Ci avevano già provato agli albori della crisi ellenica, ma oggi raddoppiano. Nuova provocazione della Bild: “I greci vendano le isole per rimborsare i prestiti“. Con il solito stile sopra le righe, il quotidiano popolare tedesco scrive che la Grecia dovrebbe pensar bene di vendere le isole per ripagare i propri debiti. Nel 2010 aveva già provocatoriamente proposto di mettere sul mercato l’Acropoli, suscitando l’indignazione bipartisan dei dieci milioni di cittadini greci. Secondo i tedeschi Atene dovrebbe vendere o affittare per 99 anni 150 delle 598 isole di proprietà statale.

Poche settimane fa il governo Tsipras ha approvato la costituzione di un fondo da 50 miliardi di euro nel quale dovranno confluire proprietà dello Stato, dalle società pubbliche agli aeroporti agli immobili. Beni da privatizzare come garanzia sui nuovi prestiti previsti dal terzo piano di salvataggio che la Grecia sta negoziando in questi giorni con i creditori internazionali. Ed ecco che la Bild stila un elenco di atolli disabitati che potrebbero finire nella lista.

Per dirne una, con 500mila euro ci si può portare a casa Avgò (in italiano, uovo, a causa della sua forma) un piccolo mucchio di rocce di 162mila metri quadrati di fronte alla costa settentrionale di Creta. Non ha praticamente spiagge ma in compenso grotte mozzafiato. Ci vogliono invece sette milioniper aggiudicarsi la bellissima Fleves, a sud del Pireo: 5,7 milioni di metri quadrati, al momento è utilizzata per scopi militari. C’è poi l’isola dei “Due Fratelli” (Dùo Adelfia), nelle Sporadi, a un tiro di schioppo dal parco marino più esteso del Mediterraneo, dove nuota la rarissima foca monaca. Nei pressi di Alonissos (pochi chilometri a est della gettonatissima Skiathos), l’atollo ha montagne alte fino a 178 metri, e ci vogliono 1,2 milioni di euro per aggiudicarsi l’area da 1 milione di metri quadrati. Al fine di rendere le isole (che in precedenza erano disabitate) più attraenti per i potenziali acquirenti, il governo di Atene starebbe provvedendo a semplificare le normative per le licenze di costruzione di hotel e porti turistici.

Intanto nel Paese oggi è caos per lo sciopero dei controllori di volo in pieno agosto: 22 voli cancellati all’aeroporto internazionale di Atene Eleftherios Venizelos e nuova agitazione prevista per il 14 agosto. Chiedono di ritrattare le questioni relative alla contrattazione collettiva, la cui riforma dovrebbe essere votata entro dieci giorni dal parlamento greco. Criticità che pesano sulle trattative con la troika, i cui rappresentanti sono da una settimana tornati in Grecia. Ma secondo la portavoce del governo Olga Gerovassili non sono in vista elezioni anticipate a settembre, come era trapelato nelle scorse settimane. Il nuovo orizzonte per le urne è novembre, quando l’intero pacchetto del nuovo memorandum da 86 miliardi per la Grecia sarà stato sigillato dai voti dei parlamenti e dal via libera di Syriza, nel frattempo depurata dei secessionisti della Piattaforma di sinistra, sempre più decisi a creare un nuovo movimento.

Per quanto riguarda lo stato di avanzamento dei negoziati con le istituzioni, la speaker dell’esecutivo è apparsa ottimista: “Siamo vicini ad un accordo e lavoreremo per avere le migliori condizioni possibili”, ha detto.

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