Gli italiani leggono poco o niente. Secondo l’ultimo rapporto Istat, non pensa mai a sfogliare un libro il 57% della popolazione, mentre i lettori ‘forti’ (quelli che riescono addirittura a leggerne uno al mese) sono appena il 13,9 per cento. Un primato negativo a cui il governo ha cercato di porre rimedio con un’ambiziosa misura pensata a fine dicembre per favorire “la diffusione del libro su qualsiasi supporto e la promozione della lettura”, attraverso l’erogazione di una detrazione fiscale per l’acquisto di tutti i libri, scolastici e non. Un annuncio che era arrivato su Twitter direttamente dal premier Enrico LettaLa promessa, però, si è infranta poco dopo in un mare di polemiche, figuracce e dietrofront. E con un colpo di mano il governo ha trasformato il bonus inizialmente  previsto in un “contentino” agli studenti che, tuttavia, soddisfa poco sia gli amanti della lettura che i librai.

Nel decreto Destinazione Italia approvato l’11 febbraio dalla Camera (e che passa ora al Senato per ottenere il via libera finale entro il 21) è stato infatti stanziato un fondo di 50 milioni di euro per il triennio 2014-2016 per l’acquisto dei soli libri di lettura, inclusi quelli in formato digitale. Le modalità di funzionamento sono molto semplici: le scuole superiori distribuiranno agli studenti dei voucher con uno sconto del 19% da spendere nelle librerie che aderiscono all’iniziativa. I negozianti, poi, recupereranno i soldi in sede di dichiarazione d’imposta. Una buona notizia? Non proprio. Il credito di imposta iniziale previsto per l’acquisto di libri non c’è più. Il governo se l’è rimangiato, perché l’attuazione era impossibile a causa dell’esiguità delle risorse. I numeri sono chiari: con il bonus libri i potenziali beneficiari sarebbero stati 29 milioni di contribuenti Irpef. Con l’attuale voucher – che vale circa 19 euro (importo da spalmare nel triennio) – il numero scende a 2,7 milioni di studenti delle scuole superiori. Meno di un decimo.

Una storia che vale la pena ricostruire. Il 21 dicembre, grazie a un emendamento apparso in Commissione Finanze, trova spazio nel decreto Destinazione Italia (articolo 9) un credito di imposta per le persone fisiche e giuridiche sulla spesa effettuata per i libri per gli anni 2014, 2015 e 2016. In pratica, una detrazione del 19% sui testi acquistati in libreria che consente di scaricare dalle tasse 380 euro su una spesa massima di 2mila euro all’anno per romanzi, saggi e libri di testo anche universitari. Un vero tributo di gioia per i genitori degli studenti italiani alle prese con il caro-libri, per gli amanti della lettura e per i librai che da mesi lamentano forte preoccupazione per il calo verticale delle vendite a causa della crisi. Poco importa, quindi, se nell’emendamento non vengano chiarite le modalità dello sgravio fiscale, le tempistiche e le coperture del provvedimento, mancando qualsiasi provvedimento attuativo.

C’è però poco tempo per rifletterci, visto che con l’avvio dei lavori della Commissione Attività Produttive della Camera, avvenuto la scorsa settimana, il bonus è sparito e con esso i dubbi. È stato, infatti, votato e approvato un emendamento a firma Marco Causi (Pd) che sostituisce dal testo originario le “persone fisiche e giuridiche” destinatarie degli sgravi con gli “esercizi commerciali che effettuano la vendita di libri al dettaglio”, così come spiega Alessandro Cerati dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano. Naturale, quindi, si parla subito di un colpo di mano della lobby di settore, tanto che la misura viene definita “bonus librai“.

L’Associazione librai italiani (Ali) respinge immediatamente al mittente l’accusa di beneficiare dello sgravio fiscale al posto dei lettori e spiega che a rimetterci sono proprio loro perché, spiega il presidente Alberto Galla: “lo sconto viene anticipato subito e riassorbito solo a distanza di tempo, con il meccanismo delle detrazioni con conseguenti pesanti incertezze sui rimborsi”. Va giù ancora più duro il presidente dell’Associazione italiana editori (Aie) Marco Polillo: “La vicenda sta assumendo la forma di un farsa. Perché annunciare il provvedimento se non c’erano le risorse? La toppa è quasi peggio del buco. Se il governo non trova i fondi per mantenere fede alle proprie promesse, il premier Letta vada in televisione e ammetta l’errore”.

Tra i malumori e la delusione per un’iniziativa che aveva raccolto applausi trasversali, come quelli della Federazione degli Editori europei che si era addirittura congratulata con Letta, indicando nell’Italia un “esempio in Europa per la promozione del libro e della lettura”, il parlamentare Causi candidamente ammette: “Le risorse disponibili per gli sconti sui libri non permettevano una generale applicazione delle agevolazioni fiscali. Con il consenso di tutti i gruppi, le abbiamo destinate agli studenti delle scuole medie superiori”. Del resto bastava fare due conti prima della proclamazione, dal momento che neanche il Dipartimento delle Finanze era stato consultato per capire se c’erano le condizioni per attuare il bonus.