Tante dive ma poche registe, un trionfo di francesi e italiani in un concorso con poca America (salvi i due presidenti di giuria), e la consueta attesa di glamour e nuove scoperte. In sintesi così si annuncia il 68° Festival di Cannes, che da domani concentrerà a sé il cine-mondo attirandosi i voraci occhi dei media dell’entertainment. Se dei top titles concorrenti si è già parlato, inclusa la triade tricolore composta da Garrone-Moretti-Sorrentino, la vigilia sulla Croisette marca soprattutto l’attesa delle star, molte delle quali sono disperse nei film in concorso e dunque si contenderanno gli ambiti riconoscimenti per le migliori interpretazioni.

Partendo dalle signore – che in regia come sempre languono, rappresentate quest’anno da solo due cineaste (come nel 2014) entrambe francesi – spicca la doppietta di madame Isabelle Huppert che combatterà se stessa nei film del connazionale Guillaume Nicloux (Valley of Love) e del norvegese Joachim Trier (Louder than Bombs). E sempre dalla Francia arrivano combattive (la solita) Marion Cotillard trasformata di Lady Macbeth (Macbeth di Justin Kurzel), Emmanuelle Bercot (Mon roi di Maiwenn) che aprirà da anche regista fuori concorso il festival e la giovane Anaïs Demoustier, attesa nel film di Valerie Donzelli, Marguerite et Julien.

Ma se è vero che le attrici “di casa” riceveranno un’accoglienza privilegiata, nel mondo è sempre Hollywood (e le raffinate inglesi) a farla da padrone. Largo dunque alla sempre magnifica Cate Blanchett che sfiderà a duello Rooney Mara, essendo entrambe comprimarie di Carol di Todd Haynes. Ed anche Rachel Weisz dirà la sua da protagonista di The Lobster del greco Yorgos Lanthimos: la splendida interprete londinese in realtà gareggia anche nel cast corale del “nostro” Youth – La Giovinezza di Paolo Sorrentino, ma in questo film non ha un ruolo da protagonista come non lo ha la messicana Salma Hayek, “regina carnivora” de Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone. Ha invece un ruolo da leader la britannica Emily Blunt in Sicario del canadese Denis Villeneuve. Le star se la vedranno con performer da “altri mondi” magari a noi sconosciute e che chissà potrebbero rivelarsi insuperabili. Una parola (e augurio) a parte vanno per Margherita Buy, grandissima interprete di Mia madre di Nanni Moretti per il cui ruolo ha ieri ricevuto la candidatura al David di Donatello 2015.

Il concorso dei signori non è da meno, anzi. Sempre partendo dalla Francia, sono almeno tre i fortissimi candidati al premio come migliore attore. Anzitutto l’oversize Gérard Depardieu in Valley of Love di Nicloux (in cui divide la scena con la Huppert di cui sopra), a seguire il grandissimo Vincent Lindon assoluto leading actor di La loi du marché di Stéphane Brizé e “l’altro” Vincent, ovvero Cassel, che si sdoppia da protagonista per Maiwenn e da non protagonista per Garrone. Agguerriti loro concorrenti vanno dall’ormai onnipresente Matthew McConaughey comprimario del giapponese Ken Watanabe nell’atteso The Sea of Trees di Gus Van Sant al fascinoso Michael Fassbender novello Macbeth, da Benicio Del Toro (Sicario) a Jesse Eisenberg (Louder than Bombs) passando per Colin Farrell (The Lobster) fino all’ “infermiere” Tim Roth di Chronic del messicano Michel Franco. Vedremo se Sir Michael Caine (accompagnato da Harvey Keitel) si distinguerà nel film di Sorrentino mentre, come già puntualizzato per le colleghe donne, non sono da sottovalutare le interpretazioni di artisti che vengono da un “lontano” (dai tre maestri concorrenti dall’estremo Oriente, per esempio) o da un “vicino” a noi poco noti.