Unicredit continua a mostrarsi estremamente prudente sulla vicenda Bulgarella in cui risulta indagato il vicepresidente dell’istituto, Fabrizio Palenzona, accusato dall’antimafia di Firenze di reati finanziari con l’aggravante del favoreggiamento a Cosa Nostra. L’amministratore delegato Federico Ghizzoni non vuole commentare gli sviluppi dell’inchiesta e rimanda al comunicato con cui giovedì 15 ottobre il consiglio d’amministrazione della banca di Piazza Gae Aulenti ha confermato la propria fiducia a Palenzona e ha preso atto che dalle risultanze dell’esame effettuato dall’audit “non sono emerse anomalie nei processi, delibere e comportamenti degli esponenti aziendali coinvolti nonché del fatto che ad oggi la banca non ha assunto deliberazioni definitive e, in particolare, che non risulta approvato alcun progetto di ristrutturazione del debito del Gruppo Bulgarella”.

Probabilmente sul piano formale è così. A scorrere però le migliaia di pagine dell’inchiesta, il quadro che emerge è molto lontano da quello dipinto dal comunicato. La prima anomalia, se così la si può definire, è l’enorme pressione esercitata sui funzionari e dirigenti Unicredit a ogni livello, da Palermo a Roma passando per Milano, per arrivare alla ristrutturazione del debito del gruppo Bulgarella, imprenditore trapanese ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro. Una pressione cresciuta esponenzialmente dal momento in cui, nel 2014, inizia a interessarsi delle sorti del gruppo immobiliare Roberto Mercuri, che è l’assistente del vicepresidente Palenzona in Unicredit e in Aeroporti di Roma.

Impressionante la quantità di contatti, telefonate, email, incontri al vertice, conference call a fronte di un gruppo che, a detta degli stessi funzionari di Unicredit, era finanziariamente inaffidabile. Dalle intercettazioni effettuate dal Ros dei Carabinieri risulta chiaro che a fine 2014 la situazione era ormai disperata, vista l’impossibilità di fare fronte agli impegni e agli adempimenti contributivi e fiscali. In cassa non c’era liquidità nemmeno per pagare l’advisor Kpmg incaricato di redigere un nuovo piano da sottoporre alle banche, dopo che una prima versione era stata bocciata. Il socio di Bulgarella, l’avvocato Federico Tumbiolo, cerca di prendere tempo, di dilazionare il pagamento in attesa che Unicredit sblocchi un attesissimo Sal (certificato di pagamento per lo stato di avanzamento lavori) da alcune centinaia di migliaia di euro per delle opere effettuate in Sicilia, ma la situazione si complica a causa di un pignoramento effettuato da Equitalia sui conti correnti della società Edilcentro.

Il pignoramento blocca ogni possibilità di erogazione e il tema diventa quello di aggirare il blocco perché senza il piano la ristrutturazione del debito diventa impossibile, ma se Kpmg non viene pagata, il piano non viene redatto. Un vicolo cieco, insomma. Le pressioni e le insistenze, però, hanno effetto al punto che a pensare a un escamotage – che poi però non verrà messo in atto – è la stessa funzionaria di Unicredit che sta seguendo la pratica del “Sal”: “Il pignoramento è su tutti i rapporti di Edilcentro – dice al telefono la funzionaria all’avvocato Tumbiolo – però c’è un conto che è sconfinato per 200.000 euro se accreditiamo lì […] l’importo è sconfinato quindi non è aggredibile… e noi di volta in volta consentiamo i pagamenti. Blocchiamo il conto e facciamo in modo che si proceda con i pagamenti aumentando lo sconfino su quel conto e ripristinando quello che era lo sconfino ex ante”. Una soluzione geniale per aggirare il pignoramento di Equitalia, ma che avrebbe esposto la banca a guai seri in caso di ispezione. E infatti, come detto, alla fine non se ne farà nulla e la questione verrà poi risolta con l’emissione di un mandato di pagamento irrevocabile a favore di Kpmg a ridosso di Capodanno. A quel punto il piano viene predisposto e inviato alle banche e Bulgarella può continuare a sperare e a fare il funambolo con le stesse banche, i fornitori, il fisco…

Significativo il fatto che a gennaio, sbloccato il pignoramento Equitalia, viene erogato il famoso “Sal” da 266mila euro e Bulgarella dispone tutto un insieme di pagamenti per tamponare le situazioni più critiche e gli scoperti su altri istituti di credito, lasciando in coda Kpmg. Ma i bonifici sono stati bloccati dal direttore della filiale di Palermo perché andava onorato il mandato di pagamento irrevocabile e, soprattutto, perché a fronte del “Sal” andava presentata tutta la documentazione, cioè i pagamenti fatti e le relative fatture.

Insomma, l’inaffidabilità di Bulgarella e soci è totale: si pensi che a dicembre in un incontro preliminare tentò persino di sottrarre il piano a Kpmg senza emettere il mandato di pagamento a loro favore, e stiamo parlando di un piano che verrà poi definito “carta da culo” dallo stesso advisor che lo aveva predisposto. Di questa inaffidabilità il grosso della struttura tecnica di Unicredit è perfettamente convinta, tanto da aver espresso contrarietà sull’ipotesi di salvataggio. Dalle carte emergono indebite pressioni su quegli stessi funzionari e un attivismo singolare a favore di Bulgarella da parte degli uffici della vicepresidenza dell’istituto, tanto da spingere Intesa Sanpaolo a riportare da sofferenza a incaglio l’esposizione verso il gruppo dell’imprenditore trapanese e Unicredit ad approvare il piano. Che l’approvazione non si sia poi perfezionata, poco toglie alla sostanza di quanto è accaduto in quest’ultimo anno che difficilmente può essere liquidato in poche righe di comunicato e dovrebbe anzi indurre la banca e la vigilanza Bce a svolgere un’indagine molto approfondita.