Nella notte, Tsipras ha ottenuto dal Parlamento greco l’assenso a un piano di salvataggio del suo paese che per molti osservatori è più pesante di quello che l’elettorato greco aveva respinto a larga maggioranza con il referendum di domenica scorsa. Lo stesso Tsipras ha ammesso che il nuovo piano è lontano dalle promesse fatte in campagna elettorale; di fatto, è passato in Parlamento con l’appoggio del centro e del centrodestra, e con l’ostilità di vari esponenti duri e puri di Syriza, compreso l’ex ministro Varoufakis. Anche Tsipras ha tradito, allora? Temo che proprio questo finiranno per concludere amici e nemici: come, per citare solo i migliori degli uni e degli altri, Rossana Rossanda su www.sbilanciamoci.info, e Valeria Ottonelli su www.rivistailmulino.it. In dissenso con entrambi, vorrei sostenere che così funziona la democrazia (rappresentativa): che si riconferma la peggiore forma di governo, eccetto tutte le altre.

Senza voler fare lezioni a nessuno, la democrazia rappresentativa non serve a risolvere direttamente le questioni, come invece la democrazia diretta, ma a scegliere persone delle quali il popolo si fida – rappresentanti, e poi governanti – legittimandole a risolvere loro le questioni: che è poi quello che sta tentando di fare, spregiudicatamente e disperatamente, Tsipras. L’obiezione è: ma c’è stato un referendum, istituto di democrazia diretta, con il quale i greci hanno respinto un piano di salvataggio meno pesante dell’attuale; a cosa è servito, allora? Risposta: il referendum è servito solo a legittimare Tsipras. Convocandolo, ossia chiamando a dire sì o no a un piano di pagine e pagine che pochi dei votanti hanno letto, il leader greco ha voluto solo mostrare all’Europa di avere la fiducia del proprio popolo, e di essere legittimato a trattare.

Operazione spregiudicata, ma che gli ha conferito una duplice legittimazione democratica: interna, rispetto alla Grecia, ma anche esterna, rispetto all’Europa. Sinché vince referendum con il sessanta per cento dei suffragi, e sinché ottiene il voto favorevole dei tre quarti del Parlamento, Tsipras è politicamente legittimato a fare quanto sta facendo. Certo, moralmente ci potrebbe piacere di più che rovesciasse il tavolo, portando la Grecia e, prima o poi anche l’Italia e gli altri paesi del sud Europa, a una sfida che potrebbe diventare rovinosa per tutti. Ma c’è un altro principio, oltre alla democrazia rappresentativa, che giustifica quanto Tsipras sta facendo. Si chiama etica della responsabilità, e dice questo: meglio sporcarsi le mani per ottenere il meno peggio, che non sporcarsele e portare il proprio paese al disastro.