E’ stata una giornata di tensione tra Budapest e Zagabria. L’Ungheria ha annunciato la costruzione di un muro al confine croato per frenare l’ingresso di migranti e la Croazia ha risposto annunciando di voler lasciar passare i migranti diretti nel Paese magiaro. Autobus croati hanno scaricato alcune centinaia di migranti al confine. La reazione di Budapest non si è fatta attendere: il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto ha criticato la Croazia per la sua decisione di trasportare i profughi a bordo di autobus – senza registrarli e senza dare loro assistenza – al confine ungherese, sostenendo che ciò sarebbe stato concordato con la polizia ungherese. “Non abbiamo mai raggiunto un tale accordo, e vorrei chiedere alle autorità croate di smetterla col diffondere notizie non vere”, ha detto Szijjrato ai giornalisti nel corso di una visita oggi a Belgrado.

“Il confine non può essere sigillato e tutta questa gente non la si può trattenere in Croazia: per ora non impediremo a nessuno di entrare in Croazia, ma neanche di uscire dal Paese”, ha detto in giornata il premier, Zoran Milanovic, in una conferenza stampa dedicata all’emergenza immigrazione. “La Croazia è per i profughi solo un Paese di transito, e ora che hanno attraversato centinaia di chilometri, che vadano dove hanno deciso, nel nord Europa”, ha aggiunto Milanovic, annunciando che la Croazia sarà “flessibile” con le migliaia di profughi che da mercoledì stanno giungendo dalla Serbia: sono circa 13.300 quelli entrati in Croazia dalla Serbia dall’arrivo del primo gruppo due giorni fa. “Noi non ne possiamo accogliere più di quanti ne abbiamo finora accolti”, ha aggiunto. Il flusso migratorio verrà diretto verso la Slovenia? “Credo che l’Ungheria sia più vicina“, ha detto Milanovic rispondendo poi alla domanda di un giornalista.

In mattinata Zagabria aveva condannato la decisione di Budapest. “I muri non hanno mai bloccato nessuno, si tratta di qualcosa del tutto inaccettabile, è una politica inaccettabile”, ha detto il ministro dell’interno croato Ranko Ostojic all’emittente televisiva N1. Ora però, ha aggiunto, questo non è importante, noi vogliamo aiutare la gente. Le affermazioni che giungono dall’Ungheria non posso che definirle inaccettabili, ma è qualcosa che sentiamo già da molto tempo”.

Muro al confine con la Croazia – L’Ungheria ha iniziato a estendere la costruzione della barriera anti-migranti – già presente in prossimità della Serbia – lungo il confine con la Croazia, al quale stanno già lavorando 600 soldati, mentre altri 500 arriveranno oggi e 700 nel fine settimana. Il premier ungherese Orban ha aggiunto che la recinzione lungo i 41 chilometri di confine che non sono separati dal fiume Drava sarà ultimata entro la fine di venerdì. Budapest ha inoltre esteso ad altre due regioni meridionali lo stato di emergenza proclamato nei giorni scorsi in alcuni distretti del Paese a causa del massiccio afflusso di migranti. Come ha detto il ministro degli Esteri Peter Szijjarto, citato dai media serbi, le nuove regioni interessate sono al confine con la Croazia, da dove è cominciato l’afflusso di migranti in Ungheria. Per Szijjarto le autorità croate hanno perso il controllo sul forte flusso di profughi. Nella mattinata di venerdì 19 bus croati pieni di migranti sono stati visti arrivare alla frontiera con l’Ungheria dove non è stato concesso loro di entrare.

Orban: “Alzo il muro perché l’Europa non ci aiuta” – La decisione di erigere una barriera anti-immigrati anche alla frontiera con la Croazia è stata presa poiché l’Ungheria, nell’emergenza migranti, “non può contare sull’aiuto da sud, né dalla Serbia né dalla Croazia, né dall’Europa occidentale”, ha detto il premier conservatore Viktor Orban. In dichiarazioni alla radio nazionale, Orban ha al tempo stesso criticato quello che ha definito il “liberalismo suicida” di parte dei media e di alcuni politici europei, un liberalismo, ha detto, “che minaccia il nostro modo di vita”.

