Funzionari di governo, portavoce e perfino gli ultimi tre presidenti francesi Jacques Chirach, Nicolas Sarkozy e François Hollande. Tutti spiati, tutti nella lista degli intercettati dalla National Security Agency (Nsa) che, secondo gli ultimi documenti diffusi da Wikileaks, avrebbe ascoltato le telefonate dei capi di Stato transalpini dal 2006 al 2012. Nelle registrazioni sarebbero così finite conversazioni tra i vertici di governo riguardo alla crisi finanziaria globale, la possibile uscita dall’euro da parte della Grecia, i rapporti fra l’amministrazione francese e il governo tedesco di Angela Merkel e la spinta di Hollande per la ripresa dei colloqui tra Israele e Palestina. Dagli Stati Uniti arriva una smentita a metà: “Noi non intercettiamo e non intercetteremo le comunicazioni di Hollande in futuro”, ha dichiarato Ned Price, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, senza però esprimersi riguardo ai dati acquisiti durante i precedenti governi della Francia. Duro il commento dall’Eliseo: “Lo spionaggio tra alleati è inaccettabile, chiederemo chiarimenti”.

“In maniera generale, noi non conduciamo operazioni di sorveglianza all’estero, a meno che non esista un obiettivo di sicurezza nazionale specifico e valido, e questo si applica ai normali cittadini come ai leader mondiali“, ha specificato Price. Nei file diffusi dal sito di spionaggio guidato da Julian Assange, però, compaiono i numeri di cellulare di tutti i personaggi sotto il controllo dell’Nsa, compresi gli inquilini dell’Eliseo, e le trascrizioni di numerose conversazioni tra questi e i propri funzionari di governo.

In mattinata l’ambasciatore degli Stati Uniti a Parigi, Jane Hartley, è stato convocata dal ministro degli Esteri francese Laurent Fabius. A Parigi sembra di rivivere una situazione simile a quella della Germania, nell’ottobre 2013, quando , in seguito alle rivelazioni della “talpa” Edward Snowden, emerse un piano di intercettazioni degli Stati Uniti che coinvolgeva anche 35 capi di Stato, compreso il numero privato della cancelliera tedesca Angela Merkel. Secondo gli uomini di Wikileaks, però, quest’ultima rivelazione rappresenta un ulteriore passo avanti per mostrare al mondo i metodi di controllo degli alleati da parte della Casa Bianca: “Le rivelazioni del 2013 – scrivono – portarono alla luce le intercettazioni come se fossero casi isolati. Questa nuova scoperta permette di capire meglio le modalità con cui gli americani spiano i propri alleati”.

“Lo spionaggio tra alleati è inaccettabile”, ha dichiarato Stephane le Foll, portavoce del governo francese, in vista del Consiglio di Sicurezza convocato nella mattinata di oggi, 24 giugno, per discutere le rivelazioni del sito che cita “rapporti di intelligence top secret e documenti tecnici” dell’Nsa. Le Foll ha poi aggiunto che saranno chiesti chiarimenti all’amministrazione Obama e che «è difficile accettare che tra alleati ci possa essere questo tipo di pratiche, in particolare intercettazioni legate al presidente della Repubblica. Quando si lotta contro il terrorismo, è difficile immaginare o capire cosa ha motivato uno Stato ad andare ad ascoltare i suoi alleati che, su posizioni e scelte strategiche, si trovano spesso insieme». Poi, però, allontana ogni possibilità riguardo a una crisi dei rapporti tra Usa e Francia: «Siamo grandi nazioni, abbiamo tutti una responsabilità nel mondo – ha continuato Le Foll – Quello che è successo non è accettabile, ma non per questo ci sarà una crisi. Bisogna riflettere bene su quello che si dice, in particolare quando si tratta di questi temi».

Ma le rivelazioni dell’organizzazione di Assange sembrano non essere finite. Wikileaks fa sapere che presto verranno diffusi altri documenti pronti a stupire, creando così una continuità con le rivelazioni degli ultimi giorni che, oltre allo spionaggio ai danni dei funzionari e governanti francesi, hanno portato alla luce anche 60 mila dispacci del governo saudita che mostrano le tecniche e i soldi pagati dalla monarchia per controllare gli organi di stampa di numerosi Paesi e i favori fatti ad alcuni capi di Stato e di governo in cambio di appoggio nella lotta per il potere in corso in Medio Oriente.

Secondo quanto rivelato dal Sidney Morning Herald, ad essere a conoscenza dei pensieri privati dei presidenti francesi non erano, però, solo i servizi d’intelligence americani. Come si legge sulle pagine del quotidiano australiano, la Nsa avrebbe condiviso le intercettazioni, in cui Chirac dà istruzioni ai rappresentanti francesi in vista di un appuntamento alle Nazioni Unite e i pensieri di Hollande sulla crisi finanziaria, con altri “cinque occhi”. Questi “osservatori” sarebbero gli agenti dei servizi segreti di Paesi amici, tra cui l’Australia, la Gran Bretagna, la Nuova Zelanda e il Canada.

Twitter: @GianniRosini