Dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi l’Antitrust Ue ha formalizzato le accuse di “abuso di posizione dominante” nei confronti di Gazprom. Il gruppo statale russo del gas naturale, secondo la commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager, ha messo in atto in Europa centrale e orientale pratiche commerciali caratterizzate da una “politica dei prezzi sleale” e ha “ostacolato la concorrenza transfrontaliera” creando “barriere artificiali”. Alla società guidata da Aleksej Miller viene contestato in particolare di aver collegato il prezzo di vendita all’andamento del greggio (le cui quotazioni però sono ormai slegate da quelle del metano), di aver reso difficile la rivendita delle forniture a Paesi terzi e di aver vincolato le condizioni contrattuali praticate “all’assunzione di impegni di altra natura da parte dei rivenditori all’ingrosso per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto del gas”. Vale a dire che chi vuole pagare di meno deve aderire ad altri progetti paralleli, come la costruzione di gasdotti. Un rilievo, quest’ultimo, particolarmente di attualità visto che Mosca sta stringendo un accordo con Atene per la realizzazione del Turkish Stream.

La Commissione, si legge nella “lettera di obiezioni“, ritiene “in via preliminare” che Gazprom ostacoli la concorrenza sul mercato della fornitura di gas in otto Stati membri: Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia. Vestager ha spiegato che “l’aver mantenuto separati i mercati nazionali del gas ha consentito a Gazprom di praticare una politica dei prezzi che ci sembra a prima vista sleale. Se le nostre preoccupazioni dovessero essere confermate, Gazprom dovrà affrontare le conseguenze giuridiche della sua condotta”. La società ha ora 12 settimane di tempo per rispondere alla comunicazione degli addebiti e può anche richiedere un’audizione per presentare le proprie argomentazioni.

A caldo il gruppo russo ha intanto definito in una nota infondate le accuse del garante europeo. La mossa di Bruxelles promette di fare salire la tensione tra Unione Europea e Russia, già alta a causa delle sanzioni decise per la crisi ucraina. Va ricordato, per altro, che Gazprom nel 2014 ha soddisfatto il 27% del fabbisogno europeo di gas. Ma la Vestager ha specificato che “il caso non è politico, anche se si è speculato sulla questione. La Commissione rispetterà pienamente il diritto di difesa di Gazprom e prenderà in considerazione i suoi impegni prima di prendere una decisione”. La contestazione, che arriva una settimana dopo l’offensiva dell’Antitrust di Bruxelles contro Google, nasce da indagini avviate nel 2012 dal predecessore della Vestager, Joaquim Almunia.