Il premier britannico David Cameron è gongolante per un risultato che nemmeno lui sperava potesse realizzarsi. Tuttavia, l’esito sorprendente di questa competizione elettorale, benché dia apparentemente credito a Cameron di poter condurre una legislatura priva di gravi problemi grazie alla maggioranza che gli consente di governare senza ricorrere ad alleanze, potrebbe invece dargli problemi molto seri perché il motivo principale non sarà la compatta opposizione di tutti i suoi competitori politici, ma proprio lo stesso “carburante” che lui ha usato per vincere (un po’ come quegli atleti che vincono usando il doping e sperando che nessuno se ne accorga mai). Infatti è già dal mese di marzo che Krugman nel suo efficace articolo “This snookered isle” (“Quest’isola raggirata”) mette in guardia gli elettori del Regno Unito che la propaganda con cui Cameron spaccia per merito suo, e della sua politica di austerità, la debole ripresa economica che recentemente dà qualche sollievo ai sudditi della regina Elisabetta II, non è altro che, appunto, propaganda politica. La realtà è che il miglioramento dell’economia deriva da ben altri fattori, che stanno persino all’opposto della politica di austerity imposta da Cameron e dal suo governo alla Gran Bretagna.

Naturalmente un premio Nobel dell’economia di fama internazionale come Krugman non si limita a denunciare l’inconguenza e persino la falsità di certe dichiarazioni che i politici fanno per sostenere le proprie tesi (o per nascondere i propri fallimenti), ma spiega con esempi, studi, tabelle e citazioni la ragione per la quale, facendo calcoli seri invece che semplici affermazioni non verificate (e soprattutto, non verificabili dalla gente comune), i risultati portano a disegnare un quadro economico molto diverso da quello illustrato. Anzi, Krugman dice proprio (riferendosi direttamente a quanto già accaduto in Usa solo un paio d’anni prima): “Allegedly factual articles would declare that debt fears were driving up interest rates with zero evidence to support such claims. Reporters would drop all pretense of neutrality and cheer on proposals for entitlement cuts.” – Articoli falsamente realistici vorrebbero far credere che la paura del debito spinge verso l’alto i tassi d’interesse, senza fornire evidenza a supporto di queste affermazioni. Consentendo ai cronisti di abbandonare ogni pretesa di neutralità e inneggiare alle proposte dei tagli al welfare.

Udite, udite! Ma non vi sembra di aver già sentito anche voi questa stessa musica? Era il novembre 2011 e, dopo aver ricevuto dal presidente Napolitano l’incarico di formare il nuovo governo, il neo-senatore a vita Mario Monti faceva il suo discorso programmatico al Senato. Musica che in America ormai nessuno suona più (ovvio: serviva ai repubblicani per danneggiare la politica di Obama e dei democratici, ma adesso che nelle elezioni del 2014 hanno riconquistato sia la Camera che il Senato, continuando si farebbero del male da soli!).

In Europa però la partita è ancora aperta, e per vincere in modo “democratico” la menzogna è ancora necessaria. Tuttavia non bastano le suadenti storielle dei leaders conservatori, occorre l’appoggio incondizionato dei media. Il prof. Simon Wren-Lewis della Oxford University aveva già battezzato “MediaMacro” questa ingloriosa “collaborazione” fondata su verità edulcorate. Mediamacro si ha quando cronisti pedissequamente sottomessi alla linea del proprio giornale, anziché restare neutrali e riportare fatti veri e documentati, riportano semplicemente le opinioni e le dichiarazioni di una parte politica, sostenendola come se fosse verità.

Cameron non dice la verità, sostiene Krugman, perché la Gran Bretagna non è nell’euro, ha la propria moneta, ed ha un debito pubblico largamente inferiore a quello di altri paesi dell’Europa (per non parlare del Giappone). Se fosse vero che prima della crisi avesse “spinto” troppo sulle politiche economiche e monetarie, GB si sarebbe ritrovata con una inflazione molto alta. Invece non c’è traccia di questo nella sua economia, né prima né dopo la crisi. Cameron però sostiene che è solo grazie all’austerity e ai sacrifici sostenuti dal paese (non da lui e dai suoi “Tories”) se adesso si può guardare al futuro con fiducia e speranza per un completo recupero dalla crisi.

Ma è proprio vero? E’ ancora Krugman, nel suo articolo pubblicato lo stesso giorno del trionfo elettorale di Cameron, a mettere in rilievo l’infondato ottimismo del premier britannico: “…given the continuing weakness of British fundamentals – high household debt, a soaring trade deficit, etc. – there’s a good chance that the resumption of austerity will usher in another era of stagnation” – …considerando la continua debolezza dei fondamentali britannici – alto debito delle famiglie, crescente deficit nelle esportazioni, ecc., c’è buona probabilità che un ritorno all’austerity sfocerebbe in un’altro periodo di stagnazione.

La morale della favola è sempre la stessa: in democrazia (se si ha il sostegno di Mediamacro) si può vincere anche raccontando semplici verità di parte, tanto quei pochi (tra il popolo) che non si lasciano incantare e che non sono disposti a votare dall’altra parte, si annullano da soli decidendo di non andare a votare.

Dallas, Texas