“Non so davvero chi sia, Pasquale Scotti”. E’ la risposta secca alla domanda del giornalista Gigi Di Fiore de Il Mattino di qualche giorno fa di Ciro Cirillo, 94 anni, ex assessore doroteo ai lavori pubblici della Regione Campania rapito dalle Br negli anni Ottanta e liberato dopo una serrata trattativa tra servizi segreti, esponenti nazionali della Dc, terroristi e camorra. A 34 anni dall’anniversario della liberazione del politico Dc è stato lo storico Isaia Sales nonché componente del centro studi “Amato Lamberti” con un editoriale di fuoco sul quotidiano di via Chiatamone a riaccendere il dibattito.

Due sono state le sollecitazioni dello studioso: “Perché la Dc si comportò in maniera diversa rispetto alla fermezza seguita al sequestro di Aldo Moro? Come mai la Dc arrivò a trattare con disinvoltura con le Br, servendosi della mediazione in carcere del fondatore della Nco, Raffaele Cutolo? Interrogativi che hanno fatto alzare la pressione all’ex ministro Paolo Cirino Pomicino: in una risposta stizzita ‘O Ministro ha tentato una difesa d’ufficio ma poco credibile di quegli anni scellerati e per molti versi, nonostante inoppugnabili sentenze, ancora oscuri.

Chi potrebbe dare una nuova luce di verità è sicuramente l’ex super latitante Pasquale Scotti, braccio destro del super padrino Raffaele Cutulo. L’ex primula rossa, lo scorso maggio, è stato acciuffato a Recife, in Brasile dopo 31 anni.

Era un insospettabile imprenditore dal nome Francisco De Castro Visconti e viveva tranquillo con la sua famiglia. La storia di Pasquale Scotti  si intreccia con la storia dei misteri d’Italia a cominciare dall’omicidio del banchiere Roberto Calvi fino ai segreti del rapimento di Cirillo. Recentemente – in occasione dell’anniversario dell’uccisione del capo della squadra mobile Antonio Ammaturo e del suo autista trucidati a luglio 1982 – indagava proprio sulla trattativa che portò alla liberazione di Cirillo – Carlo Alemi che all’epoca fu il magistrato che indagava su quei fatti in modo irrituale ha detto: “Sono mesi che non accade niente, spero che Scotti arrivi vivo in Italia”. Parole pronunciate con rabbia da un giudice che fino a qualche mese fa era a capo del Tribunale di Napoli.

Sulla detenzione dell’ex latitante Pasquale Scotti sembra calato un silenzio imbarazzante. Anzi inquietante. Perfino un libro inchiesta di due bravi colleghi e un investigatore in pensione su Pasquale Scotti pare non venga più pubblicato. ‘O “Collier” questo il soprannome di Scotti sembra diventato nuovamente un fantasma. Le autorità brasiliane procedono penalmente per la falsa identità mentre per gli altri reati tra cui i circa 20 omicidi attribuiti a Scotti attende la documentazione dall’Italia. L’estradizione è ferma. Non si capisce cosa ostacoli la pratica.

In un recente articolo del quotidiano brasiliano “diariodepernambuco” è spiegato che “L’Ufficio del Procuratore Generale (Pgr) darà la priorità alla richiesta di estradizione di Pasquale Scotti, uno dei criminali più ricercati della giustizia italiana. Per avviare la riunione, la Pgr è in attesa dell’arrivo della richiesta ufficiale del governo italiano”. Uno stallo che inquieta e agita timori che Alemi ha puntulamente denunciato. E’ chiaro che qualcosa è mutato. Chi ha protetto per oltre trent’anni Scotti ha mollato. L’impunità di Scotti, la sua tranquilla latitanza, i suoi spostamenti e traffici erano garantiti da entità e non solo italiane. Non è un segreto.

Insomma ‘O Collier potrebbe conoscere informazioni che gli hanno consentito di ricattare pezzi di Stato. Dietrologie? Complottismo? Ora l’ex braccio destro di Raffaele Cutolo (anche lui voleva pentirsi poi “stranamente” rinunciò) con la prospettiva di fine pena mai potrebbe davvero decidersi e collaborare con lo Stato spiegando e raccontando i segreti inconfessabili che custodisce. Adesso è importante che Pasquale Scotti in Italia ci giunga da vivo e più che altro una volta in carcere non accetti di bere caffè.