Il governo stila l’elenco delle 205 prestazioni da tagliare se “non appropriate“, scaricando i costi sui cittadini e minacciando di multare i medici, e i camici bianchi scendono sul piede di guerra. Un decreto “sbagliato” contro il quale “è già in atto una mobilitazione che potrebbe portare anche a uno sciopero di tutto il mondo della sanità italiana”. Ad annunciarlo è Costantino Troise, segretario dell’Anaao, il maggior sindacato dei medici dirigenti, commentando il decreto in arrivo sulle prestazioni inappropriate.

Il taglio, “fatto dall’alto è già al centro di una mobilitazione intersindacale e interprofessionale già partita, al centro degli Stati Generali del 21 ottobre“, con Ordine dei medici, società scientifiche e sindacati. “L’obiettivo – spiega Troise – è una manifestazione unitaria. Non è un fulmine a ciel sereno”. “Lo Stato si sostituisce al giudizio del professionista, assumendone le prerogative, a prescindere dal malato. Tutto questo – conclude – per poche centinaia di milioni e con strafalcioni tecnici”.

Sono 205 le prestazioni sanitarie che secondo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, possono essere tagliate per ridurre la spesa pubblica. Vanno dagli esami di laboratorio, ai test genetici e allergici per arrivare fino a risonanze magnetiche e tac. Esami, cioè, che non sono sempre ritenuti necessari.

In questo modo l’esecutivo pensa di ridurre gli sprechi, contenendo la spesa sanitaria che l’esecutivo punta a ridurre di 7 miliardi entro il 2017. Nelle idee del ministero della salute, la maggior parte dei risparmi verrà dalle risonanze magnetiche il cui numero supera quello degli altri Paesi europei. L’esame della colonna vertebrale senza mezzo di contrasto, ad esempio, potrà essere prescritto gratuitamente solo se il dolore persiste su un lasso temporale di almeno un mese o nei casi di fratture. Nel caso in cui non si evincano patologie, non sarà possibile ripetere immediatamente l’esame a carico del servizio sanitario nazionale, ma bisognerà attendere un anno. O, in alternativa, pagarlo.

Teoricamente quindi il documento della Lorenzin punta dritto agli sprechi, caricando sulle casse pubbliche solo quegli accertamenti ritenuti davvero necessari. Nella pratica però rischia di essere un boomerang per i pazienti: da un lato infatti i medici saranno condizionati dalla possibilità di sanzioni pecuniarie, dall’altro, in coscienza, potranno magari suggerire di procedere comunque agli accertamenti che ricadranno sulle spalle dei pazienti.

“Il punto debole del decreto ministeriale della Lorenzin – spiegava martedì Domenico Iscaro, presidente nazionale dell’Anaao – è che mette in moto un meccanismo, quello sanzionatorio, che oltre a spaventare il medico e farlo lavorare male, creano un danno al malato che vedendosi negare la Tac o l’esame rinuncerà a curarsi del tutto o andrà nel privato. Così salta il delicato e fondamentale rapporto paziente-medico”. “Abbiamo fatto presente al ministro che nessun medico si sogna di contestare l’appropriatezza – aggiunge Iscaro – ma è il metodo che non accettiamo, ovvero realizzare questo passo con un atto amministrativo”. Quindi secondo l’Anaao si “rischia di fare una grande confusione e trasferire sulla spalle dei pazienti più deboli il peso di alcune scelte”.