Almeno 45 morti e 75 feriti. E’ la stima dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, che denuncia il “massacro compiuto dai raid russi” nella regione di Latakia: le vittime, secondo l’Ong basata a Londra, sono “120 tra morti e feriti, incluse donne e bambini”. Il bilancio “è destinato a crescere a causa dei tanti dispersi sotto le macerie”, riferisce il direttore della ong, Rami Abdulrahman, aggiungendo che fra le vittime c’è anche il comandante di una fazione ribelle che combatte sotto il gruppo-ombrello Esercito siriano libero.

Secondo l’Osservatorio, dall’inizio dei bombardamenti russi lo scorso 30 settembre sono morte almeno 370 persone: 127 erano civili e fra loro ci sono 36 minorenni e 34 donne. Inoltre 243 delle vittime erano combattenti del Fronte Al Nusra (branca siriana di Al Qaeda) e dello Stato islamico.

La Nato, intanto, continua a disegnare scenari sul futuro del Paese e discutendo una exit strategy per il presidente siriano Bashar Al Assad che preveda la sua uscita di scena tra circa 6 mesi nel tentativo di risolvere la crisi siriana. Lo sostengono media turchi citando fonti riservate del governo di Ankara, che avrebbe dato il suo via libera a questa soluzione.

In base a questo presunto piano, smentito dall’Alleanza, durante un periodo di transizione di 6 mesi il ruolo di Assad sarebbe di fatto simbolico, avviando un graduale passaggio di potere. “I lavori su un piano per la partenza di Assad sono in corso. Potrebbe restare sei mesi e noi lo accetteremmo perché ci sarebbe una garanzia di una sua partenza. Siamo andati avanti su questo tema fino a un certo punto con gli Stati Uniti e altri alleati”, spiegano le fonti turche, secondo cui il piano verrà sottoposto dagli Usa alla Russia. “Non c’è un accordo su quando questo periodo di 6 mesi comincerebbe, ma pensiamo che non sarà tra molto”, aggiungono da Ankara.

Secondo il quotidiano filo-governativo Yeni Safak, del possibile ruolo di Assad in un periodo di transizione avrebbero discusso il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan nel corso della visita di quest’ultimo a Mosca del mese scorso. Non è chiaro quale sarebbe il destino di Assad dopo un eventuale abbandono del potere. Le stesse fonti turche sostengono che la Russia stia cercando un esilio sicuro per lui e la sua famiglia, ma non sarebbe disposta a ospitarli nel suo territorio per evitare conflitti diplomatici con i Paesi occidentali.

Intanto Usa e Russia hanno firmato un accordo per evitare incidenti aerei in Siria: lo ha confermato il Pentagono, riferiscono i media americani. Conferme arrivano anche da Mosca: “Questa mattina abbiamo ricevuto un memorandum approvato dai nostri colleghi americani per prevenire gli incidenti aerei in Siria” tra l’aviazione russa e quella Usa, ha dichiarato Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russa. “Senza dubbio consideriamo la firma di tale documento un passo importante di significato pratico”, ha aggiunto, sottolineando che l’intesa regola sia i velivoli pilotati sia i droni.

Non appena l’accordo entrerà in vigore, saranno stabiliti canali di comunicazione 24 ore su 24 tra i comandi dell’esercito russo e americano. Stando al ministero della Difesa russo, gli Usa si sono impegnati a comunicare i dettagli del memorandum ai partner della coalizione anti-Isis in modo che anche loro possano seguire le stesse regole.