risparmi sulla spesa pubblica sono dimezzati a 5 miliardi, come da indiscrezioni. E il Fondo sanitario nazionale l’anno prossimo avrà una dotazione di soli 111 miliardi contro i 113,1 previsti fino a settembre. Eppure per Matteo Renzi la legge di Stabilità per il 2016 da 27 miliardi di euro, licenziata giovedì dal consiglio dei ministri, è “straripante di buone notizie” ed è “una legge di fiducia”. Le principali misure previste, che il premier ha presentato con 25 “tweet”, sono l’annunciato taglio della Tasi e dell’Imu sulla prima casa nonché dell’Imu agricola e sui macchinari, il rinnovo degli sgravi per le assunzioni ma con un valore più che dimezzato rispetto a quello in vigore quest’anno, la possibilità per gli over 63 di chiedere all’azienda di lavorare part timel’aumento del tetto all’uso del contante, un intervento straordinario per le case popolari, il canone Rai in bolletta ma ridotto da 113 a 100 euro, un concorso per l’assunzione di 500 docenti italiani residenti all’estero. I Comuni avranno più spazio di manovra, nell’ambito del Patto di Stabilità interno, per investire in “strade, scuole, marciapiedi, giardini e frane”.

Quanto alle clausole di salvaguardia, cioè gli aumenti automatici di Iva e accise che scattano se il governo non trova risorse alternative, vengono azzerate solo quelle del 2016, che valgono 16,8 miliardi. Per gli anni successivi il problema è rimandato. Entro l’anno, ha annunciato Renzi, ci sarà poi “un’altra misura di sostegno, un decreto o vedremo cosa, che stanzierà un 1 miliardo non solo per il Giubileo ma anche per la Terra dei fuochi e per Bagnoli“.

Visto che la spending review non ha ottenuto i risultati previsti, gran parte delle coperture – 13 miliardi – arriverà da un aumento del deficit, che nel 2016 salirà almeno al 2,2% del prodotto interno lordo. Ma potrebbe toccare il 2,4% se Bruxelles darà il via libera a una maggior flessibilità sui conti pubblici a fronte dell’emergenza immigrazione: il governo ha chiesto di attivare una “clausola migranti” del valore, appunto, dello 0,2% del pil. E proprio a questa clausola, su cui però la Ue ha già frenato, è appesa la possibilità di anticipare al 2016 il taglio dell’Ires per le imprese, che altrimenti entrerà in vigore nel 2017. Per questo Renzi ha spiegato che la manovra vale 27 miliardi “nella versione base”, 30 miliardi “nella versione accessoriata“, subordinata alle decisioni della Commissione. Il resto delle entrate arriverà dal rientro dei capitali occultati all’estero (il governo stima l’introito in 2 miliardi). Un miliardo di euro dovrebbe poi arrivare dalla tassazione sui giochi pubblici.

​Prorogati gli sgravi per le assunzioni, ma calano al 40% – La decontribuzione sulle nuove assunzioni, introdotta dalla manovra dell’anno scorso, è confermata, ma il valore massimo dello sgravio nel 2016 scenderà al 40% degli 8.060 euro annui previsti ora. Per il rinnovo dei contratti degli statali, imposto dalla Corte costituzionale lo scorso giugno, vengono stanziati 300 milioni di euro.

Per le pensioni niente flessibilità ma arriva il part time – Sul fronte pensioni “non c’è la flessibilità“, come già ammesso da Renzi, ma il governo ha varato “quattro misure: no tax area, opzione donna, salvaguardia esodati e part time“. Per queste misure “non c’è un aumento di costi”, ha chiarito il premier.

Il “Jobs act per i lavoratori autonomi” – Con la legge di Stabilità viene introdotto “una sorta di Jobs act per i lavoratori autonomi”, ha anticipato Renzi, senza però spiegare nel dettaglio come cambierà il regime fiscale per le partite Iva.

