Mezza falsa partenza e tanto da lavorare. Sia in fase difensiva, e c’era da aspettarlo, che in attacco. E questo, invece, non lo avrebbe pronosticato nessuno. L’approccio della Roma – ancora pesante nelle gambe, lenta e macchinosa – al campionato non va oltre un pareggio (1-1) sul campo del Verona. Dal Bentegodi, dove la Serie A inizia per il terzo anno consecutivo, la squadra di Garcia va via con due punti in meno del previsto ma soprattutto con un carico di interrogativi da sciogliere. Legati alla necessità che arrivi un terzino (Dignè resta l’obbiettivo numero uno), alla qualità della fase difensiva e a quanto ci vorrà perché il fantatridente Salah-Dzeko-Gervinho trovi la sintonia necessaria a creare quella mole di gol e spettacolo sui quali la Roma culla i suoi sogni scudetto.

Gli occhi sono tutti per loro, l’egiziano strappano alla Fiorentina e il bosniaco corteggiato per quaranta giorni. Ma pronti-via e l’attenzione la attirano Hallfredsson e Juanito Gomez con una combinazione chiusa troppo frettolosamente dall’argentino. È passato appena un minuto e la Roma si è già fatta trovare scoperta sulla sinistra. Sarà una costante: Florenzi fa il terzino in spinta perenne, a centrocampo c’è poco filtro. Gomez e Souprayen (occhio al francese, si farà) sono spesso pericolosi da quel lato con inserimenti dettati alla perfezione da Hallfredsson, il migliore il campo. Il palleggio della Roma è invece sterile e spesso strozzato dalla pressione gialloblù, costante e precisa. Un tiro sporco di Nainggolan non basta a riempire un primo tempo nel quale Dzeko deve arrangiarsi mentre Gervinho e Salah stringono molto verso il centro e spingono poco. Così l’unica vera occasione è targata Verona: Jankovic incoccia sugli sviluppi di un calcio d’angolo e De Rossi salva a un metro dalla linea.

È colpa della tensione? Non proprio. E il secondo tempo lo dimostra. Conferma, soprattutto, che la Roma dietro balla. Prima Manolas pasticcia e spalanca la porta a Hallfredsson. Szczesny respinge e poi neutralizza anche la seconda battuta di Gomez. Non può nulla quattro minuti più tardi sull’ennesima giocata del centrocampista islandese che lancia in no look Jankovic, abile a tagliare dietro alle spalle di Torosidis (malissimo) e a battere a rete. Il gol ronzava nell’aria da tempo. Troppo spazio e pressing blando: più che una questione di uomini, sembra un atteggiamento difensivo rischioso e disordinato dettato da Garcia. Però la qualità è qualità, e alla fine paga. Perché se Florenzi dietro balbetta, all’ennesima discesa spara da 25 metri e pareggia tutto con la complicità di Rafael.

Dopo dieci minuti di terrore, la rete dell’azzurro ribalta il match dal punto di vista mentale. I giallorossi guadagnano metri e Rafael si riscatta su Dzeko e su Pjanic. Mentre Iago Falque, a parte il primo pallone toccato che avvia l’azione di Florenzi, non brilla esattamente come Salah e dall’altra Pazzini fa il suo esordio con Toni nell’ultimo quarto d’ora. Ma sono minuti di passione per i veneti, con Rafael ancora decisivo sugli inserimenti di Pjanic e Nainggolan in pieno recupero. Il muro regge. La Roma inizia balbettando. E domenica prossima rischia già d’essere tempo di giudizi e polemiche. C’è la Juventus: impossibile sbagliare.