Prepariamoci a odiarlo. Perché Michael Fassbender non è mai stato così diabolico. Assumendo nel suo corpo e nel bellissimo volto trasfigurato l’archetipo assoluto della sete di Potere, ovvero il Macbeth di William Shakespeare. Al suo fianco, nei panni di Lady Macbeth, un’altra “sorpresa”, incarnata dalla solitamente soave Marion Cotillard. Non sappiamo cosa aspettarci dal Macbeth diretto dall’astro nascente del cinema australiano Justin Kurzel, che già aveva sconvolto Cannes col durissimo Snowtown nel 2011, inserito tra gli esordienti della Semaine de la Critique. Di certo è uno dei concorrenti più attesi sulla Croisette, nonché dei più ambiziosi e spericolati.

Il trailer ufficiale ancora non esiste, solo poche immagini, molto materiale promozionale “fake” creato dai fan che già si contano numerosi. Macbeth, datata probabilmente tra il 1605 e 1606, è l’Opera del Bardo per eccellenza sulla decadenza verso il Peccato Originale, sull’Ambizione accecata ed accecante di potere, sull’Amore totale ma totalmente distruttivo: adattarla per il grande schermo (come le altre sue grandi tragedie) è semplicemente un’impresa da folli, o da geni.

Nel secondo caso annoveriamo maestri del calibro di Orson Welles (1948), Akira Kurosawa (Trono di sangue, 1957), Roman Polanski (1971) e Béla Tarr (1982). Indimenticabile l’incipit all’apice dell’inquietudine creato da Welles, come pure l’atmosfera apocalittico-hippie – con tanto di braccio mozzato con pugnale seppellito dalle Tre Streghe – ordita da Polanski. Per non parlare dell’immensa e simbolica epica messa in scena da Kurosawa.

Cosa potrà mai aggiungere Kurzel a tanta eccellenza? Si dice il suo sguardo sarà “gotico”: un aggettivo che non stupisce rispetto a certa materia scespiriana. Un dato curioso è che l’Australia pare particolarmente affascinata dal Macbeth: il suo connazionale Geoffrey Wright nel 2006 (Macbeth – La tragedia dell’ambizione) lo traspose in chiave moderna nel contesto di un conflitto tra bande australiane del Sud. La violenza (fisica, psicologica, metaforica…), che non poco caratterizza la cifra tematico/stilistica di alcuni autori dal Nuovissimo Continente, si prepara forse ad essere anche in quest’occasione la chiave interpretativa della tragedia di Shakespeare. Ma oltre le supposizioni, che solo la proiezione al Festival di Cannes potranno sopire, resta una certezza: il cast è da miglior Red Carpet immaginabile, anzi, forse è proprio uno se non il più atteso della 68ma edizione della kermesse francese.

Accanto a una delle star assolute nazional popolari sfila uno dei divi hollywoodiani più idolatrati, indistintamente da donne e uomini. Lo ricordiamo nell’ormai lontano 2008 quando Cannes (Un Certain Regard) si inchinò alla sua bravura nel ruolo di Bobby Sands in Hunger dell’esordiente Steve McQueen: aveva perso 25kg, un uomo ridotto a scheletro. Ma altrettanto vividamente lo rammentiamo come “causa di turbamenti femminili” alla Mostra di Venezia del 2011 in Shame, sempre di McQueen: interpretava un sessuomane e spesso lo si vedeva come mamma l’ha fatto in performance non facilmente dimenticabili. In tale occasione la Mostra lo premiò come miglior attore, e non c’è dubbio che a Cannes nell’armatura di Macbeth ambisca al medesimo obiettivo.