Periferia nordovest di Milano. Sono le 21 e 37 di giovedì 11 giugno. Il treno regionale S20673 di Ferrovie Nord è partito dalla stazione di Rho, direzione Rogoredo. A bordo, una manciata di passeggeri, per lo più visitatori di Expo. Mancano pochi metri alla stazione di Villapizzone, tra i quartieri popolari Mac Mahon e la Bovisa. Il capotreno Carlo Di Napoli, 32 anni, passa di vagone in vagone, fino a quando si imbatte in un gruppetto di almeno quattro ragazzi sudamericani. Chiede il biglietto. Loro rispondono di non averlo. Scoppia un diverbio, che si fa sempre più acceso. Tanto che in suo aiuto interviene un collega fuori servizio. E quando il convoglio arriva alla fermata, i due controllori chiedono ai giovani di scendere per verbalizzare la multa. Sono le 21 e 47. Le porte del vagone si aprono: è questo l’istante preciso in cui la lite si trasforma in un’aggressione spietata a colpi di machete, per la quale sono stati arrestati un ecuadoriano e un salvadoregno. Secondo gli investigatori, a sferrare il colpo che ha quasi mozzato il braccio del capotreno è stato il 19enne Josè Emilio Rosa Martinez, originario di El Salvador, ora accusato di tentato omicidio. Mentre l’accusa contro il 20enne Jackson Jahir Lopez Trivino è di concorso in tentato omicidio. I due fanno parte della gang di latinos ‘MS13‘.

La dinamica dell’aggressione – Gli inquirenti hanno ricostruito che il gruppo, inizialmente composto da sette-otto persone tra cui una ragazza, ha trascorso la serata in un parco bevendo molto alcol, soprattutto vodka. Poi sarebbe salito alla fermata precedente a quella di Villapizzone, dove una parte è scesa lasciando sul treno solo quattro ragazzi. E’ in questo momento che il capotreno si è avvicinato per chiedere i biglietti. Ed è in questo momento che il salvadoregno ha estratto dai pantaloni il machete e ha sferrato il colpo per “difendere” l’amico dalla richiesta, mozzando quasi di netto il braccio sinistro di Di Napoli che ha tentato di difendersi: solo dopo un delicato intervento chirurgico di otto ore, i medici dell’ospedale Niguarda riusciranno a evitare l’amputazione. Un altro fendente ferisce il collega alla testa, che se la cava con un trauma cranico. Il piano sequenza dell’aggressione va in scena sotto gli occhi degli altri passeggeri, che assistono impietriti dalla carrozza e dalla banchina. Dura tutto pochi attimi, al termine dei quali sul marciapiede del binario 2 rimane una lunga scia di sangue che scivola fin dentro il vagone. Subito vengono chiamati i soccorsi e la polizia. Mentre il gruppo svanisce nel nulla. Per poco però. Perché quaranta minuti dopo, la volante Comasina bis ferma due ragazzi, poco lontano dalla stazione, in via Ernesto Teodoro Moneta, sotto il ponte Martin Luther King. Hanno i vestiti macchiati di sangue, sui quali ora verranno eseguiti dei test genetici. Basta e avanza per portarli in questura per l’identificazione. Passano la notte negli uffici della Squadra mobile. Gli interrogatori davanti al procuratore aggiunto Alberto Nobili, al pm Lucia Minutella e ai detective guidati da Alessandro Giuliano durano tutta la mattina. Al termine della quale scattano le manette. Ma per avere il mosaico completo di quello che è avvenuto, mancano ancora molti tasselli che potrebbero essere raccolti dalle telecamere di videosorveglianza piazzate sul treno e sulla pensilina. Immagini che in buona parte sono già state acquisite dalla Mobile e che – insieme alle testimonianze dei presenti già ascoltati – potrebbero far arrivare gli inquirenti agli altri due componenti della gang.

