Il fenomeno, latente da un po’ di tempo, è ormai palese: la protesta, nella musica, è appannaggio anzitutto dei rapper. Non tutti, ovviamente, perché anche tra loro c’è chi gioca all’incazzato a casaccio (Fabri Fibra) e chi sempre sarà filogovernativo (Jovanotti). Gli attacchi che stanno ricevendo J-Ax e Fedez sono però emblematici di come l’artista impegnato dia fastidio, soprattutto se il suo impegno non è politicamente corretto (cioè renziano). Due sere fa, a Piazzapulita, c’era Frankie Hi Nrg. Il suo Verba Manent resta una delle opere più ispirate degli anni Novanta, la sua Quelli che benpensano vale da sola una carriera.

Proprio Frankie Hi Nrg, nel salotto di Corrado Formigli, si è trovato davanti Paola De Micheli, droide renzina di riserva (ieri lettiana, l’altroieri bersaniana) e infaticabile sfollatrice di consensi. Renzi la manda nei talk show che detesta, giusto per spedire al massacro una di cui (comprensibilmente) non gli frega niente. E la De Micheli, non senza abnegazione campagnola, accetta il martirio. Frankie Hi Nrg l’ha demolita con agio, avvertendo quella sensazione un po’ appagante e un po’ frustrante che è tipica di chi gioca – e vince – da solo.

Negli ultimi vent’anni è accaduto di rado che un esponente di centrosinistra abbia usato toni così decisi con la maggioranza berlusconiana, dando costantemente prova di un’opposizione tanto farlocca quanto impalpabile. Ora, con l’eccezione dei 5 Stelle e di qualche disfattista sparuto, accade lo stesso con i pretoriani renziani, liberi di sparare le bischerate più assolute grazie a un dissenso interno ridicolo (persino Nonno Puffo sarebbe più pugnace di Civati) e a un’informazione folgorata sulla via del ducetto pingue di Rignano.

Frankie Hi Nrg ha dimostrato una volta di più come ormai i rapper facciano più opposizione da soli di quanta (non) ne faccia la teorica opposizione “de sinistra”. Rientrano in un tale scenario gli attacchi a Fedez e J-Ax, arrabbiati in servizio permanente e senza troppi colleghi disposti a esporsi con loro. I cantautori propriamente detti o sono morti, o sono stanchi, o si titillano l’ombelico. Di voci ancora libere e urticanti non se ne trovano poi molte: Edoardo Bennato, Eugenio Finardi, Francesco Baccini, Cristiano De André. E pochi altri. Quasi tutti questi artisti, ovviamente, sono ora accusati di “grillismo”, come noto il meno condonabile dei reati.

Tra i vari intellettuali a rivelarci la vera natura eversiva di Fedez si è distinto Nicola Porro, uno che da grande vorrebbe essere come Del Debbio e che, nell’attesa, si accontenta di essere Porro.

Ovvio che, all’interno di un simile eccidio di onestà intellettuale, non potesse mancare Sallusti. Il quale, va detto, dei “vedovi di Silvio” è uno dei meno peggio. A Piazzapulita, la moglie di Daniela Santanchè (“moglie” non è un refuso) ha provato pure lui a scudisciare Fedez. All’inizio ha anche detto una cosa giusta, ovvero che “la protesta nella musica c’è sempre stata, ma ai miei tempi c’erano Gaber e Jannacci”. E su questo, sul fatto cioè che la musica dei Settanta fosse migliore di quella attuale, si può certo concordare.

Solo che poi, per mancanza di conoscenza e argomenti, Sallusti non ne ha indovinata mezza. Da una parte ha sciorinato il solito frasario stantio di chi vorrebbe gli artisti impegnati per forza poveri (“Fedez è milionario”, “I rapper fanno parte del sistema”, “Contestano le multinazionali che li hanno resi ricchi”). Ancora più affascinante, però, la tesi secondo cui “J-Ax è diventato famoso grazie a Facebook, Twitter e Windows”. Ora, al di là del fatto che J-Ax era già celebre quando Zuckerberg non aveva ancora scoperto neanche le polluzioni notturne, verrebbe da chiedere a Sallusti com’è che si diventa famosi “grazie a Windows”. Come funziona? Come si fa? Sarebbe bello saperlo. Magari, chissà, scopriremmo anche che Fedez è famoso grazie a Linux, Frankie Hi Nrg grazie al Dos. E Rita Pavone grazie ai segnali di fumo.

Il Fatto Quotidiano, 6 maggio 2015