Un debito che cresce ogni anno, le entrate che al contrario diminuiscono e l’ombra del default che  si allunga sempre di più all’orizzonte.  E questa volta il quadro delineato è talmente fosco che l’assessore siciliano al Lavoro Bruno Caruso non ha retto, perdendo i sensi a causa di un malore. Colpa del caldo, probabilmente, che ha reso più pesante la terribile relazione del procuratore generale della Corte dei conti sul bilancio siciliano. I conti dell’isola, infatti, non accennano a migliorare: al contrario ogni anno che passa si fanno segnalare per nuovi pesantissimi rossi in bilancio.

E per l’ennesima volta si rischia di battere ogni record: sono cinque miliardi e mezzo di euro i debiti residui complessivi al 31 dicembre del 2014, ma la cifra crescerà fino a sette miliardi e novecento milioni entro il 2015. È per questo motivo che i giudici della Corte dei conti siciliana hanno allargato le braccia presentando il rendiconto generale della Regione. “Avrei voluto intitolare la mia requisitoria: luci e ombre della realtà siciliana, ma ci ho rinunciato perché le luci sono poche e fioche mentre le ombre sono oscure e minacciose“, è l’incipit scelto da Diana Calaciura, procuratore generale d’appello della Corte dei conti, per aprire il suo intervento a Palazzo Steri, a Palermo, davanti al governatore Rosario Crocetta.

“Nel 2014 – ha spiegato il magistrato contabile – la fase recessiva dell’economia siciliana non si è arrestata anzi, prosegue e prosegue in maniera maggiore non solo rispetto al resto d’Italia ma anche rispetto al resto del Meridione:  lo stock del debito si attesta su un livello superiore rispetto a quello del 2013 registrando un trend crescente del 3,05 per cento”. Troppe le note negative che hanno inciso sui conti dell’isola. “Le esportazioni sono diminuite dell’11 per cento mentre quelle del resto d’Italia sono aumentate. Continuano anche a diminuire le nuove costruzioni nonché gli investimenti nelle imprese”.

Il risultato? Il magistrato snocciola cifre e percentuali contenute nel Rendiconto generale. “È particolarmente preoccupante il livello assunto dal debito pro capite che, dai 1.028 euro dell’anno precedente, nel 2014 raggiunge i 1.040 euro“. Non è la prima volta che la Corte dei conti censura aspramente la gestione dei bilanci siciliani: ed è per questo motivo che  il procuratore generale  sottolinea come “nonostante i ripetuti rilievi delle sezioni riunite, non è stato predisposto in bilancio alcun fondo di riserva finalizzato a limitare l’impatto degli esborsi futuri per i flussi differenziali”.

Il problema è che i macigni che pesano sui conti siciliani sono sempre gli stessi: il personale, la sanità e le società partecipate. Nei dodici mesi del 2014, Palazzo d’Orleans ha speso 938 milioni e 529 mila euro per pagare lo stipendio ai 14.950 dipendenti assunti a tempo indeterminato, ai quali si sommano 1.737 persone con contratto a tempo e 639 esterni: il totale fa 17.325 lavoratori. Il bello è che a guidare quest’enorme parco di dipendenti, c’è un elenco altrettanto massiccio di dirigenti, che sono 1.737: in pratica un capo ufficio ogni 8,6 dipendenti. Imponente anche il numero dei dipendenti in quiescenza: sono 16.072, per un costo annuale di 608 milioni.

Il capitolo più pesante della spesa regionale, però, è quello investito nella Sanità: 9,168 miliardi di euro spesi nel 2014,  pari al 46 per cento del totale delle uscite regionali, che in totale ammontano a 19 miliardi e 909 milioni di euro. Anche in questo caso la “fetta” più sostanziosa riguarda il personale: nella sanità Siciliana lavorano infatti 48.530 persone. L’elenco dei dipendenti di “Mamma Regione” però non si ferma qui: perché Palazzo d’Orleans spende ogni altri 272 milioni di euro per le società partecipate. “È emerso– spiegano i magistrati contabili – come le società pubbliche regionali stesse siano state utilizzate non già come soluzione efficiente per il migliore proseguimento di scopi pubblici ma piuttosto come strumento elusivo di divieti e vincoli legislativi”.

“Non è ammissibile – dice il procuratore generale Calaciura – che gli organi di amministrazione di società di cui la Regione è l’unico socio o socio di maggioranza, ignorino le richieste di informazione da parte della Ragioneria regionale e né ammissibile che la Regione, che spesso sostiene finanziariamente gli enti, tolleri tali omissioni”. Un rimprovero pesante, forse troppo per il governo siciliano: e infatti, alla fine della presentazione del rendiconto, l’assessore regionale al lavoro  Caruso ha perso i sensi a causa di un malore. Dopo essere stato soccorso da un’ambulanza si è ripreso e le sue condizioni non sono gravi: esattamente al contrario rispetto a quelle dei bilanci siciliani.