I palloncini colorati, migliaia di persone in suo favore. Poi il grande annuncio, o qualcosa di simile. Tutto come una sceneggiatura ben progettata. “Questa piazza mi dà il coraggio e la determinazione di andare avanti”: Ignazio Marino ha accolto così i suoi sostenitori, che domenica a mezzogiorno sono scesi sotto il Campidoglio per chiedergli il ritiro delle dimissioni. E il sindaco di Roma non ha deluso le attese: “State scrivendo una pagina importante della democrazia di questa città – ha aggiunto – Voi mi chiedete di ripensarci. Io ci penso e non vi deluderò“. Se non è l’annuncio di un ripensamento poco ci è mancato. La conferma è arrivata dal resto dell’intervento del primo cittadino: più che uno sfogo, un comizio da piena campagna elettorale. “La democrazia non si esercita in stanze chiuse ma nelle piazze. Dobbiamo chiedere un confronto a tutti gli eletti” ha detto Marino. Che poi ha citato Che Guevara: “Noi siamo realisti vogliamo l’impossibile”. Quindi l’autodifesa: “Abbiamo anche fatto degli errori e io me ne assumo la responsabilità. Ma non abbiamo il dono dell’infallibilità, chi ce l’ha? Mentre portavamo la legalità dei conti, mentre mettevamo in ordine la casa, la magistratura fermava la mafia. Il 5 novembre inizierà un processo storico che dimostrerà che chi ci ha proceduto si era servito dei poveri, mentre noi abbiamo voluto servire i poveri e gli ultimi. Il 5 novembre la città sarà parte civile”.

Prima del 5 novembre, però, c’è un’altra data – forse addirittura più importante – che affanna le attese dei cittadini romani e agita i sogni dei vertici locali e nazionali del Partito democratico: 2 novembre, giorno dedicato dai cristiani alla Commemorazione dei defunti e termine ultimo per il ritiro delle dimissioni da parte del sindaco di Roma. Che, dopo il discorso ai suoi sostenitori, è sembrato determinato ad andare avanti. Il suo, tuttavia, non è un disegno esclusivamente di pancia e dignità: è anche calcolo politico. Perché Marino sa che, se decide di non fare il passo indietro, toccherà al consiglio comunale sfiduciarlo e in quell’occasione sarà proprio il Pd romano a dover staccare la spina al governo della città. I consiglieri dem, però, sono 19 e per sfiduciare il primo cittadino servono 25 firme: ergo i democratici dovranno scendere a patti con la minoranza. E non sarà facile. Dal canto suo, invece, Marino è consapevole di poter contare non solo sui componenti delle liste civiche che l’hanno portato in Campidoglio, ma anche su alcuni consiglieri che temono di perdere la poltrona (e la ricandidatura) a causa della fine anticipata della consiliatura. E intanto ha incassato una sorta di placet da Sel, con Nichi Vendola che ha sottolineato come “bisogna prima capire” se il chirurgo ha detto o meno la verità sulla questione-scontrini perché “non possiamo cavarcela con la parabola della trave e della pagliuzza“. L’ex governatore pugliese, quindi, non ha escluso che il suo partito potrà appoggiare Marino in caso di resistenza a oltranza.

Un ragionamento assai temuto a Largo del Nazareno. E forse non sono un caso i retroscena pubblicati oggi dai quotidiani romani, secondo cui il Pd è pronto a cacciare Marino dal partito in caso di ritiro delle dimissioni. Una ricostruzione immediatamente smentita dai vertici dem: “In merito a quanto riportato oggi in un articolo de il quotidiano Il Messaggero, in cui si prefigurano manovre del Pd per una esclusione dal Partito di Ignazio Marino, si precisa che ciò è destituito di ogni fondamento”, si legge nella nota diramata dall’ufficio stampa democratico. Al netto delle smentite di rito, resta la preoccupazione all’interno del Pd non solo romano, che teme un travaso enorme di voti qualora il sindaco dovesse uscire vittorioso dal braccio di ferro e, soprattutto, se fosse dimostrato che è estraneo o non colpevole nell’ambito dell’affaire scontrini. In quest’ultimo caso, poi, il Pd si troverebbe a fare i conti con una situazione a dir poco paradossale: il sindaco di Roma fatto fuori per le note spese non giustificate e il segretario del partito, nonché premier, ben saldo sulla sua sua poltrona nonostante la stessa, identica grana quando era primo cittadino di Firenze e presidente della Provincia. Due pesi e due misure, tutto in salsa democratica. Al netto di ogni parallelismo tra Renzi e Marino, resta il fatto che il redde rationem è dietro l’angolo: il 2 novembre, il giorno dei morti. Tra una settimana.

Nella mattinata di oggi, invece, i supporter del sindaco-chirurgo si erano dati appuntamento per incoraggiare il primo cittadino a “ripensarci, di tornare sui suoi passi e ritirare le dimissioni” e andare avanti. In piazza hanno portato palloncini colorati, rossi verdi e bianchi, con scritte a sostegno del sindaco. C’è chi mostra i cartelli ‘Oggi sono in Campidoglio e il mio sindaco rivoglio’, ‘Marino Roma è stata defraudata ma non da te, with love from San John’. Una signora ha stampato su un cartoncino l’immagine di E.T., l’alieno protagonista del film di Spielberg, accompagnandola con la frase ‘Sono marziana Marino ripensaci’.

Al di là del colore, c’è chi ha cominciato uno sciopero della fame per invitare Marino a tornare sui suoi passi. “Oggi sarò in Campidoglio insieme ai cittadini che hanno eletto il sindaco Ignazio Marino e contestualmente da mezzanotte ho intrapreso uno sciopero della fame per affiancare a oltranza l’iniziativa non violenta avviata già cinque giorni orsono dall’amico e compagno radicale Davide Tutino, vicepresidente del Consiglio del Municipio VII, e sostenuta da un piccolo gruppo di amici e compagni che hanno la stessa provenienza politica”. Questo l’annuncio dello scrittore e radicale Paolo Izzo. “Tutino – prosegue Izzo – rileva giustamente come spetti a Ignazio Marino ‘fermare il golpe del Partito Unico dei Nominati e degli Innominabili, contro eletti ed elettori’, chiedendo al sindaco di ritirare le dimissioni e di portare in Assemblea capitolina il dibattito sulla crisi. Personalmente, essendo stato candidato nella lista Civica Marino che ha visto eletti lo stesso Tutino al Municipio VII e Riccardo Magi al Consiglio comunale, oggi anche presidente di Radicali italiani, ritengo che Ignazio Marino, tra gli altri pregi, abbia proprio il coraggio di aver chiesto ad alcuni Radicali di essere candidati con lui nel 2013”.

“La mia partecipazione non è in difesa di Marino ma in difesa della democrazia nella nostra città perché il futuro di questa giunta deve essere deciso in un confronto in consiglio comunale – ha invece detto la consigliera comunale di Sel Annamaria Cesaretti – Più volte come Sel abbiamo chiesto un confronto con il sindaco e una verifica di programma”.