“Non si può pensare a un governo che sta investendo tantissime energie per queste forme di unioni particolari e di fatto sta mettendo all’angolo la famiglia tradizionale che deve essere un pilastro della società”. Mentre il Pd accelera sul disegno di legge per le unioni civili, ecco il richiamo dei vescovi. A parlare è il segretario della Cei Nunzio Galantino che, in un’intervista a Lucia Annunziata, a In mezz’ora, precisa: “Vorrei che fosse chiaro che se dovessi farei una legge sulla famiglia e per la famiglia, non farei questo”. Galantino era già stato protagonista di polemiche a distanza con il governo sul tema dell’immigrazione, ma in quei casi – per così dire – più “da sinistra”.

Alla domanda se la Cei farà appello ai parlamentari cattolici di fare obiezione di coscienza sulla legge, Galantino risponde: “Spero che il Parlamento non ne abbia bisogno, non serve un Parlamento al giogo del prete di turno. Spero in un Parlamento che non ha bisogno del vescovo o del Papa che glielo dicano”. Il segretario della Cei ha comunque negato ogni possibile attività di lobby in Parlamento per non far passare la legge. “Già la parola lobby per non far passare la legge non mi piace – ha sottolineato -. Io voglio fare un appello ai cattolici, ma non solo, perché togliamoci dalla testa che la famiglia fatta da padre, madre e figli sia un problema della Chiesa. La famiglia che assicura il futuro alla società non è problema della Chiesa, è una realtà, presente nella Costituzione, che riguarda tutta la società”. L’appello di Galantino, dunque, “è non solo ai cattolici, ma a tutti. E non è un appello per non fare, ma per fare. Avendo chiaro che se qualcuno viene dall’estero e legge solo i giornali italiani ha l’impressione che in Italia ci solo il problema delle coppie fatto e non i problemi delle famiglie normali. A noi non va bene”.

Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi aveva spiegato, durante la giornata di sabato, aveva spiegato che non esistono vincoli di maggioranza su questo tema che il Partito democratico ritiene sempre più irrinunciabile, nonostante i ritardi. Tanto è vero che ancora oggi Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, ha chiamato da lontano il Movimento Cinque Stelle (“se vogliono finalmente fare qualcosa”) che peraltro ha già votato con i senatori democratici nei passaggi in commissione del testo presentato a Palazzo Madama da Monica Cirinnà. Sulla legge per le unioni civili, infatti, le carte sono da tempo mescolate: il Pd potrebbe infatti contare sul sostegno del M5s, di Sel, ma anche di una parte di Forza Italia, ma contro avrà sicuramente i centristi di Area Popolare (Ncd e Udc), ma anche l’altra parte dei berlusconiani e una pattuglia di senatori del Pd di formazione cattolica.

Ma alla Serracchiani risponde il capogruppo dei Cinque Stelle al Senato Gianluca Castaldi: “Ho chiesto di iniziare a discutere la proposta Cirinnà martedì e chiuderla giovedì – dice – E’ il Pd che non vuole, quindi le loro sono chiacchiere”. Noi, aggiunge Castaldi, “siamo per i diritti, lo abbiamo detto in aula mille volte, siamo per le unioni civili quindi ci troveremo nelle condizioni di fare il bene delle persone che aspettano da 20-30 anni. Il dialogo si apre con le persone perbene e serie, noi dialoghi con il Pd non ne facciamo, ma sui temi sì, se c’è un tema che condividiamo lo abbiamo sempre fatto. Però per dialogare dall’altra parte deve esserci una persona onesta e seria e in questo caso non c’è”.

Il ministro Boschi conferma il “liberi tutti”, senza che però questo abbia conseguenze sulla tenuta del governo. Conferma la libertà di coscienza, come già aveva detto il presidente Renzi, sulla cosiddetta “stepchild adoption”, cioè l’adozione del figlio del coniuge. “Bisogna essere seri – dice la Boschi – Eliminare la battaglia ideologica, le unioni civili non fanno parte del programma governo, non c’è una posizione di maggioranza ma la legge va fatta, cercando accordo ampio in Parlamento”. Una precisazione che piace al Nuovo Centrodestra, secondo alcune fonti citate dall’Ansa: “Bene il chiarimento del ministro Boschi. le sue parole sono chiare”.

Ma intanto continua a bollire una parte del Nuovo Centrodestra che su questa questione è pronta anche allo strappo finale, come dimostrano anche le dimissioni del coordinatore Gaetano Quagliariello e l’ipotesi che possa uscire dal gruppo parlamentare al Senato, seguito da un piccolo gruppo di colleghi. Tra questi ci sarebbe sicuramente Carlo Giovanardi: “Se il presidente del Consiglio e il Pd vogliono la caduta del Governo e l’abbandono traumatico dell’iter delle riforme costituzionali – dice – se ne assumeranno tutte le responsabilità, perché il Ncd ha il dovere politico e morale di togliere la fiducia a chi sostiene questa incredibile forzatura sulle unioni incivili e incostituzionali del testo Cirinnà. Si ricordi però Matteo Renzi che non è detto che il suo sia l’ultimo governo di questa legislatura e che se viceversa si voterà senza riforme è incerto chi avrà la maggioranza alla Camera, ma è certo che nessuna forza politica la otterrà tra i 315 membri del Senato non riformato“.