’idea di come vanno le cose in Bahrein: “insulto al re”, per aver strappato una sua foto durante un altro processo, peraltro per il medesimo “reato”.

Zainab ha 32 anni (compiuti proprio mercoledì 21 ottobre) ed è madre di due figli, l’ultimo dei quali nato un anno fa. Dal dicembre 2011 non fa altro che entrare e uscire dal carcere. Finora, complessivamente, vi è stata per un anno e mezzo.

Il rischio, se gli alleati anglo-statunitensi del Bahrein non si decideranno a cessare il loro appoggio incondizionato al re Hamad bin Isa Al Khalifa, è che Zainab in carcere debba trascorrerci molto altro tempo.

Al di là di come andrà a finire il ricorso in Cassazione per il verdetto del 21 ottobre, Zainab deve affrontare altri tre processi.

Il 17 novembre è previsto l’appello contro una condanna a nove mesi per “ingresso in zona riservata” e “insulto a pubblico ufficiale”: nell’agosto 2014 Zainab aveva cercato di visitare il padre, condannato all’ergastolo e in sciopero della fame nella prigione di Jaw.

Il 3 dicembre, invece, si svolgeranno i processi d’appello contro una condanna a quattro mesi (reato: “distruzione di proprietà pubblica”, per aver di nuovo strappato una foto del re) e un’altra a un anno (reato: “insulto a pubblico ufficiale”, per aver difeso un prigioniero che era stato insultato e umiliato da un secondino nel giugno 2013).

Zainab è tuttora in libertà su cauzione ma proprio per quest’ultima condanna la cauzione non è stata mai stabilita. Potrebbe finire in carcere da un momento all’altro.