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Meta, il fondo sovrano norvegese si oppone alla conferma di John Elkann nel board: troppe assenze

Oggi alle 19 ore italiane l'assemblea dei soci del colosso di Facebook, Instagram e Whatsapp. Ma il rampollo di casa Agnelli non è l'unico problema. Azionisti di minoranza vogliono ridurre il potere di Zuckerberg: “L’attuale struttura azionaria limita in modo sproporzionato la nostra capacità di chiedere conto al Consiglio del proprio operato”
Meta, il fondo sovrano norvegese si oppone alla conferma di John Elkann nel board: troppe assenze
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L’avventura di John Elkann al fianco di Mark Zuckerberg era partita sotto buoni auspici, ma ora potrebbe prendere una piaga poco gradita dall’erede della dinastia Agnelli. “Sono onorato di poter contribuire al futuro di una delle aziende più significative del XXI secolo”, aveva annunciato il presidente di Stellantis a gennaio 2025. Ma ora il fondo sovrano norvegese, il più grande del mondo, si è opposto alla sua riconferma nel consiglio di amministrazione di Meta (il gigante di Facebook, Instagram e Whatsapp) in vista dell’assemblea dei soci di Meta. L’inizio della riunione è previsto alle 10 negli Usa sulla costa del Pacifico, le 19 in Italia. Ma Elkann non è affatto la grana principale, per il colosso di Big Tech. Azionisti di minoranza chiedono di limitare il potere del ceo Zuckerberg abolendo i privilegi della azioni di classe B. Oltre a remunerazioni per i manager collegate ai progressi delle piattaforme sulla sicurezza dei minori.

Quanto ad Elkann, il fondo sovrano norvegese ha espresso “insoddisfazione” per le sue assenze e teme che l’andazzo non muterà. Lo ha scritto Bloomberg 5 giorni fa, ma la notizia non è stata cavalcata dai media italiana. Elkann ha partecipato a poco più del 70% delle riunioni del consiglio nel 2025 a causa di “impegni inevitabili”, ha riferito la prestigiosa testata finanziaria. Un tasso di assenteismo superiore ai suoi colleghi. Tutti gli altri componenti del board di Meta vantano una partecipazione almeno del 75 per cento, ad eccezione di Dana White. La posizione del fondo norvegese, con un valore da 2.300 miliardi, non è da sottovalutare secondo Bloomberg, perché raramente ha osteggiato le decisioni del management. L’anno scorso, ad esempio, aveva appoggiato le raccomandazioni della società nel 94% dei casi.

Norges Bank Investment Management – la divisione della banca centrale norvegese che gestisce il fondo sovrano – sostiene altre proposte critiche nei confronti dei manager di Meta: pari diritti di voto per gli azionisti sulle principali decisioni aziendali; report sulla diffusione di antisemitismo e incitamento all’odio sulle piattaforme social Facebook e Instagram; una maggiore due diligence in materia di diritti umani; una valutazione di come Meta intenda raggiungere i propri obiettivi climatici con l’impennata dei consumi energetici legati all’intelligenza artificiale.

Il Fondo norvegese detiene circa l’1,2 per cento di azioni di Meta, ma le sue decisioni possono influenzare altri investitori. Tuttavia il potere nel Consiglio è saldamente nelle mani di Zuckerberg in virtù della divisione delle quote in due categorie. Le azioni di classe B garantiscono un potere di voto dieci volte superiore a quelle di classe A: le prima sono quasi interamente controllate dal Ceo e fondatore di Meta. Ma ora i privilegi sono nel mirino degli azionisti di minoranza, con la proposta ai soci (in vista dell’assemblea) di garantire un voto per ciascuna azione. Favorevole Allianz Global Investors (AllianzGI), perché l’obiettivo è “superare i diritti sproporzionati attribuiti agli azionisti di Classe B”. Dunque limitare il potere di Mark Zuckerberg, rafforzando la voce dei soci di minoranza. “In qualità di azionisti di lungo periodo, il nostro potere di voto dovrebbe essere allineato alla nostra quota di capitale”, ha commentato Antje Stobbe, Head of Stewardship di AllianzGI. “L’attuale struttura azionaria dual class di Meta, in cui le azioni di Classe B detenute dal fondatore e Ceo hanno un potere di voto dieci volte superiore rispetto alle azioni di Classe A, limita in modo sproporzionato la nostra capacità di influenzare la società e, se necessario, di chiedere conto al consiglio di amministrazione del proprio operato”. Ad esempio sulla tutela dei minori e la maximulta, da decine di miliardi, che l’Europa agita contro Meta.

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