«Tsipras straordinario! Sta dando l’ultima parola al popolo greco! Anche noi vogliamo il referendum sull’Euro!». Così Grillo si prepara al Tutti-ad-Atene, cercando di convincere gli italiani che il referendum che si svolgerà domenica in Grecia si ripeterà entro la fine dell’ anno anche in Italia.

Ancora una volta, Grillo sembra preoccuparsi più degli slogan che della realtà delle cose. In Grecia, infatti, la costituzione prevede, all’art. 44 c. 2, che «il Presidente della Repubblica può indire con un suo decreto un referendum su gravi questioni nazionali». Era dunque scontato l’ esito del ricorso sull’ammissibilità della consultazione, legittimata venerdì dal Consiglio di Stato greco.

In Italia, la situazione è, invece, alquanto diversa. Anzitutto, il M5S cercherà, come ha annunciato, di far approvare, mediante una iniziativa di legge popolare, una legge costituzionale che introduca, come avvenuto nel 1989, un referendum ad hoc , poiché non previsto dalla costituzione.

M5S - Beppe Grillo presenta il referendum sull'EuroMa va incontro a tre ostacoli:

1) le Camere non hanno alcun obbligo di porre effettivamente in discussione il progetto di legge;

2) anche ammesso che i parlamentari del M5S riescano ad imporre la “calendarizzazione” del progetto di legge, l’’iter per la sua approvazione non potrebbe comunque essere che quello previsto dall’art. 138 Cost., per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali. Per queste ultime, si prevede una procedura rinforzata, ai sensi della quale le leggi sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione;

(3) l’’art. 138 Cost. prevede che, ove la legge venga adottata a maggioranza assoluta, essa possa essere sottoposta a referendum popolare qualora, entro tre mesi dalla pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. È vero che non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti, ma pare inverosimile che il M5S possa pensare non solo di far approvare la legge, ma addirittura di riuscire, in seconda votazione, a farla passare con una maggioranza di 2/3.

Insomma, per come la si voglia vedere, il referendum indetto da Tsipras è una cosa seria, quello proposto da Grillo una cosa ridicola.
Domenica in Grecia si vota per davvero, a dicembre in Italia non ci sarà alcun referendum. E verrebbe da concludere per fortuna, poiché considerato lo scarso numero di firme raccolte rispetto ai milioni di firme che si intendevano raccogliere il referendum si sarebbe potuto rivelare un pericoloso boomerang.