Fondo per la lotta alla povertà – Le risorse per la lotta alla povertà ammontano a 600 milioni in 2016, 1 miliardo nel 2017 e altrettanti nel 2018. Per finanziare la misura, ha spiegato il premier, saranno coinvolte le fondazioni bancarie e il terzo settore. Il fondo sociale sarà finanziato con 400 milioni di euro, di cui 100 ad hoc per la legge sul Dopo di noi, quella che prevede misure di assistenza e tutela delle persone con disabilità dopo la morte dei genitori, in sinergia con associazioni del terzo settore ed enti locali.

Le norme per le imprese – “Superammortamenti: chi investe nell’azienda ammortizza al 140% invece del 100%”. Le imprese che acquistano macchinari e computer potranno scaricare dalle tasse il 140% della spesa. Renzi ha ribattezzato la misura “Legge Padoan 2.0” sulla scia della Legge Macron in Francia. Al contrario il taglio dell’aliquota Ires dal 27,5% al 24% scatterà solo nel 2017. Un anticipo all’anno prossimo sarà possibile solo se la Ue concede a Roma di far salire il deficit di ulteriori 0,2 punti di pil per l’emergenza migranti. Il governo, insomma, intende usare i soldi chiesti per l’immigrazione per finanziare gli sgravi alle imprese.

Il rientro dei cervelli – “Mille ricercatori, 500 cattedre speciali e 500 assunzioni nella cultura. Mettiamo 100 milioni in più nella cultura”. Così il tweet che sintetizza le norme per incentivare il rientro dei cervelli dall’estero.

Triplicato il tetto all’uso del contante – Il limite all’uso del contante sale da mille a 3mila euro. L’Italia oggi “ha una legge sull’autoriciclaggio, sull’anticorruzione e per rendere più severe le pene per chi delinque. Il Paese ha visto finalmente dare frutti alla lotta dell’evasione, che noi combattiamo soprattutto all’estero e poi anche in Italia”, ha detto Renzi per spiegare la scelta, dopo le critiche arrivate da chi sostiene che la misura favorisce nero e riciclaggio. Le varie misure messe in campo dal governo nel 2015, come lo split payment, la fatturazione elettronica, la dichiarazione dei redditi telematica “hanno portato a un aumento del gettito fiscale”, ha sostenuto il premier. “Avendo noi fatto un’infrastruttura per la lotta all’evasione, oggi c’è la possibilità di riportare l’Italia a un livello di semplicità degli altri Paesi”.

Spending review con i soliti tagli ai ministeri – Il valore della spending review “è quella che ci aspettavamo, 5 miliardi al netto delle tax expenditures“, ha detto Renzi. Il governo ha deciso di non intervenire sulle agevolazioni fiscali (deduzioni e detrazioni), come invece era previsto dal Documento di economia e finanza approvato lo scorso aprile, perché “intervenire oggi significa aumentare le tasse”, ha ammesso il premier. “Ci sono 4 miliardi da modificare e secondo noi sarebbe giusto”, ma con la legge di Stabilità “volevamo dare un messaggio: non aumentiamo le tasse”. Che cosa resta dunque dell’ennesima operazione di revisione della spesa? La sostanza della spending è fatta “dai tagli ai singoli ministeri, orientativamente il 3%, ma non sono tagli lineari ma specifici: tagli alla pubblica amministrazione centrale, costi standard, mancato incremento di alcune voci come quella del personale”, ha spiegato il premier. “Alcune misure, poi, sono giuste e sacrosante ma non portano risparmi. Come quella sulle partecipate: le riduciamo ma questo non corrisponde a una diminuzione del bilancio pubblico perché non riduciamo i soldi per i Comuni. Quei soldi diventano risparmi che i Comuni spenderanno in altro modo, io spero in investimenti”. E poi, come già visto, c’è la riduzione dei fondi per la sanità.