“Sono onorato, felice e commosso che voi, delegazione internazionale, siate qua. Ieri sera non sono riuscito a dormire: pensavo a tre bambini morti in questi due giorni, a Kobane e nel Rojava. La comunità internazionale non vuole vedere, e noi moriamo. Grazie”. Sono le quattro del pomeriggio a Diyarbakir, la temperatura è vicina a 40 gradi. Diyarbakir è la capitale del Kurdistan. E’ Ali Simsek è davvero stanco, è il segretario del Dbp, l’organizzazione politica di massa che governa il Kurdistan, e che oggi è impegnato in una forte azione di costruzione di una società diversa in tutta la Turchia, insieme all’Hdp.

L’Hdp è l’organizzazione politica che, alle ultime elezioni nazionali turche del 7 giugno ha raccolto il 13,1%, passando da 35 parlamentari ad 80. Un successo imprevedibile, che ha bloccato le velleità di Erdogan di cambiare la Costituzione. L’incontro con Ali Simsek è stato l’ultimo di una giornata di incontri. Venerdì 3 luglio una delegazione politica sarda è partita per quattro giorni di incontri istituzionali e politici nel Kurdistan turco. Il Kurdistan è Kobane. Kobane sono i partigiani del 2015, le donne che, da sole, hanno combattuto contro l’Isis, la nuova organizzazione militare che sta mettendo in forti difficoltà la Siria e tutta l’area mediorientale.

Cosa è l’Isis ce l’hanno spiegato i dirigenti del campo profughi di Fidalik. Fidalik è un campo profughi di curdi yazidi, una minoranza religiosa presente nel Kurdistan iracheno. Sono stati costretti dall’Isis a fuggire a settembre dell’anno scorso. Oggi i curdi di Turchia li hanno accolti e, a differenza di tutti gli altri campi profughi gestiti dalla Turchia, questo è autogestito dalla comunità e dalla municipalità. Il campo è umile ma dignitoso, e non c’è nessuna militarizzazione.

Secondo i rappresentanti Yazidi, per la loro esperienza diretta, l’Isis è un inviato dell’imperialismo occidentale, fondamentalmente statunitense, cresciuto grazie ad ingenti somme e per rispondere, in modo nuovo, alla crisi mediorientale. Diverse fonti statunitensi confermano questa tesi.

Questa Europa mangiata dalle sue stesse politiche, che prova ad estromettere la Grecia dall’Europa, non si è resa conto di nuovi fenomeni mondiali e regionali. L’impero statunitense, ormai in declino, si confronta con un nuovo attore regionale: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Con un rapporto dialettico, ma non di mera sudditanza, queste forze hanno cominciato un processo di autonomizzazione. Viene finanziata l’Isis, si invade lo Yemen e si bombarda la Libia.

Questi incontri hanno confermato la forza e la dignità dei curdi, e quanto l’esperienza del ‘confederalismo democratico‘ possa essere oggetto di studio e pratica anche in Sardegna ed in Europa. Il confederalismo democratico è l’evoluzione teorica del pensiero di Abdullah Ocalan che, dagli incontri avuti sia nella municipalità che al Dtk (Demokratik Toplum Kongresi), il congresso democratico dei curdi, è ancora il capo assoluto del popolo.

Il confederalismo democratico è la via curda per un futuro di libertà e lavoro del Medio Oriente, dove esiste già, non nei sogni, la parità di genere, e dove vivono in pace diverse opzioni religiose e culturali.

Il vero nome di Diyarbakir è Amed. Diyarbakir è il nome che i turchi hanno imposto ai curdi. Il giorno in cui ognuno sarà libero di decidere il nome del proprio villaggio e della propria città liberamente, quel giorno la Turchia sarà un altro paese.