Una forte scossa di terremoto di magnitudo 7.9 ha colpito il Nepal poco prima del mezzogiorno locale, provocando il crollo di molti edifici nella capitale Kathmandu e la morte di oltre 2.000 persone: secondo la polizia, i morti accertati sarebbero 1.910. Secondo le stime dell’esercito nepalese rilanciate su Twitter dal ministro delle Finanze Ram Sharan Mahat le vittime sarebbero invece 1.457. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nelle aree colpite e ha stanziato 500 milioni di rupie (5 milioni di dollari) come fondo di emergenza per gli aiuti. Sui 75 distretti nei quali è suddiviso il Paese, almeno 29 risultano colpiti dal sisma e Kathmandu lancia l’appello alla comunità internazionale affinché fornisca aiuti umanitari. L’aeroporto internazionale Tribhuvan della capitale è stato riaperto dopo la chiusura di diverse ore con i voli in arrivo verso la capitale nepalese dirottati verso aeroporti dell’India settentrionale.

Il segretario agli interni indiano L.C Goyal dà notizia anche di 46 vittime in India e decine di feriti, dove i crolli si sono verificati negli stati Bihar, West Bengala (dove sono state sospese le elezioni locali in 12 distretti) e Uttar Pradesh. Almeno 4 persone sono morte in Bangladesh, dove altre 100 sono rimaste ferite. Dodici le vittime in Tibet, dove si sono registrati crolli di abitazioni nella contea di Kyirong e le comunicazioni sono state interrotte tra Cina e Nepal. Il sisma ha colpito anche il Pakistan, dove un testimone, residente a Lahore, ha raccontato che dall’ufficio sono state chiaramente percepite le attività sismiche che sono proseguite per diversi secondi.

La scossa, secondo l’istituto sismologico americano Usgs, ha colpito alle 11.56 ora locale (le 8.15 in Italia) a una profondità di 11 kilometri. Una seconda scossa di magnitudo 7.0 si è verificata alle 14.45 ora locale. Tredici in totale le scosse registrate a tre ore dalla prima, secondo il Cnr che a 5050 metri di quota presso il Laboratorio Osservatorio Piramide EvK2CNR ha un sismometro digitale.

Devastato il patrimonio culturale. Unesco: “Addio a cultura irripetibile”
Il sisma ha devastato il patrimonio archeologico del paese. “Viene meno un pezzo di cultura eccezionale e irripetibile – spiega il presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, Giovanni Puglisi – il Nepal, e Katmandu in particolare, sono l’epicentro di un crocevia che tiene insieme tutta la tradizione religiosa buddista e una parte della tradizione religiosa tibetana che fa capo al Dalai Lama. La zona che è crollata, e che è patrimonio dell’Unesco, è in sostanza quello che possiamo definire centro storico di Katmandu, un crogiolo di templi e palazzi”.  “E’ come se da noi crollasse la Torre di Pisa o il Colosseo – conclude Puglisi – credo siano danneggiati i templi e anche il palazzo Reale, ma ora è troppo presto per capire la portata generale del disastro”. A Katmandu inoltre ci sono molti templi induisti di legno. Le scosse hanno danneggiato anche la famosa piazza Durbar, nel centro storico della capitale, dove sorgono un palazzo reale e diversi templi e hanno colpito le due città medioevali di Patan e Bhaktapur, siti archeologici e mete frequentate dai turisti.

 

Crolla torre Dharahara: “200 persone intrappolate”
La torre Dharahara del XIX secolo, tra i più importanti edifici della capitale, si è sgretolata intrappolando sotto le macerie “circa 200 persone” che le squadre di soccorso stanno cercando di liberare. Almeno 250 corpi senza vita sono stati recuperati sotto le macerie. Dell’edificio resta in piedi solo un blocco di 10 metri. Le tv locali mostrano immagini di persone che vengono curate per le strade, fuori dagli ospedali, oltre che di corpi senza vita in fila sulle strade. Il monumento di nove piani, costruito nel 1832, era stato riaperto ai visitatori 10 anni fa. “Si tratta di una torre di 11 piani, che crollò dopo neanche un secolo dalla costruzione a causa di un terremoto – ha spiegato ancora Puglisi – poi è stata riedificata ed ora ha rifatto la stessa fine. Il motivo è che si tratta di un manufatto che non è costruito in cemento armato, ma con polvere di marmo e lime”.  

