Al Senato la maggioranza porta a casa le prime due battaglie parlamentari sulle riforme istituzionali. L’Aula ha prima approvato il cosiddetto “emendamento canguro“, presentato da Roberto Cociancich (Pd), che, oltre ad avere l’effetto di far decadere tutte le altre proposte di modifica all’articolo 1 del disegno di legge, è diventato anche il cuore del nuovo articolo 55 della Costituzione. Quindi l’assembea ha detto sì, con 172 sì, 108 no e tre astenuti, all’articolo 1 del testo di riforma della Costituzione, che ridefinisce le funzioni e la natura della nuova assemblea di Palazzo Madama. L’articolo segna la fine del Bicameralismo perfetto e ripristina, grazie all’emendamento Cociancich, molte funzioni del Senato, abolite nel passaggio alla Camera. La battaglia ora si sposta sull’articolo 2. I senatori potranno votare solo gli emendamenti al comma 5 (non approvato in doppia conforme): si tratta di 40 voti, di cui 6 saranno a scrutinio segreto. Il ministro Maria Elena Boschi ha annunciato che non ci saranno modifiche proposte dal governo.

Renzi non sembra avere problemi di numeri, ma la preoccupazione è stata davanti ad alcuni voti segreti sull’articolo 2. Alcuni emendamenti delle opposizioni (Lega e Sel), infatti, reintroducevano l’elezione diretta del futuro Senato e citavano le minoranze linguistiche, tema su cui a Palazzo Madama è previsto lo scrutinio segreto. In una lunga riunione tra i capigruppo di maggioranza e il ministro Boschi si è ipotizzato un maxi-emendamento del governo all’articolo 2. Una idea però esclusa perché avrebbe aperto la possibilità di sub-emendamenti delle opposizioni sui temi delle minoranze linguistiche con conseguente scrutinio segreto.

Alla ripresa dei lavori (nel pomeriggio c’è stata la riunione del Parlamento in seduta comune per eleggere tre giudici costituzionali) Grasso ha però annunciato che gli emendamenti temuti sarebbero stati votati per parti separate, con lo scrutinio segreto solo per la parte riguardante le minoranze linguistiche. L’annuncio ha scatenato la protesta delle opposizioni, da Roberto Calderoli a Giovanni Endrizzi (M5s), da Paolo Romani (Fi) a Cinzia Bonfrisco (Cor) fino a Loredana De Petris (Sel) che hanno accusato Grasso di piegarsi ai desideri del governo. Il presidente del Senato è stato difeso da un applaudito intervento di Vannino Chiti il quale, sconsolato, ha osservato: “Non si parla del merito ma delle procedure”.

Il voto per tutta la giornata è proseguito a rilento per l’ostruzionismo delle opposizioni. I senatori del Carroccio hanno sventolato banconote rivolgendosi agli scranni su cui siedono i colleghi verdiniani. Polemiche anche dai banchi M5S: “Nel 1946 a scrivere la nostra Costituzione”, ha detto il capogruppo Gianluca Castaldi, “furono persone del calibro di Calamandrei, Croce, De Gasperi; oggi a metterci le mani è una maggioranza che si appoggia a un uomo rinviato a giudizio e plurindagato come Denis Verdini, fino a ieri vassallo di Silvio Berlusconi e oggi novello Caronte che a colpi d’Ala trasporta i suoi parlamentari sulla sponda della maggioranza”. Castaldi ha poi elencato i nomi dei senatori indagati “come Azzollini, Formigoni, Bilardi, Aiello, Caridi, Barani, Conti, Scavone, Di Biagio, Gentile. A questi bisogna aggiungere anche i voti dei senatori Pd Valentini, Scalia, Moscardelli, Lucherini, Astorre, coinvolti anche loro in inchieste giudiziarie come la ‘rimborsopolì alla Regione Lazio, quelli del senatore Luigi Cucca, indagato per peculato in Sardegna, o ancora Claudio Broglia indagato per mancata denuncia per truffe dopo il sisma del 2012. Più che una riforma costituzionale, questa è una riforma prostituzionale“.

Fine del bicameralismo perfetto – In base a nuovo articolo 1, sarà la sola Camera (i deputati rimarranno 630) a essere titolare del rapporto di fiducia con il governo e ad esercitare “la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del governo”. L’emendamento Pd, che recepisce l’accordo di maggioranza e che ha riscritto tutto l’articolo, prevede che il Senato oltre a fare da raccordo con le “istituzioni territoriali” eserciterà “funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica”. Il Senato, inoltre, tornerà a “valutare” (rispetto a quanto era stato deciso dalla Camera) le politiche pubbliche e “l’attività delle pubbliche amministrazioni” e verificherà “l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori”. Infine, concorrerà “ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato”.

Ok all’emendamento che fa cadere gli emendamenti – La proposta di modifica di Cociancich è stata approvata con 177 sì, 57 no e 2 astenuti, a sottolineare la tenuta della maggioranza che sostiene il testo di legge firmato dal ministro Maria Elena Boschi. Hanno votato contro la proposta, quindi in dissenso rispetto al gruppo, i senatori Corradino Mineo e Walter Tocci. Felice Casson si è invece astenuto, ma al Senato l’astensione vale voto contrario.

Un altro canguro del Pd. Il governo: “Daremo parere contrario” – Ulteriore tensione tra maggioranza e opposizione potrebbe nascere per l’esistenza di un altro emendamento presentato da Ciociancich, relativo all’articolo 21 del ddl Boschi (che riguarda l’elezione del presidente della Repubblica). Un altro “canguro”, è l’accusa di Sel, con la minoranza Pd che pure scalpita. Il sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti, interrogato sul punto, ha detto però che “il governo su questa proposta di modifica darà parere negativo” e che “si tratta di un’iniziativa individuale di Cociancich” dalla quale loro prendono le distanze.

Forza Italia mette in dubbio la paternità dell’emendamento Cociancich – In Aula, infatti, a rappresentare il governo c’era il sottosegretario a Palazzo Chigi e braccio destro di Matteo Renzi, Luca Lotti. E anzi, da Forza Italia continuano le accuse secondo le quali l’emendamento Cociancich (poi approvato) sia stato scritto direttamente nella sede della presidenza del Consiglio: “Manca una firma – interviene Maurizio Gasparri – quella del segretario generale della presidenza del Consiglio, Paolo Aquilanti, è lui che ha scritto l’emendamento. Il senatore Cociancich è incolpevole”. Per oltre un’ora l’Aula ha discusso per l’appunto della paternità (o meno) dell’emendamento Cociancich tanto che Roberto Calderoli ha chiesto la verifica sulla firma autografa citando anche l’eventualità di un possibile “falso in atto pubblico”. Grasso ha tuttavia spiegato che la prassi prevede che “fino a prova contraria, tutte le firme apposte sugli emendamenti si considerano autentiche fino a quando non ci sia qualcuno che disconosca la sua firma”.