Se serviva una conferma, è arrivata: per il Pd la morte di oltre un milione di armeni cento anni fa per mano turca non è stata un genocidio; o almeno, non lo si può dire per non irritare la Turchia. Dopo che il sottosegretario Sandro Gozi aveva detto in televisione che non è opportuno che i governi parlino di genocidio, alla commemorazione di quella strage tenutasi solennemente oggi nell’Aula della Camera la rappresentante del Pd la parola “genocidio” non l’ha mai pronunciata. Mandando su tutte le furie l’ambasciatore armeno a Roma, che ha seguito la commemorazione dalle tribune del pubblico.

Per il partito del presidente del Consiglio interviene Flavia Piccoli Nardelli, che è la prima a parlare in Aula dopo il silenzio chiesto dalla presidente della Camera Laura Boldrini, la quale non ha avuto timore ad usare la parola “genocidio”. La deputata del Pd racconta della “tragica vicenda del popolo armeno, che ebbe il suo inizio a Costantinopoli il 24 aprile 1915, quando furono deportati e uccisi oltre un milione e mezzo di armeni dei territori dell’ex impero ottomano, sotto gli occhi impotenti delle grandi nazioni europee”. Ricorda che “Religione e cultura sono sempre stati segni distintivi degli armeni, che per la loro diversità dalla popolazione circostante furono oggetto di pogrom ricorrenti per quasi tutto il diciannovesimo secolo”. Un popolo con cui l’Italia “tra tutte le nazioni europee ha avuto da sempre un rapporto privilegiato fin dal I secolo avanti Cristo”. Ed auspica “che la Turchia, che aspira a diventare un Paese membro dell’Unione europea, come noi ci auguriamo e come giustamente ha sottolineato il ministro Paolo Gentiloni, saprà trovare, nell’ammissione delle responsabilità storiche, un elemento di sostegno a questa ambizione, come richiedono gli atti del Parlamento europeo e come testimoniano le iniziative recenti di intellettuali e di esponenti della società civile turca. La serena valutazione della verità storica contribuisce a rendere più forti il senso della giustizia e il valore della pace, la tutela dei diritti e il rispetto delle minoranze”.

 

Applausi. Ma non dalla Tribuna del Corpo diplomatico: dove l’ambasciatore Sargis Ghazaryan si gira verso un collaboratore e si lamenta perchè non ha mai sentito pronunciare la parola “genocidio”. Un termine usato, invece, ben ventisette volte in un quarto d’ora dagli oratori degli altri partiti intervenuti a seguire nel dibattito d’Aula.

 

Roberto Grazioli