Il luogo dei suicidi giapponesi per eccellenza nello sguardo di uno dei registi americani più amati dalla cinefilia mondiale. The Sea of Trees di Gus Van Sant non poteva che candidarsi al concorso del 68° Festival di Cannes, che puntualmente l’ha fatto proprio. Van Sant mancava dalla massima cine-competizione dal 2007 con Paranoid Park dopo averla vinta nel 2003 con Elephant.

Tra i titoli più attesi a contendersi la Palma d’oro 2015, il suo spicca in quanto uno del duo a stelle&strisce: l’altro è Carol di Todd Haynes con Cate Blanchett, non meno atteso. Protagonista è un americano (Matthew McConaughey) insoddisfatto della vita che decide di recarsi nella leggendaria Foresta Aokigahara nel cuore del Giappone per suicidarsi. Qui incontra un giapponese (Ken Watanabe) animato dalle medesime intenzioni e tra i due inizia un viaggio/percorso metafisico alla scoperta della Vita e della Morte. Tema caro alla sua filmografia tanto da farci una trilogia (Elephant, Gerry e Last Days), la Morte continua a invadere i pensieri del cineasta del Kentucky, spingendolo nelle complessità dell’essere umano adulto, giacché i tre titoli citati – incluso Restless a suo modo una “ribellione alla morte” – pongono al centro figure di giovani e adolescenti. La sceneggiatura non è sua, bensì firmata da Chris Sparling, anch’egli ossessionato dalla Morte essendo l’autore – tra gli altri – del claustrofobico Buried Sepolto con Ryan Reynolds. Ad oggi poco o nulla si conosce di The Sea of Trees (non ne esiste neppure un teaser trailer autorizzato) se non che Van Sant abbia deciso di girarlo per lo più negli Stati Uniti – nella Wolf Meadow Road, F. Gilbert Hills State Forest a Foxborough nel Massachusetts – “fingendo” di essere nel famigerato “mare di alberi” nipponico. Questo perché “girare in Giappone è troppo difficile” avrebbe dichiarato Gus Van Sant alla vigilia delle riprese lo scorso anno.

Al di là di un discorso di spiccia praticità economico/produttiva (il budget è di 25 milioni di dollari), la scelta logistica del cineasta può indurre a pensare a un film estremamente intimista piuttosto che a un’opera di respiro scenografico/naturalistico. Quel che conta agli occhi di Van Sant in quest’occasione sembra infatti essere l’aspetto simbolico/misterico nel percorso esistenzialista dei due uomini, così lontani e così vicini nel loro percepire il (non)senso della Vita. Accanto ai protagonisti, vedremo nel cast anche Naomi Watts nei panni della moglie dell’americano, Katie Aselton e il canadese Jordan Gavaris. Va infine notato che essendo pressoché comprimari, McConaughey e Watanabe potrebbero entrambi ambire al premio per la miglior interpretazione maschile a Cannes 2015, sfidandosi in una foresta di virtuosismi. Come era già accaduto per diversi film a firma Gus Van Sant, il distributore italiano di The Sea of Trees (come pure di Carol di Todd Haynes) è la Lucky Red di Andrea Occhipinti.