Valanga sull’Everest: “Campo base spazzato via”
Un alpinista romeno, Alex Gavan, ha riferito su Twitter che il sisma ha provocato anche una valanga sull’Everest che ha colpito un campo base in cui erano presenti mille scalatori. Un tweet di qualcuno sul posto, raccolto dalla Tv indiana Cnn-Ibn, riferisce di 18 alpinisti stranieri morti. Un’altra fonte, l’account specializzato Northmen Pk, parla del recupero dei corpi di 8 scalatori, notizia confermata dall’ufficio del turismo nepalese. Non sono invece state riscontrate vittime nei Campi 1 e 2, anche se gli scalatori sono al momento bloccati a causa della mancanza di elicotteri impegnati nelle operazioni di soccorso per il terremoto. Agostino Da Polenza, presidente di EvK2Cnr, l’associazione di ricerca che opera in conformità con le strategie e gli impegni del Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano, ha riferito all’Adnkronos che la valanga avrebbe travolto anche il campo 1 che si trova a 6mila metri di altitudine.

Anche due italiani bloccati al campo base
Tra gli alpinisti bloccati al campo base dell’Everest ce ne sono anche due di nazionalità italiana: il milanese Marco Zaffaroni e suo compagno Roberto Boscato, che stavano tentando la conquista della vetta con uno sherpa. Dalla pagina Facebook della loro spedizione “Everest 2015 in stile gitante” le ultime comunicazioni: “Siamo bloccati al Campo Uno senza più una tenda ma ospiti delle spedizioni commerciali. Domani vedremo il da farsi, vi preghiamo però di non contattarci perché la batteria del satellitare potrebbe essere di importanza vitale”.Un terzo italiano aveva accompagnato Zaffarono e Boscato all’Island Peak, si tratta di Luca Olivotto, che si trova al sicuro a Namche Bazar dopo essersi allontanato dal Campo Base. L’alpinista Marco Confortola, invece, è bloccato al campo base del Dhaulagiri a quota 4750 metri. “Ero in tenda quando tutto ha cominciato a muoversi. Ho subito pensato ‘speriamo che questa scossa non sia arrivata a Katmandu perché sarebbe un disastrò. Tengo duro fino a quando ha senso ma il bene più prezioso e la vita quindi quando non ha più senso si torna a casa”, ha affermato questa mattina in una intervista accennando anche alle notizie che gli erano giunte di alcuni dispersi al campo base dell’Everest.

Gavan: “Mandate gli elicotteri, i feriti rischiano di morire”
L’alpinista romeno intrappolato fa appello ai soccorsi su Twitter dal campo base dell’Everest: “Molti feriti gravi rischiano morire. E’ un disastro enorme. Ho aiutato nella ricerca e nel soccorso delle vittime in una vasta area disastrata. Ci sono molti morti, molti altri gravemente feriti. Altri moriranno se un elicottero non arriverà il prima possibile”.

Morto manager di Google Dan Fredinburg: Big G stanzia 1 milione di dollari e lancia “person finder”
E’ morto in seguito alle ferite riportate dopo la valanga sull’Everest lo scalatore americano Dan Fredinburg, il primo americano di cui si ha avuto notizia e manager di Google responsabile per la privacy. Era il co-fondatore dell’iniziativa Google Adventure, che ha portato la modalità Street View in posti esotici come proprio il Monte Everest. Fredinburg, che stava facendo hiking sull’Everest con altri due colleghi usciti salvi dalla vicenda e aveva postato su Twitter una sua foto, poco prima che la valanga lo travolgesse. Il Colosso di Mountain View si è impegnato a stanziare un milione di dollari per rispondere all’emergenza e partecipa alla alla ricerca delle persone che potrebbero essere state coinvolte dal sisma con la piattaforma Google Finder. Già utilizzata per il terremoto di Haiti nel 2010, quello del Giappone del 2011 e dell’attentato alla maratona di Boston del 2013, il dispositivo aiuta amici e familiari ad avere notizie dei propri conoscenti sul posto. Basta collegarsi al sito e inserire il nome di una persona di cui si cercano informazioni o dare dell’informazioni su qualcuno. Le richieste o segnalazioni ricevute sono già 200.

