Stangata nella stangata. Il mese di settembre non è certo il preferito dalle famiglie italiane che, oltre a cominciare a fare i conti con le scadenze di Tari, Tasi, riscaldamento e bollette domestiche (Federconsumatori stima una spesa di 1.760,23 euro per tariffe, prezzi e tasse varie), devono anche affrontare il caro scuola. E non si tratta solo del corredo scolastico, che tra astucci, trolley e cancelleria è il solito salasso da oltre 400 euro a studente. Resta, soprattutto, la spesa per i libri a farla da padrone tra normativa e polemiche da bypassare.

Poco importa, infatti, che il ministero dell’istruzione, Università e ricerca si sia già affrettato a comunicare che anche quest’anno i tetti di spesa restano congelati al 2012, visto che poi l’importo finale assomiglia sempre a una vera manovra di fine estate: 600 euro per ciascuno studente. Il motivo? Sono troppe le scuole che sforano i limiti previsti sulle adozioni dei libri di testo, sfruttando una tolleranza del 10%. Del resto non c’è un organo istituzionale a vigilare: è il preside di ciascun istituto che deve accertarsi che il monte libri rientri nel tetto massimo imposto dal Miur. In particolare, uno studente di prima media dovrebbe spendere per i libri di testo al massimo 294 euro e in prima liceo scientifico 320 euro, per il terzo anno del liceo linguistico si dovrebbero spendere massimo 258 euro che salgono a 310 per l’ultimo anno dell’istituto tecnico – settore tecnologico.

Tuttavia, anche se gli elenchi dei libri non sforano il massimale, diversi escamotage utilizzati dagli istituti riescono a far aggirare i limiti. Esclusi, infatti, i testi obbligatori, ci sono da acquistare anche gli altri libri consigliati dai professori per gli approfondimenti e i costosissimi dizionari. Numeri alla mano, se per il primo anno del liceo classico o linguistico il tetto di spesa è di 335 euro, poi ci vogliono almeno 150 euro per i dizionari di greco e latino o di inglese, francese e tedesco. Tanto che, secondo l’osservatorio Federconsumatori, un ragazzo di prima liceo spenderà per i libri di testo e 4 dizionari circa 799 euro, pari a un aumento dell’1,5% rispetto allo scorso anno.

Tra gli studenti più fortunati ci sono quelli che possono sfruttare i “book in progress”. Si tratta di un progetto lanciato nel 2009 dal liceo scientifico tecnologico Majorana di Brindisi e ora esteso a oltre 70 scuole in tutta Italia che si basa sulla creazione autonoma e la condivisione di materiali didattici sostitutivi dei libri di testo. E la rivoluzione digitale annunciata dal governo che aveva promesso alle famiglie un consistente risparmio con l’utilizzo dei libri 2.0? Certamente comprare la versione elettronica dei testi di narrativa, come suggerito dalla riforma ministeriale, consente di spendere di meno. Peccato che, come ha denunciato il M5S, “la costituzione di un portale nazionale di libri digitali gratuiti per tutte le scuole non sia mai partita”. E con esso stenta a decollare anche anche un’altra possibilità di tagliare la spesa: secondo la normativa (DM 781 del 2013), l’uso di tutti i testi in formato misto, sia cartacei che digitali, assicura un abbassamento del tetto di spesa del 10%. E se la classe adotta tutti i testi esclusivamente in formato digitale il risparmio sale addirittura del 30%. Ma la maggior parte delle scuole non ha ancora adottato la normativa e, soprattutto, lo sconto vale solo per chi usa i tablet. Vale a dire quasi nessuno.

Gioco forza, chi cerca il risparmio tende allora a scegliere i libri usati. Molte città ospitano banchi stabili che sfruttano un servizio di interscambio che riesce ad abbattere il prezzo di copertina di oltre il 30%. Un’altra soluzione è quella di acquistare i libri scolastici online: si riesce a ottenere uno sconto che può arrivare anche al 15% sui testi nuovi e addirittura al 40% su quelli usati.

Quanti ne hanno i requisiti possono anche chiedere ai Comuni i buoni-libro. Si tratta di agevolazioni per l’acquisto dei volumi che alcune amministrazioni mettono a disposizione delle famiglie meno abbienti. Chi rientra nei limiti di reddito fissati dal bando (fa fede il modulo Isee) può ritirare il buono, previsto per le scuole secondarie di primo e secondo grado, ovvero medie e superiori, e usarlo nelle librerie e cartolerie convenzionate.

Per tutti gli altri, infine, inutile conservare lo scontrino per richiedere la detrazione quando si compila la dichiarazione dei redditi. Dopo la promessa firmata dal governo Letta, che tanto aveva fatto ben sperare, il bonus fiscale non è mai stato attivato. E, nonostante lo stesso Sindacato italiano librai chieda a gran voce l’introduzione della detrazione fiscale sui testi scolastici “per venire incontro alle famiglie sui costi del corredo scolastico”, le uniche spese che si possono detrarre (in misura mai superiore a quella prevista per le tasse degli istituti statali) restano quelle legate alla frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria, compresi master, corsi di specializzazione, dottorati di ricerca.