Ultimo aggiornamento: 12:50 del 15 Aprile
“Emorragia cerebrale” per Giacomo Bongiorni: “pugni e calci” in sequenza. In carcere gli interrogatori dei fermati per omicidio
È stata una violenza brutale e ripetuta a causare la morte di Giacomo Bongiorni, il 47enne aggredito nella notte tra sabato 11 e domenica 12 aprile nel centro di Massa. I primi risultati dell’autopsia confermano che il decesso è legato alle gravissime lesioni riportate durante il pestaggio: pugni e calci sferrati con violenza che hanno provocato un’estesa emorragia cerebrale. Secondo gli accertamenti medico-legali, la lesione fatale è compatibile sia con i colpi ricevuti sia con la caduta sull’asfalto. Resta però ancora da chiarire quale sia stato il colpo decisivo o se la morte sia il risultato dell’azione combinata degli aggressori, un nodo centrale per l’inchiesta coordinata dalla Procura di Massa e dalla Procura per i Minorenni di Genova. Sarà la relazione del professor Francesco Ventura, attesa entro 30 giorni, a fornire risposte più precise.
La ricostruzione degli investigatori dell’Arma dei Carabinieri delinea una dinamica che si è sviluppata in pochi minuti, ma in più fasi. Tutto sarebbe partito da un richiamo rivolto a un gruppo di ragazzi per una bottiglia di vetro rotta in piazza Felice Palma. Da lì la situazione è rapidamente degenerata: prima il coinvolgimento del cognato della vittima, Gabriele Tognocchi, poi l’intervento dello stesso Bongiorni nel tentativo di difenderlo. A quel punto l’aggressione si sarebbe trasformata in un pestaggio. Il 47enne avrebbe avuto una breve colluttazione con un diciassettenne, ex praticante di pugilato, per poi crollare a terra dopo un violento colpo al volto. Anche quando era ormai a terra, sarebbe stato colpito ancora con pugni e calci, in una sequenza particolarmente cruenta avvenuta sotto gli occhi della compagna, Sara Tognocchi, e del figlio undicenne.
Le immagini delle telecamere di sorveglianza, già acquisite, sono considerate decisive: serviranno a ricostruire con precisione la sequenza dei colpi e a incrociare i dati con gli esiti dell’autopsia per stabilire le responsabilità individuali. Sono cinque i giovani indagati: tre omicidio volontario in concorso (due maggiorenni e un minorenne) e due per rissa aggravata. Tra loro i due maggiorenni arrestati, Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Carutașu, 19 anni, comparsi davanti al giudice per l’udienza di convalida del fermo nel carcere di Massa. Con loro anche tre minorenni, tra cui il diciassettenne per il quale si aggiunge l’accusa di rissa aggravata e che dovrà comparire davanti al Tribunale per i Minorenni di Genova. Proprio il profilo del diciassettenne è al vaglio degli inquirenti: in passato aveva praticato boxe agonistica, un elemento che potrebbe aver inciso nella dinamica dei colpi inferti. Miron “sostiene di non aver mai neanche sfiorato il 47enne” dice l’avvocato Giorgio Furlan, legale del 23 enne in carcere. Il professionista al termine dell’interrogatorio di garanzia, ha spiegato che Miron non si ritiene responsabile. “Il mio assistito – ha spiegato – si è detto estraneo alla parte dei fatti che hanno portato all’esito finale”.
Intanto martedì la città si è fermata per ricordare la vittima. Oltre cinquemila persone hanno partecipato a una fiaccolata promossa dal sindaco Francesco Persiani e dal vescovo Mario Vaccari. Un lungo corteo silenzioso, aperto dalla madre di Bongiorni e dalla compagna, ha attraversato le strade fino al luogo della tragedia, tra applausi, lacrime e striscioni con scritte come “Giustizia per Giacomo” e “Non violenza”. Un momento di forte commozione collettiva che ha unito l’intera comunità, mentre l’inchiesta prosegue per fare piena luce su una morte che ha scosso profondamente la città.
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