La testimonianza di una coppia di italiani
Una coppia che abita sul Lago di Garda è ora in attesa di ritornarsene a casa.”Siamo vivi per miracolo. Abbiamo visto i templi e il palazzo reale di Durbar Square afflosciarsi davanti ai nostri occhi come tasselli di un domino”, raccontano Roberto Spiritelli e Marusca Cordini  all’Ansa. Ora non hanno più voglia di continuare la loro vacanza dopo lo spettacolo cui hanno assistito, erano appena usciti dal palazzo della Kumari nella storica piazza in compagnia di una guida nepalese al momento della scossa. “Siamo stati investiti da una nuvola di polvere – raccontano con la voce rotta dall’emozione – e istintivamente ci siamo abbracciati tutti e tre. Quando ho rialzato la testa c’erano solo mucchi di macerie e gente che urlava”

La preghiera di Papa Francesco
Papa Francesco, informato del devastante terremoto e delle centinaia di vittime, “sta seguendo in preghiera e con grande preoccupazione l’evolversi della situazione, partecipando al dolore di quanti sono stati colpiti” riporta Radio Vaticana. Intanto sono in corso le verifiche dell’unità di crisi della Farnesina sull’eventuale coinvolgimento di italiani sul posto.

L’Ingv: “Si temono migliaia di vittime”
L’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia spiega che la zona è nota per la sua attività sismica ed è considerata una delle regioni a più alto rischio del mondo. Stando alle stime basate sullo scuotimento stimato e sulla densità di popolazione è quindi “molto probabile che ci siano centinaia o migliaia di vittime”. L’attività sismica del luogo è causata dalla convergenza tra la placca indiana, a sud, e la placca euro-asiatica a nord, che ha determinato la formazione della catena dell’Himalaya. “Questo – aggiunge l’Ingv – significa che ogni 100 anni si accumula una deformazione pari a 2 metri di spostamento relativo tra le due placche. Nell’area colpita dal terremoto di oggi non ci sono stati forti terremoti per diversi secoli e per questo motivo la zona intorno alla capitale Kathmandu era considerata un gap sismico“.

Le reazioni della Comunità internazionale
Due veicoli sono partiti dalla base aerea Hindon di Nuova Delhi carichi di soccorritori, medicine e coperte destinati a Katmandu. L’India ha deciso di inviare due aerei militare della sua aviazione, un C-130 Hercules e un C17 Globemaster per contribuire ad arginare l’emergenza. Il premier indiano Modi ha telefonato all’omologo nepalese Sushil Koirala e gli ha garantito il suo aiuto: una sala di controllo è stata allestita al ministero degli Esteri indiano per fornire costanti informazioni e assistenza ed è stata mobilitata un’unità di assistenza medica da inviare sul territorio. Anche la Francia si è detta pronta a fornire assistenza nei soccorsi in Nepal in una nota dell’Eliseo in cui il presidente Hollande ha espresso la sua solidarietà alle persone colpite dal sisma. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha immediatamente disposto un aiuto di emergenza di 300.000 euro su fondi della Cooperazione che verrà canalizzato attraverso la Federazione Internazionale della Croce Rossa e consentirà alla Croce Rossa nepalese di realizzare attività di primo soccorso alle vittime. L’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini e i commissari Stylianides e Mimica precisano che l’emergenza è tale da richiedere lo sforzo internazionale coordinato e che anche Bruxelles sta “considerando sostegno finanziario” e aiuti per popolazione ed edifici.