Mi sento osservato dal mio cervello, non capita anche a voi? è una sensazione stranissima. Si rischia di impazzire e di perdersi in labirinti freddi come la morte. Quando questa sensazione diventa intollerabile mi metto a pensare alla mia bocca. La bocca è l’epicentro di ogni terremoto erotico. Datemi una donna con una bella bocca e solleverò il mio cazzo. E dimenticherò questo intruso in scatola che è il cervello.

Tutto l’universo è un immenso capezzolo da succhiare fino all’estasi. E la vita si può racchiudere in questa formula : dal capezzolo al capezzale. Siamo polvere,  l’acaro regna sovrano, e nessuna casalinga o donna delle pulizie è in grado di salvarci. Il Folletto non può nulla contro la follia della morte. Morire non è naturale, questa non me la bevo, morire è follia pura, e il cadavere è la nostra camicia di forza genetica.

Ma prima della polvere c’è la nostra bocca, la nostra bocca ci è stata data per gustare e assaporare il mondo, la bocca è peccato e peccare è meraviglia. Bisogna peccare, peccare con eleganza, bisogna concepire peccati impeccabili. E dopo venga pure l’acaro, non potrà mai cancellare i baci dati e ricevuti. La bocca ci salva, ci salva nella perdizione. Chi non sa concepire baci infiniti non è mai stato vivo.