“Io non sono rimasto incuriosito, sono rimasto schifato“. Matteo Salvini polemizza ancora una volta con Papa Francesco. Oggetto della nuova contesa è il crocifisso su falce e martello, opera del padre gesuita (come padre Bergoglio) Espinal e donato da Evo Morales durante il recente viaggio nel suo Sud America fra Ecuador, Bolivia e Paraguay. Il pontefice è tornato ieri in Vaticano. E ha portato con sè il crocefisso.  Sul volo che lo ha riportato a Roma nella conferenza stampa ad alta quota aveva spiegato: “Per me non è stata un’offesa. Ho lasciato alla Madonna di Copacabana l’onorificenza (la chuspa, un astuccio all’interno del quale in Bolivia si tengono le foglie di coca non raffinate per masticarle e per usarle per il tè) che mi ha dato il presidente, ma il Cristo lo porto con me”.

Ma al leader del Carroccio questa decisione non è piaciuta: “Adesso va bene tutto, però sorridere, rivendicare, me lo porto a casa – ha detto ai microfoni di Rtl 102.5 – è un’offesa a chi in nome di quel simbolo ci ha lasciato la vita” riferendosi ai “tantissimi cristiani, uomini di chiesa, frati, suore, parroci”. E spiega: “Il comunismo nel mondo ha fatto più crimini del nazismo. Io non sono qui col bilancino a dire era peggio Hitler o era peggio Stalin, erano uguali, però vederlo accostato a Nostro Signore, ma lo dico da ultimo dei buoni cattolici, da primo dei peccatori, però mi ha dato veramente fastidio”.

Salvini non tiene conto della storia del crocefisso che invece Papa Francesco ben conosce. E’ stato disegnato da padre Luis Espinal Camps, gesuita ucciso il 22 marzo 1980 durante la dittatura nel Paese e a cui il padre gesuita ha voluto rendere omaggio proprio durante la sua tappa in Bolivia. Per la personalità del suo creatore questo dono di Morales rientra nel “genere dell’arte di protesta”. E porta ad esempio che in Argentina a Buenos Aires “alcuni anni fa, si è fatta una mostra di uno scultore bravo, creativo, argentino che aveva disegnato un Cristo crocifisso su un bombardiere che cadeva giù per indicare il cristianesimo alleato con l’imperialismo che bombarda”. Francesco aveva anche ricordato sempre nella conferenza sul volo di ritorno che quando è stato ucciso padre Espinal “era un tempo in cui la teologia della liberazione faceva anche l’analisi marxista della realtà” e il gesuita era “un’entusiasta di questa analisi”.

Salvini aveva assunto una posizione molto critica nei confronti di Papa Francesco anche sulla questione immigrazione . “Chi cerca rifugio lontano dalla propria terra sia rispettato nella propria dignità” disse il pontefice. Il leader del Carroccio rispose: “Quanti rifugiati ha il Vaticano? Bergoglio a Torino incontrerà anche qualche sfrattato?”.