Jovanotti professore per un giorno all’Università di Firenze. E di fronte al sindaco Nardella e a tantissimi studenti, il cantante toscano ha parlato anche dell’esperienza professionale dei giovani nel mondo dello showbiz, innescando anche una polemica che sta montando in questi minuti sui social network. “I giovani possono lavorare anche gratis, se serve a fare esperienza”, questa la frase incriminata che ha già fatto scatenare molti utenti su Twitter.

In realtà, il discorso di Lorenzo Cherubini era circoscritto all’ambiente dei grandi eventi musicali internazionali, e il video pubblicato da Repubblica Tv spiega meglio di mille interpretazioni il Jovanotti-pensiero: “Ultimamente ho partecipato con la mia musica a dei festival negli Stati Uniti e in Argentina. Cose molto grandi, con centinaia di migliaia di persone. C’erano tantissimi ragazzi che lavoravano e mi chiedevo chi li pagasse. Mi hanno detto che erano volontari che per tre giorni avevano deciso di dare una mano. Eppure non erano eventi di beneficenza ma una vera e propria industria, con imprenditori che organizzavano, tanti sponsor. E questi accettano di fare il lavoro gratis? La risposta è stata che sì, comunque è un’esperienza importante, vivono il mondo della musica da dentro. Ma la domanda per me è rimasta: fanno tutto gratis; che significa? Significa che comunque quel lavoro non è gratis: hanno partecipato ad una cosa, hanno costruito qualcosa dentro di sé. Quando ero bambino andavo a seguire alla sagra della bistecca, alla sagra della ranocchia. Per tre mesi a Cortona ogni anno facevo il cameriere gratis. Qualcuno mi dava qualcosa a fine serata, ma io comunque mi divertivo come un pazzo. Imparavo a essere gentile con le persone, avevo 14 o 15 anni. Lavoravo nella cultura, anche se facevo il cameriere alla sagra della ranocchia”.

Questo, testualmente, quanto detto da Jovanotti. Certo, forse in periodi così difficili per i giovani nel mondo del lavoro, è richiesta particolare cautela quando si affrontano certi argomenti, ma in questo caso pare si sia trattato di una tempesta in un bicchier d’acqua, di quelle tempeste perfette che su Twitter si propagano in maniera virale.