I presunti aggressori – I due arrestati appartertengono al gruppo Mara Salvatrucha. Una delle pandilla più numerose e violente nel panorama delle bande criminali di origine latinoamericane radicate a Milano, che negli anni si è macchiata di accoltellamenti, rapine e agguati contro gruppi rivali. Lopez Trivino, in Italia con il permesso di soggiorno scaduto, è già noto ai poliziotti della Mobile. Nel 2013 è stato coinvolto nell’operazione ‘Maredos‘ che portò all’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di 25 soggetti, di cui 7 minorenni, per la maggior parte salvadoregni, affiliati alla ‘MS13’. Davanti ai pm Trivino, conosciuto con il soprannome di ‘Peligro’ (pericolo), ha tenuto la bocca chiusa. Mentre Josè Emilio Rosa Martinez avrebbe messo a verbale una serie di elementi che, incrociati con spunti investigativi, hanno permesso agli inquirenti di ritenerlo il responsabile dell’aggressione.

La prognosi – I medici sarebbero riusciti a salvare il braccio di Di Napoli, che è stato ferito anche alla testa. Anche se la prognosi verrà sciolta solo nei prossimi giorni. Il bollettino dell’ospedale Niguarda ha precisato che “il paziente aveva una lesione grave da fendente al braccio sinistro, lesione che ha portato a una sub-amputazione, si è cercato di recuperare la funzionalità del braccio”. L’intervento “è durato dalle 23.40 di giovedì 11 giugno alle 6.30 di oggi, 12 giugno. L’equipe ha visto la collaborazione di più specialisti: un chirurgo generale, un chirurgo vascolare, un chirurgo plastico e un chirurgo ortopedico”.

Il capotreno: “Potrò riabbracciare mia figlia” – Di Napoli ha raccontato al segretario lombardo del Pd Alessandro Alfieri di aver avuto “molta paura” ma di sentirsi sollevato dopo l’operazione andata a buon fine. “La cosa più importante – ha detto dal letto dell’ospedale Niguarda – e che potrò riabbracciare la mia bimba di 5 mesi”. “Avevo intuito che c’era una situazione strana – ha aggiunto – e per questo ho chiesto al mio collega se poteva stare ancora un po’ con me nonostante avesse finito il turno”. “Questa è la stata notte più brutta e lunga della mia vita, mio marito è una roccia anzi la nostra roccia!” ha scritto su Facebook la moglie Anna Maria Ferrara.

I colleghi: “Ha sorriso e ha mosso le dita” – Il capotreno Carlo Di Napoli è sposato e ha un figlio di quattro mesi. “È stato assunto nel 2006 – spiegano Alfredo Chiancone e Pietro Di Fiore, rispettivamente responsabile condotta e responsabile scorta capotreno di Trenord – Lo abbiamo incontrato stamattina e le sue condizioni ci sono parse buone. Ha sorriso e ha iniziato a muovere le dita. Certo, ci vorrà ancora tempo per il recupero”. “Sappiamo – continuano due che si trovano nella sala di aspetto del Niguarda – che questo lavoro è pericoloso perché si è a contatto con tante persone di ogni tipo. Siamo abituati agli incidenti, a tanti tipi di problema, ma questa cosa è terribile”. Situazione meno preoccupante per il collega 31enne, che è stato subito portato all’ospedale Fatebenefratelli con una ferita alla testa, anche se ancora non è chiaro se è stata provocata dal machete o da un’altra arma.

Maroni: “Militari sui treni. Se necessario, possono sparare” – Intanto si fa sentire la politica. Il governatore Roberto Maroni intende chiedere “di mettere i militari e la polizia per contrastare questi fenomeni” sui treni. E aggiunge: “Voglio qualcuno che impedisca queste cose e se è necessario sparare, spari”. In questo caso, spiega, è “legittima difesa”. Maroni ha inoltre riferito che il prefetto di Milano ha convocato nel pomeriggio una “riunione urgente” del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. 

Sulla vicenda interviene anche il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina che ha fatto visita oggi pomeriggio al capotreno. “Ho portato la mia vicinanza, quella del presidente Renzi e di tutto il governo. Quanto accaduto è molto grave, i colpevoli vanno puniti subito per quanto hanno fatto”, ha dichiarato il ministro all’uscita. “Certa politica – ha concluso – deve evitare strumentalizzazioni, soprattutto chi ha avuto responsabilità in passato”.

Trenord: “In cinque mesi 44 aggressioni” – Nei primi cinque mesi del 2015 sono state 44 le aggressioni al personale di Trenord: in 18 casi si è trattato di aggressioni fisiche, in altri 26 di violente minacce verbali. Lo spiega la stessa Trenord in una nota con cui esprime solidarietà ai ferrovieri aggrediti.