Dopo la “fetenzia” della riforma costituzionale si apre il balletto sulle unioni civili. E la trama sempiterna che sottosta alla politica italiana emerge più chiaramente quando le circostanze lo consigliano. L’interferenza del Vaticano non ha mai avuto soste, ma ora è ancor più sfacciata. Fino al ridicolo. Quando il cardinale preposto appunto a Roma arriva a compiere l’ennesimo attacco (per carità, giusto ma è la fonte ad essere sbagliata) e nello stesso tempo avvisa che questa sua interferenza sarà l’ultima perché da questo momento la Chiesa tornerà ad essere neutrale, non si accorge di sprofondare nel grottesco. Si imita, ma seriamente, lo scherzo del salumiere che appende alla cassa l’avviso: “Oggi no, ma domani si farà credito”. Anche perché intanto l’Osservatore romano, disobbedendo al cardinale, continua nella sua interferenza quotidiana e la Cei partecipa ai lavori parlamentari come se fosse un vero e proprio partito.

Eppure a Roma tutta la paradossale vicenda Marino (su cui ad aprire le danze è stato direttamente il Papa) sarebbe potuta essere un’occasione eccellente per la Chiesa romana di una profonda revisione del tipo di sua presenza nella capitale. Da anni non c’è scandalo che non veda la partecipazione di un prelato, più o meno alto. Propaganda Fide si ingrazia i politici elargendo favori e appartamenti di lusso. In uno dei tanti suoi scandali il Vaticano ammise che erano stati commessi “errori di valutazione”. Non ci risulta che siano stati corretti. Nella città la Chiesa è parte essenziale del sistema di potere e di corruzione che la fa da padrone da decenni. E proprio a Roma l’evasione fiscale ecclesiastica sottrae alla Capitale risorse essenziali. Avremmo avuto piacere che nel momento in cui tutti riconoscono che la città è in ginocchio la Chiesa, oltre ad attaccare la classe dirigente dei politicanti mafiosi locali, parlasse un po’ anche di se stessa e dell’appoggio sempre fornito ad una destra squadrista e imbrogliona e a una sinistra manifestamente prostrata ai voleri del Vaticano e con dirigenti miserrimi e indistinguibili da quelli del malaffare dalemanniano. C’è chi ricorda l’attacco esemplare del cardinale Ruini al sindaco Veltroni perché il suo clericalismo servile era qualche volta ondeggiante e pataccaro? Roma è come da decenni la vuole la Chiesa. Ed era davvero intollerabile che proprio la Roma di Marino fosse una delle prime città a riconoscere i matrimoni tra omosessuali.

Ma purtroppo la cultura e l’informazione italiana di fronte a queste interferenze è sorda e cieca, e soprattutto muta, e fa finta di credere alle buone maniere di Francesco e non riesce a vedere che paradossalmente il problema centrale della modernità resta un problema antico: il fanatismo religioso. Che ha mille forme e non risparmia alcuna confessione monoteista (e nel nostro quindicinale Gigliola Toniollo racconta quello islamico contro i gay e le donne) ma nessuno nota che Binetti, i leghisti, la Cei lavorano sullo stesso versante. Certo, non possono prescrivere le mille frustate o la decapitazione, ma fanno quel che possono qui ed ora: alimentare l’omofobia e restare aggrappati ai privilegi assicurati dalla politica concordataria mussoliniana, togliattiana e craxiana.

di Enzo Marzo

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