Di nuovo con la valigia in mano. Naturalmente, con destinazione Pyongyang. Appuntamento per fine maggio. C’è la diplomazia ministeriale al lavoro per cercare una via di uscita pacifica ai conflitti innescati dal terrorismo jihadista in Libia e nell’area nordafricana. E c’è la “diplomazia politica”, molto più sbrigativa e veloce, che sembra applicarsi per aprire nuovi sbocchi economici alle nostre imprese nelle aree più improbabili e difficili dell’estremo oriente. Nelle file di quest’ultima, uno dei più attivi pare Antonio Razzi. Dopo aver portato nella Corea del Nord il leader della Lega Matteo Salvini («Mi sta ancora ringraziando», dice il parlamentare) fatto ricevere in pompa magna, «tappeto rosso e picchetti d’onore», il senatore berlusconiano di Giuliano Teatino sta terminando i preparativi per una nuova missione. Più che come animatore  dell’Associazione parlamentare di amicizia Italia-Corea del Nord della quale fa parte, come attivissimo promotore dell’economia italiana. Anzi, abruzzese.

In questa nuova mission, Razzi sarà infatti accompagnato da tre imprenditori della sua regione, gli ultimi della serie da lui sponsorizzati in Corea, intenzionati ad investire nel paese ultimo baluardo del comunismo. Si tratta di tre imprese, due di Teramo e una di Vasto, produttrici di mobili, giochi e fertilizzanti, che da mesi aspiravano ad ottenere il sostegno del senatore per tentare di penetrare quel difficile mercato. L’opera diplomatica del parlamentare è andata in porto e, stando a quello che Razzi racconta, per i proprietari delle tre aziende l’ambasciata coreana ha già messo a punto un ricco calendario di appuntamenti. «I giochi si incontreranno con i giochi e i mobili con i mobili», spiega il senatore. Per quanto riguarda i fertilizzanti, invece, siamo di fronte a  un disegno più complesso. Qualche tempo fa, infatti, Razzi aveva portato in Corea un’azienda produttrice di alberi da frutta, «mele del Trentino», per la precisione. Solo che i coreani continuano a trovare ancora conveniente acquistare alberi dai cinesi. Per ragioni di prezzo, ovviamente. Così Razzi, per sbaragliare la concorrenza, ne ha  pensata una delle sue. «Porto in Corea i fertilizzanti, così, aumentando la produttività, rendo più conveniente l’acquisto delle mele trentine, certamente più pregiate in fatto di qualità».

Ragionamento che non fa una piega. Razzi, d’altra parte, la Corea la conosce ormai come le proprie tasche. Ed è apprezzatissimo dai suoi governanti.  «Anto’, qui sei una potenza», gli ha detto Salvini durante il loro viaggio a Pyongyang. Dunque, nessuna meraviglia se tanti imprenditori fanno ormai la fila davanti ai suoi uffici. Qualche mese fa, contattato dalla Paluani, è stato per esempio a Verona per parlare con i titolari interessati al fiorente mercato dell’estremo Oriente: «Ma io non sono un’agenzia», racconta Razzi: «Così a questi imprenditori dico: “Vi metto in contatto con l’ambasciatore, poi arrangiatevi voi”». Proprio così e, naturalmente, senza pretendere un soldo in cambio.  Perché Razzi assicura di pensare solo alla politica. A quella estera, in particolare. Attraverso la quale continua ad imbastire relazioni importanti. E’ di questi giorni il suo impegno per una importante manifestazione da tenere in Italia e per la quale sta contattando addirittura  l’ex premier spagnolo Jose Luis Zapatero. Che è impegnatissimo, ma verrà. Razzi ne è sicuro: «E’ amico mio», giura, «ci mancherebbe altro».