La crisi greca, che potrebbe arrivare alla resa dei conti durante il vertice europeo di Riga, a livello interno ha avuto tra i primi effetti la riduzione delle dotazioni ai ministeri a causa della cronica mancanza di liquidità. Il dicastero della Salute non ha più soldi da destinare alla manutenzione delle ambulanze: in tutto il Paese ce ne sono almeno un centinaio ferme e inutilizzabili. E con la stagione estiva alle porte c’è il rischio che anche le isole più gettonate dai turisti, come Mykonos, Paros e Santorini, possano rimanere a corto di mezzi.

Motori in avaria con 500mila chilometri percorsi, gomme a terra carrozzerie bisognose di un intervento sono sono alcune delle cause che costringono le ambulanze a rimanere nelle rimesse del ministero in attesa di essere riparate. Ma per il momento non si sa se e quando ciò accadrà. Secondo il sindacato degli operatori di emergenza radio dell’Attica, nella regione che da sola ospita metà della popolazione greca (5 milioni di cittadini) sono operative solo 70 ambulanze al mattino, 70 il pomeriggio e 30 di notte, a fronte di 45 mezzi fuori uso. Il fabbisogno si attesta sul doppio. Il costo annuo per la manutenzione, ha detto il presidente Iorgos Mathiopulos intervistato dal quotidiano Protothema, raggiunge i 2,5 milioni di euro, mentre una nuova ambulanza ne costa 60mila euro. Con gli stessi denari sie ne potrebbero acquistare 40 nuove, di marca e sicure.

In Attica giungono più di 5mila chiamate al giorno, ma il personale e i mezzi ne possono garantire appena 850. Gli operatori stanno lavorando giorno e notte per poter intervenire sul luogo di tutti gli incidenti stradali, ma è un’impresa titanica. Attualmente il servizio è sotto di 40mila euro per forniture non saldate e deve fare i conti anche con 350 pensionamenti.

Stessi problemi nella zona Grecia settentrionale, a Salonicco, dove il bacino coperto arriva sino alla Penisola Calcidica. Lì ci sono 30 ambulanze in disuso: mancano i soldi per l’acquisto di pezzi di ricambio. Al momento ne circolano 24 al mattino, 24 al pomeriggio e 14 di notte. Per coprire tutta la zona ne servirebbero più del doppio. A preoccupare anche i disservizi che si stanno verificando nelle isole, con note destinazioni estive come Paros, Naxos, Mykonos, Ios, Santorini, momento senza ambulanze a disposizione per coprire le chiamate. I mezzi infatti sono stati dirottati sui due maggiori centri del Paese, Atene e Salonicco, e non si sa ancora come potranno gestire le possibili emergenze durante il periodo di maggiore afflusso turistico.

Unica deroga, al momento, quella per la frequentatissima Mykonos dove fino ad ottobre ci sarà un presidio fisso con quattro operatori volontari giunti da altre isole. Ma il sindacato si augura che il governo possa offrire una soluzione in tempi brevi. Sul punto si registra l’interrogazione del deputato Costas Bargiotas del partito Potami, al ministro della sanità. Chiede di sapere non solo cosa intende fare l’esecutivo a fronte di questa emergenza anche turistica, ma anche quando sarà operativo il piano di assunzione di personale qualificato, come da bando del 2012.

Lo scorso anno la rivista medica inglese The Lancet ha diffuso i dati sulle conseguenze delle sforbiciate all’intero comparto sanitario in Grecia: mortalità infantile raddoppiata (+43%), numero dei bambini che nascono sottopeso su del 19% e +20% di nati morti. Senza dimenticare che i tagli delle forniture di siringhe monouso e profilattici ai tossicodipendenti hanno prodotto il moltiplicarsi dei casi di Aids tra i drogati, da 15 nel 2009 a 484 nel 2013. La spesa totale per la sanità si è ridotta di oltre 1 miliardo di euro in tre anni. Non solo: in Grecia l’accesso all’assistenza sanitaria è collegato al contratto di lavoro. Per cui con la perdita del posto di lavoro almeno 2 milioni di greci fino a oggi hanno detto addio anche alla copertura sanitaria.

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