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Il bilancio 2015 della Camera dei deputati è stato approvato lo scorso 5 agosto. Non è una notizia di poco conto, perché in ballo c’è quasi un miliardo di euro. 943 milioni per l’esattezza. Liquidati in un misto di stanchezza della relativa discussione parlamentare e di pressoché generalizzata indifferenza mediatica.

A leggere i lanci di alcune agenzie ‘amiche’, ci si potrebbe fare l’idea che questo sia stato una sorta di bilancio ‘lacrime e sangue’. C’è chi ha parlato addirittura di austerity. È pur vero che la dotazione finanziaria, fissata nella misura di 943,16 milioni, resterà tale fino al 2017, attestandosi in tal modo allo stesso livello del 2013. Così come non si può certo disconoscere che qualche taglio ci sia stato, in particolare sui canoni di locazione: 39,1 milioni di euro per il solo anno in corso, grazie alla norma sugli affitti d’oro promossa dal M5S, che ha consentito di recedere dagli onerosi contratti dei cosiddetti Palazzi Marini di proprietà dell’imprenditore Sergio Scarpellini.

Ma spulciando con attenzione i conti della Camera, il quadro che emerge è quello di una realtà ancora densa di ‘sacche di grasso’. E dove innanzittutto appaiono singolari alcune voci di spesa. Come i 900mila di euro di ‘rimborso spese sostenute dai deputati cessati dagli incarichi’; o i 400mila euro per spese di vestiario, che, aggiunti ai residui dell’esercizio precedente, fanno lievitare i costi di abbigliamento per il personale in servizio a quota 823 mila euro. Deve esserci poi ‘grande movimento’ alla Camera, se per ‘traslochi e facchinaggio‘ il costo preventivato per il 2015 è pari a 1,7 milioni di euro. E che dire di 40mila euro di spese di lavanderia? È come se ogni anno la Camera dei Deputati mandasse in tintoria a lavare e stirare almeno 8mila camicie! Che la nettezza stia a cuore al primo ramo del Parlamento appare chiaro anche imbattendosi nella iperbolica cifra posta sul capitolo ‘pulizia‘: 6,5 milioni di euro.

La carrellata delle spese ‘allegre’ prosegue e tocca quelle per i viaggi dei parlamentari. A cui evidentemente piace muoversi in lungo ed in largo per la Penisola a bordo di velivoli, decisamente non low cost: le spese per i trasporti aerei di competenza per il 2015 ammontano infatti a 7,6 milioni di euro, contro i 2,4 di costi per i trasporti ferroviari. Sembrerebbe poi che a presidio della sicurezza dei nostri rappresentanti del popolo ci sia un mezzo esercito. Oltre alle decine di uomini delle Forze dell’Ordine che quotidianamente garantiscono sicurezza e sorveglianza H24 di Montecitorio, pare infatti ci sia personale aggiuntivo: gli ‘emolumenti per servizi di sicurezza’ erogati a ‘personale non dipendente’ sono infatti pari a ben 2,5 milioni di euro.

Un capitolo interessante è poi rappresentato dalle ‘spese per il potenziamento delle strutture di supporto del Parlamento‘. Ebbene per l”analisi e monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica’ – area ampiamente presidiata dalla Presidenza del Consiglio, dalla Banca d’Italia e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – è previsto un esborso di poco inferiore a mezzo milione di euro. Per l”analisi della spesa in materia di attuazione delle opere pubbliche’ – capitolo su cui opera già la Corte dei Conti, ad esempio, oltre al Ministero delle Infrastrutture – vengono stanziati 100mila euro. Mentre per l’osservazione, non meglio specificata, ‘in materia di politica internazionale’ l’appannaggio è pari a 107mila euro.

Le risorse destinate alla proiezione esterna dell’attività parlamentare sono ulteriormente illuminanti del fatto che questo sia tutt’altro che un bilancio all’insegna della sobrietà: le ‘spese per iniziative di comunicazione e informazione‘ pesano per 3,8 milioni, la stessa somma è impegnata per far fronte ai costi dell’affollato ufficio stampa e per abbonamenti ed utilizzo di ‘agenzie di informazione e banche dati’ si ‘volatilizzeranno’ la bellezza di 2,8 milioni di euro. Mentre per ‘conferenze, manifestazioni e mostre‘ il conto è pari a 305mila euro, il cerimoniale ha un costo folle: 740mila euro.

In un contesto nel quale la dimensione istituzionale internazionale ha sempre più peso rispetto a quella nazionale, le ‘spese per attività interparlamentari ed internazionali‘ non potevano che rivelarsi cospicue: 2,2 milioni di euro. Somma questa, frutto di vari capitoli, tra i quali un peso significativo lo esercitano l”attività delle delegazioni presso le Assemblee parlamentari internazionali’ (850 mila euro), la ‘partecipazione a conferenze internazionali’ (360mila). Nonché le ‘riunioni – che immaginiamo numerose, oltreché impegnative! – connesse a relazioni internazionali’ (275 mila euro). Magari come quelle di Antonio Razzi in Corea del Nord.

Qualcuno ha ancora il coraggio di parlare di austerity?

@albcrepaldi