Dopo l’uscita di scena di Guido Veneziani, indagato per bancarotta fraudolenta, che ha passato il testimone di azionista di maggioranza a Massimo Pessina, l’Unità si prepara a tornare in edicola entro il 30 giugno. Il piano approvato dall’assemblea dei giornalisti prevede una redazione di 33 persone, come stabilito dall’accordo sindacale del 10 giugno. La sede sarà a Roma e non a Milano come stabilito in un primo momento. Direttore responsabile sarà Vladimiro Ilic Frulletti, da sempre giornalista della stessa Unità, che era stato nominato vicedirettore a maggio. Entro la settimana Frulletti terminerà i colloqui con i giornalisti ed entro la fine della prossima, informa una nota, è previsto l’inizio dell’elaborazione dei primi numeri zero della nuova edizione. Il quotidiano fondato da Antonio Gramsciandato in liquidazione dallo scorso giugnoassente dalle edicole dall’1 agosto 2014, avrà 24 pagine e sarà venduto a un prezzo di 1,40 euro. Le prime tirature saranno oltre le 100mila copie.

Quanto all’assetto societario, dopo mesi di tira e molla e l’iscrizione nel registro degli indagati dell’editore che insieme a Pessina si era aggiudicato il 95% della nuova Unità srl ora l’80% è di proprietà della Piesse, controllata al 60% da Guido Stefanelli (nominato amministratore delegato) e al 40% da Pessina, patron dell’omonima società di costruzioni. Il cui nome compare nella lista Falciani e, nell’ordinanza di convalida del fermo del barone del riciclaggio internazionale Filippo Dollfus firmata dal gip di Milano, è citato nell’elenco dei suoi clienti italiani.

Il resto del capitale è in mano per il 19,65% a EyU, la fondazione del Pd, mentre Veneziani non molla del tutto la presa ma essendo sceso sotto l’1% esce dal consiglio di amministrazione. La sua società farà da service per la realizzazione degli inserti tematici che saranno allegati al giornale e che spazieranno dalla salute al tempo libero. Alla presidenza di Unità srl è stato confermato Marco Menozzi, in quota EyU.

Intanto il premier e segretario del Pd Matteo Renzi è alle prese con la grana dei crediti vantati dalle banche nei confronti del quotidiano: in base a una legge del 2008 sono assistiti da garanzia statale, per cui a Palazzo Chigi sono stati recapitati decreti ingiuntivi per 95 milioni. Per questo ora il governo sta accertando la consistenza del patrimonio immobiliare facentedegli ex Ds, con l’obiettivo di verificare se ci sia la possibilità di riprendersi almeno in parte, il “tesoro” ereditato dal Pci e con il ricavato pagare i debiti.

Riceviamo e pubblichiamo:

In merito a quanto riportato nell’articolo, si precisa che Massimo Pessina non ha mai avuto niente a che vedere con il sistema di riciclaggio di denaro contestato dalla Procura di Milano al cittadino elvetico Filippo Dollfus von Volckersberg. I legali incaricati potranno verificare direttamente presso la Procura le circostanze della presenza del suo nome nella lista dei clienti citata nell’ordinanza della convalida di fermo del signor Dollfus. Si è certi, così, di poter chiarire definitivamente la posizione di Massimo Pessina ed evitare di continuare a coinvolgere il suo nome in questa vicenda.
Portavoce Massimo Pessina

Ringraziamo per la precisazione, in cui peraltro si conferma che quanto da noi scritto è contenuto nell’ordinanza di convalida del fermo di Filippo Dollfus.
La redazione

Aggiornato da Redazione Web il 15 giugno 2015 alle ore 18.37