Frontiere chiuse – La Croazia, sulla scia di quanto già fatto dall’Ungheria, aveva chiuso nella notte sette degli otto valichi di frontiera con la Serbia, dopo l’arrivo di 13.300 persone in due giorni. Il punto più critico è il valico di Tovarnik, dove dalla Serbia sono passati 8mila persone, mentre un primo flusso è arrivato anche più a nord, a Batina, dove confluisce chi negli ultimi giorni ha visto chiuso il confine ungherese. La maggior parte dei profughi viene trasportata in vari centri di accoglienza, che però i più abbandonano dopo una o due notti. Chiusa anche la frontiera tra Serbia e Slovenia. La circolazione dei treni è stata sospesa fra Belgrado e Zagabria, mentre è regolare il collegamento con autobus fra le due città.

I migranti intendono andare verso l’ovest della Croazia, prima a Zagabria poi in Slovenia. Da lì vogliono proseguire per l’Austria e poi raggiungere Germania e Svezia. I media croati riferiscono che la Slovenia ha chiuso la ferrovia con la Croazia dopo l’arrivo giovedì di un treno con il primo gruppo di oltre 300 migranti. La maggior parte di loro è stata riportata in Croazia, mentre pare che un piccolo gruppo sia riuscito a restare in Slovenia e a proseguire il viaggio verso l’Austria. E in mattinata alcune centinaia di migranti in cammino dalla Croazia verso la Slovenia hanno raggiunto il confine e lo hanno attraversato entrando nel Paese.

Germania avverte i Paesi dell’Est: “Accordo o si vota a maggioranza” – Le strategie per arrestare l’ondata di arrivi dalla Siria sarà al centro del prossimo vertice di Bruxelles il 23 settembre. Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha minacciato oggi di ricorrere al voto di maggioranza se non si riuscirà a trovare un accordo sulla ripartizione dei migranti all’interno dei paesi Ue. “Se non è possibile fare altrimenti, dobbiamo prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di ricorrere anche allo strumento delle decisioni a maggioranza”, ha detto il capo della diplomazia di Berlino. Un avvertimento ai Paesi del blocco dell’Est che rifiutano accordi sull’accoglienza dei profughi.

Eurostat: “+85% richieste di asilo tra aprile e giugno, solo il 7% in Italia” – Nel 2° trimestre del 2015, cioè fra aprile e giugno, l’Ue ha ricevuto 213.200 richieste di asilo, con un aumento dell’85% rispetto allo stesso periodo del 2014 e un incremento del 15% rispetto al primo trimestre 2015. Lo riferisce Eurostat, l’ufficio europeo di statistica, aggiungendo che le nazionalità più rappresentate fra i richiedenti asilo sono quelle siriana e afghana (rispettivamente 44mila e 27mila), che costituiscono circa un terzo del totale. La maggior parte delle richieste sono state ricevute dalla Germania, cioè il 38% del totale con 80.900 richieste. Al secondo posto l’Ungheria, che ha ricevuto 32.700 richieste pari al 15% del totale, seguita dall’Austria con 17.400 pari all’8%. In Italia sono state registrate invece 17.400 richieste di asilo, pari al 7% del totale.

Bimba morta sulla spiaggia di Izmir – Secondo l’agenzia locale Anadolu, la piccola deve essere ancora identificata. Gli attivisti della Rete siriana per i diritti umani riportano invece che si tratta della piccola Hanan Al Jarwan, di quattro anni, morta in un naufragio nella notte. Il suo corpo si è spiaggiato questa mattina ad Altinkoy, distretto di Cesme. A bordo dell’imbarcazione su cui era la piccola viaggiavano 15 siriani e gli altri 14, fra cui otto bambini, sono stati salvati. Pare che il gruppo fosse diretto verso un’isola greca. Il 2 settembre scorso sempre su una spiaggia turca, quella di Bodrum, fu ritrovato a riva il corpo senza vita di Aylan Kurdi, bimbo siriano di tre anni, annegato durante la traversata verso l’isola di Kos.

Calais, un migrante muore nell’Eurotunnel – La rotta disperata dei migranti prosegue anche nel cuore dell’Europa, continuando a fare vittime: secondo quanto annunciato la prefettura del Nord-Pas-de-Calais, un rifugiato è morto fulminato nel sito francese dell’Eurotunnel, il tunnel sotto alla Manica. E appena due settimane dopo la tragedia del piccolo Aylan Kurdi, profugo siriano morto insieme alla madre e al fratellino in un naufragio al largo della Turchia, le autorità turche hanno ritrovato su una spiaggia nella provincia occidentale di Izmir il corpo di una bambina di circa quattro anni, anche lei vittima di un naufragio.