renzi nuova 675

Sicuramente spregiudicato e abile, il nostro Renzi prosegue nel suo tentativo di instaurare in Italia un regime caratterizzato da tratti di autoritarismo e dalla sostanziale negazione dei principi costituzionali, a partire dal fondamentale diritto all’uguaglianza. Essenziale, in questa strategia renziana, il controllo dell’informazione. Un approccio che ha caratterizzato fin dall’inizio il nostro presidente del Consiglio, pronto a praticare in continuazione il gioco delle tre carte per dimostrare che tutto va bene, che l’Italia sta uscendo dalla crisi, ecc. I fatti sono tutt’altri. E lo sono per responsabilità anche e soprattutto di Renzi che è interessato a coltivare esclusivamente gli interessi dei poteri forti, mandando in malora tutto il resto.

A questa logica vanno ricondotti tutti gli interventi effettuati da Renzi dal suo insediamento ad oggi. Consolidamento del suo potere e di quello dei suoi diretti coadiutori, alla faccia di ogni criterio di merito e competenza. Affossamento dei diritti e dei poteri diffusi in ogni situazione e in ogni settore. Da ultimo nella sanità. Legittimazione spinta del “familismo amorale” che costituisce il peggiore bagaglio ideologico e culturale dell’italianità contemporanea. Smantellamento dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Aggressioni all’ambiente. Ecc.

Un punto particolarmente sensibile del disegno renziano è costituito dal rifacimento delle istituzioni repubblicane a immagine e somiglianza del nostro, liquidando il Senato, trasformato in un’accolita di amministratori locali che potranno giovarsi dell’immunità penale nel caso di malefatte (tutt’altro che rare, ahinoi). Scrive al riguardo il Coordinamento per la democrazia costituzionale, che ha proposto una petizione in materia: “È grave che si arrivi a una legge elettorale che non cancella le storture del Porcellum, e non tiene conto dei chiari principi posti dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 1 del 2014, sulla rappresentanza e sul voto libero ed uguale come pietre angolari del sistema democratico. Principi che vengono ulteriormente lesi dalla riforma costituzionale, contestualmente in discussione, che da un lato addirittura elimina il diritto dei cittadini di eleggere i propri rappresentanti in Senato – in chiara violazione dell’art. 1 della Costituzione – e, dall’altro, determina una abnorme concentrazione di poteri in favore dell’esecutivo e in particolare del Presidente del Consiglio”. E’ grave che ciò avvenga, prosegue il Comitato “attraverso ripetute forzature e violazioni di prassi,  regolamenti, e persino della stessa Costituzione” e “che tutto questo accada per scelta della maggioranza del Partito Democratico, minoranza in Parlamento e nel Paese”. Ancora più grave “che tutto ciò venga compiuto approfittando dei numerosi parlamentari dichiarati illegittimi dalla sentenza  n. 1 del 2014 della Corte costituzionale, ma mantenuti arbitrariamente nelle loro funzioni al fine, non consentito ad un Parlamento delegittimato, di rivedere la forma di governo e la forma di Stato previste dalla Costituzione”.

La petizione è indirizzata ai parlamentari e chiede loro di ritrovare la dignità perduta. Intento apprezzabile, ma di difficile realizzazione. Si sa che la dignità smarrita è molto difficile da ritrovare. Meglio cominciare a rivolgersi direttamente al popolo italiano, preparando il referendum costituzionale che, inevitabilmente, costituirà una resa di conti nei confronti del governo di Renzi e del suo deprecabile indirizzo antidemocratico e antipopolare. Altrimenti rischiamo di trovarci di fronte un ventennio renziano, dopo quello berlusconiano. Ovvero la storia, prima si presenta sotto forma di tragedia, poi sotto quella di farsa, poi rischia di ripresentarsi per la terza volta ancora sotto quella di parodia della farsa. Tutto si può dire di noi italiani, ma certamente siamo molto creativi.