L’abito non fa il monaco ma porta bene. Indossando in anteprima la maglia che l’accompagnerà dall’estate in poi, il Milan interrompe la striscia di cinque partite senza vittorie e mette sotto la Roma, al limite dell’impresentabile dopo la scossa di domenica scorsa che l’aveva lanciata nuovamente al secondo posto. Forse su questo sarebbe bene riflettere: se la squadra di Garcia, in fase negativa da mesi, può valere ancora un posto in Champions vuol dire che dietro la Juventus c’è davvero il deserto. Anche perché l’abito dei rossoneri, oltre a non fare il monaco, non è neanche uno smoking da serata di gala. La tavola la imbandisce la stessa Roma. Incapaci di produrre e disattenti a centrocampo, i giallorossi regalano agli uomini di Inzaghi le migliori occasioni. Le uniche, in pratica. Perché il Milan mette in scena la solita esecuzione elementare per lunghi tratti del match. Eppure a metà partita è avanti.

Grazie al centrocampo della Roma. E se sulla prima palla persa di Pjanic, Van Ginkel riesce a portarsi il pallone in fallo laterale, sulla seconda l’olandese si fa perdonare con un tocco sottomisura dopo la discesa di Honda, tra i migliori a prescindere dall’assist del vantaggio. Il giapponese mette subito un po’ di pepe nel brodino insipido di San Siro con una botta sulla quale la deviazione di De Sanctis è fondamentale, come sulla ripartenza Bonaventura-Van Ginkel-Bonaventura nata da un altro errore giallorosso in mediana. Basta questo per descrivere il livello di una partita che perde Gervinho dopo mezz’ora. L’attaccante è fermato da un infortunio muscolare dopo 27 minuti e fa saltare il tridente total black congegnato da Garcia per sorprendere la difesa rossonera. Poca è però la produzione di Ibarbo e Doumbia, mentre l’ivoriano si era lanciato in una sola un’accelerazione degna di nota dopo meno di un minuto (salvataggio di Paletta sul cross insidioso). Resta appena un palo colpito da Manolas su calcio d’angolo e un paio di sgroppate di Florenzi. La Roma, come il Milan, è tutta qui.

E non basta il vantaggio ad appagare la curva, ancora in aperta contestazione. Tanto che dopo neanche un’ora ‘andate a lavorare’ è il coro più gettonato dagli spalti. Un spettacolino che dovrebbe far riflettere più la Roma, seconda in campionato e incapace di aggredire un Milan da minimo sindacale. Non uno spunto da Pjanic o Nainggolan né dal tridente che Garcia stravolge con l’inserimento di Iturbe. Manca (anche) una sponda, quella che avrebbe potuto garantire Destro, l’uomo scaricato a gennaio e in penombra anche nel Milan. Come nella più classica delle sceneggiature, arriva proprio lui a stendere i giallorossi su invito di Honda, autore di una grande giocata. La Roma va in bambola e rischia ancora, graffiata ancora dal giapponese e graziata da Bonaventura.

Garcia ha bisogno di sparigliare le carte e trovare un riferimento offensivo. Chi se non Francesco Totti? La mossa comporta un cambio di marcia notevole ma non duraturo. Il resto lo fa Iturbe procurandosi un rigore per un contatto con Alex che proprio il capitano realizza con qualche incertezza. Basta però a riaccendere tutte le paure rossonere negli ultimi venti minuti. La squadra di Inzaghi va in sofferenza, smette di assaltare il centrocampo e spreca con Pazzini la palla del ko mentre Iturbe continua a seminare terrore dalle parti di un imbarazzato Bocchetti verso il quale deve scivolare in un paio di occasioni De Jong per tamponarne le accelerazioni. Il tango dell’argentino però non dura a lungo. Il Milan controlla nel finale e respira. La Roma resta in apnea e tifa Inter. Il sorpasso sulla Lazio potrebbe durare appena una settimana.

Molto di più, probabilmente, dovranno attendere i tifosi rossoneri per capire il destino della società. Mentre la curva chiede a gran voce ‘investimenti in cambio di abbonamenti‘ altrimenti ‘dovrete supplicarci al citofono’ (come Galliani con Destro…), Silvio Berlusconi durante un’intervista all’emittente ligure TeleNord lascia intendere che la cessione del club non è questione di giorni. Dalle parole dell’ex cavaliere traspare una certa irritazione per l’atteggiamento di Bee Taechaubol: “Io cerco qualcuno che immetta capitali nel Milan: sono prudente perché non vendo a chi cerca popolarità immediata”. Un chiaro riferimento al broker thailandese che aveva condito la sua permanenza a Milano con servizi fotografici, passerelle in centro e una certa predisposizione a flash e telecamere. Più silenziosa avanza la cordata cinese guidata da Richard Lee ma quel “cerco qualcuno che immetta capitali nel Milan” corredato da “le mie risorse famigliari non sono più adeguate a competere ad alti livelli: se lascerò, lascerò in buone mani” (“e se non lascerò farò una squadra di soli italiani”) fanno intendere che il progetto a breve termine potrebbe essere la vendita di una quota di minoranza per sostenere l’immediato futuro con l’accordo di cedere il controllo tra uno, due anni.