Il prossimo anno, quando la Tasi sulla prima casa verrà eliminata, i Comuni potranno rifarsi aumentando dello 0,8 per mille le aliquote Imu sulle seconde e terze abitazioni e su uffici, negozi e alberghi. Insomma: lo sgravio sulle prime case sarà in parte pagato da chi possiede più di un immobile, qualunque sia il suo reddito. Con un aggravio complessivo per le tasche dei cittadini che potrebbe arrivare, secondo l’Ufficio studi di Confcommercio, a 1,5 miliardi di euro. La sorpresa è contenuta nell’ultima bozza della legge di Stabilità: per tappare il buco che altrimenti si sarebbe aperto nei bilanci degli enti locali si consente ai sindaci di continuare ad applicare la cosiddetta “super Tasi“, cioè appunto l’aliquota aggiuntiva. Fino a ora potevano introdurla solo i Comuni che prevedevano qualche sconto per le prime case. Visto che la manovra elimina a partire dal 2016 le imposte sulle abitazioni principali, a rigore l’aggravio aggiuntivo non avrebbe più avuto ragion d’essere. E infatti le prime versioni della manovra la eliminavano tout court.

Ma questo avrebbe significato ridurre di 360 milioni gli introiti dei 460 enti che la usano per finanziarsi. In testa Roma e Milano i cui abitanti, stando a calcoli del servizio studi del dipartimento politiche territoriali Uil, pagano per questo una media di 142 e 128 euro in più l’anno. Così per far quadrare i conti i tecnici del Tesoro, incaricati di scrivere il testo definitivo di una manovra di cui il consiglio dei ministri giovedì scorso ha evidentemente approvato solo una scarna ossatura, hanno fatto marcia indietro. E nell’ultima versione dell’articolo, scritta dopo il ripensamento di Matteo Renzi su ville e castelli, hanno prorogato anche per il 2016 la possibilità di portare l’aliquota massima dal 10,6 all’11,4 per mille.

Secondo Confedilizia “la concessione a tutti i Comuni di questa maggiorazione rispetto all’ordinario limite Imu-Tasi avrebbe effetti” pari a “circa 2 miliardi di euro”, mentre il direttore Ufficio studi Confcommercio Mariano Bella ha detto, presentando il rapporto Outlook Italia della confederazione, che “il rialzo complessivo delle imposte” potrà arrivare a “1,5 miliardi”.